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Pellemoda compie 40 anni, tra sostenibilità, formazione e nuovi progetti

Pubblicato il
today 25 lug 2019
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Pellemoda, azienda toscana fondata nel 1979 a Vinci da Bruno Morelli, ha saputo nel tempo rinnovarsi e diversificare il proprio business per continuare a crescere, nel segno della qualità, della tradizione e delle capacità imprenditoriali tipiche del made in Italy. L’azienda oggi è guidata dalla seconda generazione di famiglia, i due figli di Bruno, Azzurra e Giampaolo, soci al 50% e Amministratori Delegati.


Bruno, Azzurra e Giampaolo Morelli

 
“Nostro padre ha fondato l’azienda quarant’anni fa con l’etichetta di abbigliamento in pelle che portava il suo nome e che ha conosciuto un buon successo in Italia e all’estero”, ha raccontato a FashionNetwork.com Azzurra Morelli. “All’inizio degli anni ’90, con l’ingresso in azienda mio e di mio fratello, abbiamo deciso di cambiare la mission di Pellemoda, iniziando a produrre capi in pelle per le grandi griffe internazionali”.
 
Nel 2007, una nuova diversificazione, con la nascita di Hostage, spin off di Pellemoda specializzato nella produzione di capispalla in tessuto: “Hostage, guidata da noi con un terzo socio, il Direttore Generale Martino Mazzoni, è una realtà in forte crescita: il 2018 si è chiuso con un incremento di fatturato del 20%”, ha precisato Azzurra Morelli. “Il giro d'affari del gruppo è ripartito in 46 milioni per Pellemoda e 23 per Hostage; i clienti in totale sono una ventina e l’export supera l’80%, con in testa Francia, America e Regno Unito”.


La sede di Pellemoda

 
Ma non è tutto: nel 2016 i due imprenditori tornano in qualche modo alle origini lanciando un proprio brand, Ahirain, una linea di capispalla tecnici con forme e volumi contemporanei, realizzati con materiali di alta qualità. Ad affiancarli nella nuova avventura, Andrea Pucci, della famiglia Allegri, socio e responsabile commerciale.
 
“Il brand è rappresentato da showroom multimarca a Milano, in Germania e in Scandinavia; stiamo inoltre portando avanti trattative per nuove collaborazioni in Far East, dove siamo già presenti in Giappone e Corea, e Stati Uniti”, ha spiegato l’imprenditrice. “Gli obiettivi per il futuro sono di espanderci nei department store sia in Italia che all’estero e di crescere nell’uomo, partito dopo la donna, che oggi rappresenta il 20% del fatturato”.


Un passaggio della lavorazione di un capo Ahirain

 
Uno degli asset fondamentali su cui l’azienda sta investendo da diversi anni è la sostenibilità, con numerose certificazioni volte a eliminare il più possibile le sostanze nocive utilizzate per la lavorazione della pelle e lo sviluppo di un particolare tessuto definito “animal friendly”: “Partiamo da tessuti realizzati con le fibre ricavate da animali tosati, come agnelli, capre e alpaca, e attraverso una lavorazione particolare, che riduce di un terzo l’utilizzo di acqua, diamo loro l’aspetto della pelliccia”, racconta Morelli. “Nonostante le polemiche sull’utilizzo della pelle animale per l’abbigliamento, mi preme sottolineare che in realtà la conceria è già di per se un settore ecofriendly, visto che la maggior parte delle pelli utilizzate provengono dagli scarti dell’industria alimentare; diamo quindi una nuova vita a materiali che altrimenti andrebbero smaltiti come rifiuti. Inoltre, per noi la trasparenza è fondamentale: garantiamo ai nostri clienti la totale tracciabilità delle pelli utilizzate, non solo di quelle esotiche ma anche di quelle più comuni”.  
 
Altro focus dell’azienda è la formazione: Pellemoda ha infatti creato in collaborazione con Asev (Agenzia di Formazione del Territorio) dei corsi per la Scuola Accademia Toscana del Lusso, dove i giovani diplomati possono imparare le tecniche e i segreti della lavorazione delle pelli direttamente da chi svolge questo lavoro: “Alcuni dei nostri dipendenti sono coinvolti nei corsi e in 5 anni abbiamo già inserito in azienda sette nuove risorse formate grazie a questa iniziativa”, spiega con giusto orgoglio Morelli. “È importante avvicinare i giovani ai lavori tradizionali e artigianali, che altrimenti sarebbero destinati a sparire, offrendo loro al contempo opportunità occupazionali”.
 
Oggi Pellemoda impiega oltre 250 dipendenti nelle due unità produttive di Empoli di circa 10.000 metri quadrati, a cui si aggiungerà presto un nuovo polo di 5.000 metri quadrati; il gruppo arriva a produrre 200.000 capi l’anno, tra pelle e tessuto. “Per il 2019 prevediamo un ulteriore crescita di Hostage e speriamo in una progressione per Ahirain; Pellemoda dovrebbe chiudere l’anno con un fatturato stabile”, conclude Morelli.

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