Pitti Bimbo: meno compratori ma di qualità

«Ci sono stati meno visitatori, ma è il miglior Pitti Bimbo che abbia fatto in cinque anni. I compratori erano più concreti. Al di là dei tedeschi, giapponesi, coreani, svedesi, belgi e francesi, abbiamo anche rivisto dei greci!». Adele Gandola, che distribuisce il marchio indiano di ricerca Péro, riassume in questi termini l’edizione n.75 di Pitti Immagine Bimbo, che si è svolta alla Fortezza da Basso di Firenze dal 28 al 30 giugno 2012.


Buyer tra gli stand a Pitti Bimbo - Foto di Filippo Lenzi

Con oltre 10.000 visitatori, di cui 6.200 compratori, quest’importante appuntamento internazionale di moda per bambini e teenager ha registrato un calo rispetto alla scorsa edizione estiva. (11.000 visitatori, di cui 7.000 compratori in giugno 2011). I buyer provenienti dai Paesi esteri (2700) registrano un incremento del 3%, mentre gli italiani (3500), in forte calo, registrano un -18%. La maggioranza degli espositori sottolinea tuttavia la qualità della manifestazione.


Foto: pittimmagine.com

«Per via del contesto difficile e della crisi, siamo di fronte ad una stagione particolare. Venendo a Firenze, ci aspettavamo al peggio. Ma il peggio non c’è stato. È stata invece una fiera concreta”, rincara la dose Arnaud Bayeux, direttore di marchi presso il gruppo francese Rautureau Apple Shoes. Presente a Pitti Bimbo con la linea di calzature per bambini Pom d’Api, Arnaud Bayeux parla piuttosto di “una lenta erosione della manifestazione fiorentina da qualche anno, perché il mercato italiano si è ristretto”. Nota inoltre il cambiamento di comportamento dei clienti. “I buyer fanno meno ordini in fiera. L’acquisto è meno impulsivo, più responsabile. Il dettagliante vuole prima farsi un’idea, poi compra in showroom, all’eccezione dei clienti dei Paesi lontani come gli australiani. Ma anche loro, per delle ragioni di costo, non vengono più tutte le stagioni a Pitti Bimbo. Si sono ricentrati su Parigi, perché da lì sono più facilmente raggiungibili i Paesi del Nord”, analizza l’espositore.

“Una volta la scelta si faceva sul prodotto. Piaceva o non piaceva. Ora è l’affidabilità dell’impresa che fa la differenza. I compratori premiano la serietà e la precisione nelle consegne”, nota Andrea Cestelli di Keyart, impresa carpigiana che oltre ai suoi marchi Muffin&Co e Illudia produce e commercializza in licenza le linee junior di La Martina, Denny Rose e 9.2 Kids.

Come lui e la maggioranza dei 491 espositori di questa edizione di Pitti Bimbo anche I Pinco Pallino, il noto marchio italiano di fascia alta ha visto passare nel suo spazio soprattutto “dei compratori russi e del Medioriente”. I russi in particolare sono cresciuti del 25% con 326 buyer, la Russia diventa quindi il paese più rappresentato a Pitti Bimbo.


Sfilata di Miss Grant

“Dieci anni fa, Pitti Bimbo attirava molti più visitatori. L’atmosfera era molto più gioiosa. Ma il mercato del bambino è una torta che non si allarga. Oggi ci sono molto meno imprese a Pitti e praticamente nessun nuovo marchio. Venire qui rappresenta un costo. Rispetto allo scorso inverno, in cui gran parte delle persone entravano nello stand solo per curiosità, questa volta abbiamo visto solo dei clienti veramente motivati”, conclude il managing director di una collezione junior griffata. Come hanno notato anche altri espositori: “i clienti più fragili e quelli che non pagano, non si sono fatti vedere”…

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