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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 gen 2020
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6 minuti
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Pier Paolo Righi, CEO di Karl Lagerfeld: “Karl era fiero che il suo marchio fosse diventato indipendente e fiorente”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 gen 2020

Pochi stand al Pitti Uomo 97, appena terminato a Firenze, erano più affollati di quello di Karl Lagerfeld, la cui magica connessione con la moda continua ad essere magnetica.

Sébastien Jondeau (a sinistra) e Pier Paolo Righi, CEO di Karl Lagerfeld


È un momento di fortissima crescita per la maison Karl Lagerfeld, il cui fatturato è aumentato del 50% lo scorso anno, secondo il presidente e CEO Pier Paolo Righi.
 
Undici mesi dopo la morte del grande stilista tedesco, la griffe ha presentato una capsule collection di quella che probabilmente è stata la sua più grande invenzione, l’elegantissima camicia bianca completamente su misura, in uno spazio strategicamente posizionato all’ingresso del centro nevralgico di Pitti, la Fortezza da Basso.

“Il Pitti costituisce uno straordinario punto di connessione con il mondo dell’abbigliamento maschile, ma è anche perfetto per mostrare tutto l’universo di Karl Lagerfeld. E, stranamente, a volte il consumatore ha una migliore comprensione del marchio rispetto a molti rivenditori”, ha dichiarato Righi a FashionNetwork.com in un’intervista esclusiva.
 
Oltre a una ventina di camicie bianche, lo stand includeva una dozzina di look di menswear (per la maggior parte proposti nello stile espressionista in bianco e nero che era la firma tipica di Karl) e quattro outfit d’archivio disegnati da Carine Roitfeld “riaggiornati al gusto odierno”. Due pareti esibivano anche una ventina di scarpe da ginnastica e calzature sportive, la categoria di prodotti dalla crescita più solida per il brand, realizzate su licenza da Steven Palmer per Overland.
 
Le camicie sono state create nell’ambito di un'iniziativa ideata da Carine Roitfeld: più di 50 tra amici e parenti di Karl sono stati invitati a disegnare delle camicie formali, che erano state presentate la prima volta a Parigi.
 
La griffe ha venduto 77 esemplari di 7 camicie selezionate per la somma di 777 euro ciascuna, con gli utili che sono stati versati all’associazione “C‘est la Vie”, che Karl ha sempre supportato. Il 7 era anche il numero portafortuna di Lagerfeld.
 
La collezione di camicie è già stata presentata anche a Dubai, Mosca e New York. La selezione mostrata al Pitti include modelli disegnati da Cristiano Ronaldo o Away Lee, fino al preferito di Righi, Takashi Murakami.
 
“La camicia bianca diventerà un prodotto iconico nelle nostre collezioni per uomo e donna. È un elemento emblematico della maison. Karl ha sempre detto che se ha davvero inventato qualcosa nella moda era la camicia bianca immacolata”, ha affermato Righi.
 
Ora l’azienda sta prendendo in considerazione di trasformare queste camicie in una mostra semi-permanente a Parigi, mentre non ha piani per tornare a sfilare in passerella con una collezione nell’immediato. “Forse un giorno… ci stiamo riflettendo. Ma persino Karl, che era un maestro nel mettere in scena le sfilate di moda, non voleva tornare a proporre il business model dei défilé con la propria etichetta. E non voleva far concorrenza allo show di Chanel!”, ha spiegato Righi facendo l’occhiolino.

Una camicia della collezione-omaggio a Karl Lagerfeld


“La nostra crescita futura non sarà significativamente diversa nell'era post-Karl. Negli ultimi cinque anni siamo cresciuti in modo molto rapido, del 30% all’anno a un tasso composto, e lo scorso anno siamo saliti di oltre il 50%”, ha rivelato il CEO.
 
Come marchio, includendo le licenze, Karl Lagerfeld avvicina i 700 milioni di euro di vendite retail, mentre il giro d’affari annuo dell’azienda specifica avvicina i 200 milioni di euro.
 
In più, dalla morte del sarto tedesco, le royalties provenienti dalle sue licenze nei profumi sono pagate alla casa di moda. Storicamente, esse venivano versate direttamente nelle tasche di Lagerfeld.
 
La maison oggi ha la sede legale ad Amsterdam, e un azionariato diffuso. I due azionisti principali sono Fred Gehring e Silas Chou, mentre G3, PVH e Tommy Hilfiger (che aveva personalmente presentato questi investitori a Lagerfeld) possiedono quote minori.
 
Sotto la guida di Righi, il successo del marchio è stato notevole. Gli appassionati di moda più giovani probabilmente non sanno che la firma di Lagerfeld è stata per molti decenni in perdita, e che tutti e quattro i suoi precedenti proprietari, tra cui il gigante del lusso Richemont, ci hanno rimesso dei soldi.
 
“Quello che abbiamo cercato di fare negli ultimi 10 anni, da quando ho iniziato a parlare con Karl, è stato decidere che non dovevamo cercare di essere una copia di Chanel o Fendi o altro. Karl disse che quando lavorava per Chanel doveva interpretare Chanel, mentre qui non voleva interpretare nulla. Dunque abbiamo definito con chiarezza quali fossero le caratteristiche dell’universo di Karl, insieme ai suoi elementi iconici ed ironici, collegando poi il tutto”, ha spiegato Righi.
 
