×
1 427
Fashion Jobs
BURBERRY
IT Project Manager
Tempo Indeterminato ·
BURBERRY
District Manager Outlets Northern Europe
Tempo Indeterminato · MILANO
ANTONIA SRL
Fashion Buyer-Woman Collection
Tempo Indeterminato · MILANO
SIDLER SA
Hse Specialist / Mendrisio
Tempo Indeterminato · MENDRISIO
RANDSTAD ITALIA
HR Business Partner
Tempo Indeterminato · MILANO
BOTTEGA VENETA S.R.L
Bottega Veneta Global Digital Media Specialist
Tempo Indeterminato · MILANO
GIORGIO ARMANI S.P.A.
Buyer Men's Rtw & Accessories Linea Giorgio Armani
Tempo Indeterminato · MILANO
GIORGIO ARMANI S.P.A.
E-Commerce Buying Coordinator
Tempo Indeterminato · MILANO
LAVOROPIÙ DIVISIONE MODA
e- Commerce Specialist - Settore Fashion
Tempo Indeterminato · MILANO
LAVOROPIÙ DIVISIONE MODA
Sales Manager -Showroom Accessori e Abbigliamento Uomo
Tempo Indeterminato · MILANO
DR. MARTENS
Credit Controller - Italy
Tempo Indeterminato · MILANO
ALYSI
Addetto/a Commerciale Estero
Tempo Indeterminato · ROMA
ANONIMA
Sales Manager
Tempo Indeterminato · CREMONA
GIORGIO ARMANI S.P.A.
E-Commerce Buyer
Tempo Indeterminato · MILANO
WOOLRICH EUROPE SPA
e - Commerce Operations & Digital Specialist
Tempo Indeterminato · BOLOGNA
GIORGIO ARMANI S.P.A.
Retail Planner
Tempo Indeterminato · MILANO
GI GROUP SPA - DIVISIONE FASHION & LUXURY
Account Executive - Showroom Premium Brand
Tempo Indeterminato · MILANO
MARNI
Account Executive
Tempo Indeterminato · MILANO
LAVOROPIÙ DIVISIONE MODA
Category Manager - Azienda Beauty
Tempo Indeterminato · MILANO
MIROGLIO FASHION SRL
Retail Merchandising Manager
Tempo Indeterminato · ALBA
ADECCO ITALIA SPA
Tecnico/a Produzione Abbigliamento
Tempo Indeterminato · STRA
CONFIDENZIALE
Commerciale
Tempo Indeterminato · MILANO
Pubblicato il
10 ott 2022
Tempo di lettura
5 minuti
Condividi
Scarica
Scaricare l'articolo
Stampa
Clicca qui per stampare
Dimensione del testo
aA+ aA-

Pelletteria italiana: il settore recupera nel 1° semestre, ma a due velocità

Pubblicato il
10 ott 2022

Secondo l’analisi condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assopellettieri, il primo semestre del 2022 è da archiviare come positivo per la pelletteria italiana, con dinamiche positive in tutte le principali variabili congiunturali, segnando la prosecuzione del consolidamento post-pandemia. Il comparto registra incrementi sia per produzione industriale (+12,4%) che per fatturato (+15%), sostenuti dai recuperi sul mercato interno (+12,2%) e soprattutto dell’export (+18,3% in valore, nonostante un sensibile rallentamento, in termini di volume, nei mesi di aprile e maggio).

Assopellettieri


Anche se, va precisato, questo fatturato della pelletteria nazionale rappresenta una stima relativa alle sole aziende con sede sul territorio italiano, mentre quello relativo all’export include le operazioni di pura commercializzazione (ri-esportazioni), come pure della produzione realizzata in Italia per aziende con sede all'estero.
 
Tornando alle percentuali, bene le vendite nell’Unione Europea (+19,6% in valore); brillano i mercati nordamericani (USA +67,5% e Canada +89,5%), la Corea del Sud (+44,3%), gli Emirati Arabi (+87%) e il Giappone (+27,7%), tutti già decisamente al di sopra dei livelli pre-Covid del 2019. I nuovi lockdown hanno fatto invece rallentare, come ampiamente previsto, l’export verso la Cina in aprile e maggio (-26,3% tendenziale in valore nel bimestre), che limita così la crescita ad un +9,2% nel cumulato 6 mesi), mentre crollano Russia e Ucraina (-53,5% e -77,2% nei 4 mesi successivi lo scoppio del conflitto).

Discorso a parte invece per la Svizzera, tradizionale hub logistico distributivo delle griffe, che evidenzia un -10% in valore su gennaio-giugno 2021: una dinamica che risente con buona probabilità di politiche distributive diverse dal passato (con spedizione diretta ai mercati di destinazione finali, senza transito nei depositi elvetici), come dimostrano sia le relazioni trimestrali di tali brand (con risultati tutt’altro che in calo, soprattutto per gli accessori moda), che il contemporaneo sensibile aumento dei flussi diretti verso parecchi mercati americani e orientali.
 
Da segnalare anche il balzo dell’import, che nei primi 6 mesi ha registrato un +40,8% in valore e un +51,1% in quantità sullo stesso periodo dello scorso anno, trainato dalla Cina (+96% in valore e +70% nei Kg., primo fornitore con un’incidenza prossima al 54% sul totale volume).
 
