Pietro Beccari sul DNA di Christian Dior e le sue prospettive nel digitale

Se c’è un dirigente di LVMH che in questo momento può fregarsi le mani è senza dubbio Pietro Beccari, PDG di Christian Dior Couture, dopo la spettacolare sfilata della Cruise Collection della storica griffe parigina a Marrakech, vero ponte culturale tra Europa e Africa.

Pietro Beccari - Foto: LVMH

Lo show è stato l’ultimo evento in ordine di tempo messo in scena ben lontano dalla sede di Dior nell’elegante ottavo arrondissement di Parigi. Il mese scorso, il direttore creativo delle linee femminili della maison, Maria Grazia Chiuri, ha presentato il primo show di Dior a Dubai, aggiungendovi una serie ulteriore di abiti sartoriali, adattati ai gusti delle signore locali del Golfo Persico.
 
In novembre, il designer dell’abbigliamento maschile di Dior, Kim Jones (chiamato in quel ruolo proprio da Beccari) ha mostrato per la prima volta la pre-collezione uomo di Dior tramite una sfilata. La location? Tokyo, con al centro ell’arena un gigantesco robot dalle sembianze feline; tra il pubblico David Beckham e Kate Moss.
 
In un piovoso lunedì sera, ma con il diluvio che si è quasi miracolosamente interrotto proprio per tutta la durata della sfilata, la designer Maria Grazia Chiuri ha trionfato col suo ultimo show della Cruise, che ha combinato stampati wax africani, motivi Masai, copricapo Yoruba e bardature perlate tradizionali locali. Il nome di ogni invitato sulle sedute era stato realizzato in ceramiche delle montagne dell’Atlante, una tecnica che risale a oltre 6.000 anni fa.
 
“Quanti altri stilisti europei hanno mai sfilato qui a Marrakech? Nessuno! Il che è incredibile quando ci si pensa, dal momento che diversi di loro possiedono anche delle case in questa sublime città. Ma noi l’abbiamo fatto!”, si è rallegrato Beccari, dopo aver gustato un drink con l'attrice Jessica Alba al termine del concerto post-spettacolo di Diana Ross.
 
L’italiano Beccari è approdato da Dior provenendo dalla posizione di CEO di Fendi, dove era famoso per utilizzare il “brand power” per stimolare la crescita della firma romana. Soprattutto sviluppando l’intera linea di accessori in pelliccia Fendi, come il pendente da borsa “Karlito”, dal nome dell’ultimo, leggendario direttore artistico della maison, Karl Lagerfeld. Un’idea che ha fatto incrementare i ricavi di decine di milioni di euro all’anno.
 
Con lui alla guida, Dior è diventato una fucina di iniziative e attività. “Quest’anno è estremamente ricco in termini di eventi e collaborazioni artistiche varie che reinventano i codici e l’heritage di Dior con sempre più creatività. Lo show della Cruise Collection di Marrakech prolunga e rafforza ancor di più quel dinamismo”, ha dichiarato Beccari, arrivato a guidare l’azienda parigina nel novembre del 2017.
 
Beccari ha la fama di essere un maniaco del lavoro, eppure raramente sembra agitato. Ma il suo linguaggio del corpo suggerisce un’energia incessante, che si alimenta sempre, anche quando si rilassa dopo un grande show dentro all’enorme fortezza di El Badi, nella Marrakech antica.
 
“Il Marocco ha sempre avuto un posto importante nella storia della maison: Dior possiede due boutique qui, una a Casablanca e l’altra a Marrakech, dentro al famoso Hotel La Mamounia”, dice Beccari, riferendosi all’albergo preferito di Winston Churchill, dove decine di giornalisti erano alloggiati durante il caravanserraglio fashion marocchino di Dior.
 
“Christian Dior stesso ha dato il via a questa speciale amicizia collaborando con la Maison Joste a Casablanca. Questo esperimento è scaturito, nel 1951, nella creazione della doppia etichetta 'Christian Dior – Joste – Exclusivité au Maroced è continuato fino agli anni ‘70”, nota Beccari.

In effetti, come la sua connazionale Chiuri, Beccari preferisce sempre concentrarsi sul patrimonio di heritage del suo marchio, anche quando chiede ad ognuno dei suoi designer di reinventare e persino sovvertire il DNA del brand.
 
