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30 ott 2020
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Pignatelli scrive a Conte: “Settore wedding al collasso, aiuti prima che sia troppo tardi”

Pubblicato il
30 ott 2020

Il tempo sta per scadere per il mondo del wedding che rischia di collassare sotto i colpi del covid e delle nuove misure restrittive varate dal governo con l’ultimo Dpcm, che vieta le feste post matrimonio. A lanciare l’allarme è uno dei leader del comparto e titolare dell'omonima casa di moda, Carlo Pignatelli, in una lettera indirizzata al presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Carlo Pignatelli


Prima che sia troppo tardi, urgono aiuti economici a sostegno del “nostro compartimento”, scrive lo stilista-imprenditore, “a fronte di oltre 65mila matrimoni annullati nel solo 2020 e non ancora riprogrammati”.

Pignatelli apre poi ad un confronto sui provvedimenti da adottare per un corretto svolgimento degli eventi. “Sarei molto onorato di poter mettere a disposizione degli enti governativi la mia esperienza per poter dare suggerimenti utili per la stesura di protocolli volti ad una sicura celebrazione dei matrimoni”.

“Le cerimonie”, prosegue il fondatore della storica maison torinese di bridalwear, “sono un momento fondamentale della vita di coppia e il più delle volte vero e proprio punto di partenza per la nascita delle nostre famiglie, contribuendo a rafforzare l'identità culturale dell'intera nazione”.

“Il calore umano delle persone, pur nel rispetto delle precise regole del distanziamento sociale, non può essere negato ai futuri sposi perché parte fondante di un momento così importante e carico di significato. La vicinanza dei cari darà loro la possibilità di vivere un sogno, un segnale di speranza ancora più necessario in un momento così buio”, osserva lo stilista.

La stretta del governo rischia di dare il colpo di grazia al comparto, già fortemente provato dai mesi appena trascorsi a causa della crisi innescata dal Covid-19. In Italia si svolgono circa 220 mila funzioni l'anno, a cui si aggiungono le circa 9mila celebrate da cittadini esteri che scelgono il Belpaese per il matrimonio. L’indotto, compresi abiti, accessori, fiori, fotografi e catering, vale circa 10 miliardi di euro, con una spesa  media ad evento tra i 20 e i 40 mila euro, secondo dati Istat e Assoeventi.

A rischio la tenuta dell’intera filiera, “che rappresenta un unicum a livello europeo, con la perdita di occupazione e conseguente disagio sociale per migliaia di artigiani e lavoratori, molti di questi del Mezzogiorno, dove di fatto avvengono le fasi più importanti della confezione degli abiti”, conclude Pignatelli.

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