Ma c’era bisogno di un altro ingrediente: l’accessibilità. Karl stesso ha persino iniziato a produrre bambole con la sua effigie o quella della sua famosa gatta Choupette.
 
Così, invece dell’esclusività di Chanel o Fendi, Lagerfeld è diventato super inclusivo.  Inoltre, ha significativamente abbassato il posizionamento prezzi verso un lusso molto più accessibile e ha moltiplicato le iniziative digitali per coinvolgere un pubblico più giovane.
 
Oggi la rete di vendita al dettaglio del brand comprende 100 negozi in franchising e quasi altrettante sono le boutique gestite direttamente. In più lavora con department store come Galeries Lafayette, il che porta il totale delle sue doors a 300.
 
Le vendite nell’e-commerce hanno subito un'accelerazione e ora valgono quasi il 30% del fatturato totale. La griffe lavora con Yoox e anche con Zalando e LuisaViaRoma. La casa di moda è “piuttosto redditizia”, ha detto Righi, che però non ha voluto rivelare le cifre esatte.
 
Guardando al futuro, la Roitfeld rimarrà molto attiva nella maison. ˝La sua estetica è molto vicina all'identità di Karl. La loro collaborazione è cominciata con una capsule collection. E ora lei continuerà a lavorare a stretto contatto, come consulente di stile, con il nostro direttore creativo Hun Kim, un coreano che ha cominciato con Karl 5 anni fa”, ha spiegato il CEO.
 
La buona salute finanziaria dell’azienda ha permesso a Lagerfeld di aprire un nuovo quartier generale nel centro di Amsterdam, in Herengracht 82, su uno dei più bei canali della città. “È un bellissimo argine risalente al 1850. Karl lo ha visto un anno fa, quando è venuto alla festa di Natale e l'ha adorato!”, racconta l'amministratore delegato.

Un'immagine della campagna Karl Lagerfeld


Il 18 febbraio del 2019, Righi stava per partire per una vacanza in Sudafrica, quando ricevette la notizia che Karl era morto. “Ero in aeroporto a Monaco di Baviera, stavo per imabrcarmi, ma sono immediatamente tornato indietro. È stato molto duro. Certo, sapevamo che stava per succedere. È stato molto difficile a livello personale. Ma come CEO devi essere responsabile e quando ho dovuto parlarne a tutto il team ho dovuto dare loro un messaggio chiaro sul futuro. Ci ho pensato per molto tempo ed ero molto nervoso. È stata un’esperienza tosta. Tuttavia, la transizione si è rivelata estremamente facile dal mio punto di vista di CEO, perché i nostri collaboratori erano in piedi spalla a spalla l’uno con l’altro e mostravano l'orgoglio di essere i soli custodi dell'eredità di Karl. Improvvisamente, eravamo l'unica casa di moda che aveva il nome di Karl sul campanello. E il team si è immediatamente dedicato ad assolvere questo compito in modo molto positivo”, ricorda.
 
Lagerfeld si era visibilmente indebolito negli ultimi due anni di vita, ma anche quando aveva capito che la fine si stava avvicinando, i suoi cari ricordano che non gli piaceva parlare del suo addio. “Ne parlava o non ne parlava. In realtà ha dato molti feedback e risposte positive su come abbiamo fatto le cose, e dandoci la sua approvazione ha fornito a noi, e a me, la direzione di massima verso la quale far evolvere il suo brand. Alla fine, era molto fiero del fatto che il marchio fosse diventato una casa di moda indipendente, fiorente e di successo”, afferma Righi, palesemente emozionato.
 
Lagerfeld ha anche dato il via alla partnership del brand con l’influencer Olivia Palermo, mentre altre collaborazioni sono in cantiere.
 
Inoltre, il confidente di Karl, Sébastien Jondeau, continuerà a collaborare con la maison, come brand ambassador. Jondeau ha anche disegnato parecchie collezioni di sportswear, che sono state generalmente apprezzate. “Sébastien vanta un grande feeling con la società e ha imparato tantissimo da Karl. Inoltre, noi ci consideriamo un po’ come un’azienda di famiglia, e Carine e Sébastien sono parte della famiglia. Così volevamo che tutto questo continuasse”, ha detto.
 
Considerando le buone performance recenti della società, è in previsione un ingresso in Borsa? “Non è in programma. Ma ad un certo punto la questione potrebbe porsi. Ma siccome stiamo crescendo molto, fra qualche anno vedremo”.
 
Prima di entrare in Karl Lagerfeld, Righi ha lavorato per Nike, occupandosi di alcuni mercati di Africa, Medio Oriente ed Europa, poi ha cominciato ad esercitare il suo attuale incarico di CEO nell'ottobre 2011. Inoltre, lui e Karl potevano parlare insieme in tedesco. Nonostante il cognome, Righi parla infatti un inglese eccellente, ma con accento teutonico. Per metà tedesco e per metà italiano è cresciuto vicino a Stoccarda.
 
“Per essere onesto, penso che Karl abbia preferito che io provenissi da un ambiente molto diverso”, sorride.

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