“Scegliendo Marrakech, Maria Grazia Chiuri desiderava celebrare quell'heritage (come i suoi predecessori, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, e naturalmente Yves Saint Laurent, fecero all’epoca), ma voleva anche rendere omaggio al meraviglioso savoir faire marocchino, che l'ha sempre affascinata. In questo spirito, ha collaborato con l'associazione Sumano per realizzare un cappotto per la collezione – un pezzo esclusivo tessuto e dipinto a mano da artigiane che si tramandano questa tradizione di madre in figlia. Sumano ha anche disegnato alcuni elementi della scenografia dello show, in particolare cuscini con intrecci artigianali dipinti con l'henné. La maison Dior è molto orgogliosa di essere in grado a sua volta di promuovere questa tradizione millenaria”, ha aggiunto il CEO, seduto sui morbidi cuscini realizzati per la collaborazione.

Christian Dior - Cruise Collection 2020 - Womenswear - Marrakech - Pixelformula

Il materiale principale della Cruise 2020 è stato il cotone stampato a cera double face, realizzato nello stabilimento di stampaggio Uniwax in Costa d’Avorio, una delle tante partnership con designer, artigiani e artisti locali.
 
“Moltiplicando deliberatamente collaborazioni artistiche e ispirazioni, sia geografiche che storiche, da Marrakech ad Abidjan, questa collezione segue un percorso unico, quello della pluralità, nel nome della libertà e del rispetto per tutte le culture. La nazione nordafricana del Marocco costituisce il simbolico punto d’incontro tra Europa e Africa, permettendo a Maria Grazia Chiuri di dialogare con culture differenti, e di realizzare una collaborazione con Uniwax. Insieme, siamo stati in grado di creare un'edizione speciale basata al 100% sul tessuto cerato africano, con cotoni cresciuti, filati e stampati in Africa. La nostra casa di moda è lieta, e molto onorata, di promuovere questo magnifico progetto, e i tanti valori virtuosi che esaltano il continente”, ha dichiarato il cinquantunenne Beccari.
 
Il CEO di Dior si è fatto notare prima di tutto come vice presidente esecutivo di Louis Vuitton, ideando le campagne pubblicitarie di viaggio che avevano come protagonisti Diego Maradona e Buzz Aldrin, tra gli altri.
 
In quell’incarico, operava come capo effettivo di Antoine Arnault, il figlio maggiore di Bernard Arnault, il multimiliardario francese che controlla LVMH, il più grande gruppo del lusso al mondo e proprietario di Dior. “Mi trovo in un sandwich Arnault. Riferisco a un Arnault, e un altro riferisce a me!”, scherzava abitualmente Beccari a quel tempo.
 
Da quando Bernard Arnault ha incorporato Christian Dior Couture – che comprende haute couture, prêt-à-porter e accessori, ma non moda e bellezza – in LVMH, la famosa casa di moda non pubblica più le sue cifre finanziarie annuali. Anche se si stima che il suo giro d’affari si avvicini ai due miliardi di euro.
 
Conosciuto per il suo leggendario dinamismo, come molti amministratori delegati che lavorano per il colosso francese del luxury, Beccari è stato cauto nell'affrontare l’e-commerce di prodotti di lusso con Dior. Si possono acquistare pochi prodotti Dior direttamente dal suo sito web. Ciononostante, Dior ha cambiato marcia negli ultimi tempi per quanto concerne il business sul suo e-shop digitale.
 
“È stato un anno importante in termini di accelerazione degli sviluppi dell'e-commerce. Ci siamo lanciati sul mercato statunitense registrando risultati molto migliori del previsto, e prevediamo di diffonderci in altri Paesi. Siamo già presenti nella maggior parte dei mercati europei, e in Corea del Sud”, ha precisato Beccari.
 
“Attualmente il marchio ha un fascino incredibile, che si riflette nel forte engagement nelle nostre piattaforme social, in particolare su Instagram”, ha puntualizzato Beccari, visto che Dior può contare su 24,9 milioni di followers su Instagram.
 
“Ora abbiamo raggiunto la maturità sulla maggior parte delle piattaforme principali, ma ci sono ancora molte nuove piattaforme da conquistare dopo il lancio di Douyin (in Cina), di Pinterest, e del filtro di realtà aumentata su Instagram. Ma ce ne sono molte altre in arrivo”, conclude.
 
Quindi, restate sintonizzati per ulteriori sviluppi…

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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