Il settore prosegue dunque nel recupero post-pandemia, ma ancora una volta a due velocità: dietro i dati medi indiscutibilmente favorevoli – soprattutto sul versante dell’export, che ha superato in valore del 5,1% i livelli del 2019 – si cela però una situazione molto disomogenea tra le imprese del comparto, che vede la presenza, accanto ai grandi brand internazionali del lusso, di un gran numero di realtà di dimensioni marcatamente più ridotte (l’80% del totale ha meno di 10 dipendenti). Ne consegue che se le griffe internazionali del lusso corrono, molte PMI sono tuttora in difficoltà. E ora è allarme costi: oltre alle materie prime e ai trasporti, il caro energia mette a serio rischio i bilanci delle imprese. I pellettieri del campione sentito dall’indagine hanno infatti indicato tra i fattori maggiormente temuti i costi di materie prime e semilavorati (77%), il caro energia (65%) e le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina (62%).

Franco Gabbrielli, presidente di Assopellettieri


“In Russia, comunque, al di sotto di un prezzo di 300 euro le esportazioni non sono chiuse”, ricorda a FashionNetwork.com Franco Gabbrielli, l’imprenditore toscano presidente di Assopellettieri, contento di avere rivisto buyer giapponesi, coreani e russi all’ultimo Mipel, in cui è stata registrata la presenza di “oltre 130 brand, il 30% in più della precedente edizione. Il settore della produzione per i grandi brand è riesploso in maniera importante”, prosegue. “Il segmento dei piccoli-medi brand a marchio proprio, non abbastanza forti per fare investimenti in visibilità durante la pandemia, rivedono la luce, avvicinandosi ai dati del 2019. Ci stiamo ricalibrando a livello settoriale e siamo molto fiduciosi”.
 
Nell’indagine di Confindustria Moda, nei primi 6 mesi del 2022 si riscontra un incremento tendenziale medio del fatturato pari al +15% nelle aziende del settore (inferiore di un paio di punti rispetto alla previsione effettuata ad aprile). Benché la maggioranza delle imprese abbia sperimentato anche nel 2° trimestre una crescita (59% dei rispondenti), molte sono le imprese che ad oggi non hanno ripianato le perdite subite durante la pandemia. Metà delle pelletterie interpellate, infatti, ha dichiarato ricavi ancora inferiori a quelli di gennaio-giugno 2019 (che per un non trascurabile 23% del panel risultano addirittura “molto inferiori”).
 
Si allentano le tensioni sul fronte occupazionale, con un lieve recupero nel numero di addetti e il crollo delle ore di CIG autorizzate; pressoché stabili, invece, le imprese attive (-15 unità rispetto a dicembre, tra industria e artigianato, -0,4%).
 
“Nel settore della produzione, i brand stanno aumentando le commesse in modo importante. C’è un unico problema per loro: trovare la manodopera per soddisfare tutta la richiesta produttiva. In questa fase, per il comparto della pelle il nocciolo della questione non è più trovare lavoro, ma crearlo”, spiega Franco Gabbrielli. “Siamo talmente attrattivi in Italia per la nostra competenza e capacità manifatturiera, che sono tanti i marchi che stanno valutando di venire a produrre da noi. Oggi se vuoi essere figo devi produrre in Italia, come fanno già Hermès, Louis Vuitton, Chanel, Gucci o Prada, ad esempio. Qualsiasi brand di livello un po’ più ‘basso’, ma comunque premium, che desideri innalzare il proprio posizionamento deve venire a produrre nel Bel Paese”.
 
Le previsioni per la seconda parte dell’anno restano improntate alla cautela, sia alla luce di alcuni segnali di rallentamento (nelle quantità dell’export, così come nei consumi interni) emersi sul finire del primo semestre, sia del contesto generale, in cui non mancano le difficoltà, tra cui i picchi insostenibili raggiunti dai costi energetici. Per il terzo trimestre, il 62% degli operatori intervistati prevede una stabilità nell’evoluzione congiunturale rispetto al secondo, con un non trascurabile 27% che si attende però un peggioramento.

Assopellettieri


“In un recente passato, per due generazioni le aziende sono andate in massa a produrre in Cina. Le imprese di produzione non erano attrattive. Non erano ancora arrivati i francesi e gli altri grandi brand esteri”, racconta ancora Gabbrielli nella sua analisi conclusiva. “Ora, con la rilocalizzazione in atto e la maggiore attrazione esercitata dall’Italia, il lavoro nel settore aumenta, ma le maestranze più esperte stanno andando in pensione. Se continua così, tra alcuni anni mancherà manodopera. Perciò bisogna aumentare gli investimenti in formazione, che nel nostro settore è un percorso lungo almeno un quinquennio. Per i giovani fare il pellettiere non era ‘cool’, ora dobbiamo far loro capire che è diventata un’attività in cui si lavora per eccellenze mondiali, quasi ‘elitaria’. Prendiamo esempio dal mondo della ristorazione, che è riuscita a far sembrare attraente tra i giovani un lavoro come il cuoco, che 20 anni fa ben pochi volevano fare”, conclude.

Copyright © 2023 FashionNetwork.com Tutti i diritti riservati.