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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 dic 2020
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Pal Zileri (Forall) chiuderà la produzione. A rischio almeno 250 lavoratori

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 dic 2020

La crisi legata al Covid-19 miete un’altra vittima tra le aziende italiane produttrici di abiti maschili. Lo storico marchio Pal Zileri si appresta infatti a chiudere il proprio sito produttivo a Quinto Vicentino, in provincia di Vicenza. L'informazione è trapelata da fonti sindacali (CGIL e CISL, ndr.). Forall Confezioni, l’azienda specializzata in abbigliamento maschile d’alta gamma proprietaria del marchio, è posseduta dal fondo Mayhoola, della famiglia reale del Qatar, il quale, nonostante numerosi investimenti, non è riuscito a rilanciarla.

La vicentina Forall e il suo marchio Pal Zileri sono in difficoltà - palzileri.com


Pal Zileri – che lo scorso anno ha aperto punti vendita a Londra e Parigi e oggi viene distribuito in più di 30 monomarca e 500 multimarca nel mondo – non è la prima etichetta italiana di prêt-à-porter maschile di lusso ad incontrare difficoltà. Dovendo subire il calo delle vendite di abbigliamento formale ed essendo organizzati attorno a una produzione locale sovente sovradimensionata e costosa, negli ultimi anni tanti marchi di abbigliamento maschile dello Stivale sono stati costretti a riorganizzarsi.
 
Comprata dal gruppo Kering nel 2012, la label Brioni quattro anni fa è stata ad esempio sottoposta ad una drastica ristrutturazione. Più di recente, Corneliani ha dovuto chiedere aiuti dallo Stato. Con siti in sovrapproduzione rispetto alla domanda, molti di questi marchi storici hanno visto la loro situazione peggiorare a causa della pandemia e dei due lockdown che ha comportato.

Nel caso della società Forall Confezioni, fondata nel 1970 da Aronne Miola e Gianfranco Barizza insieme ad altri azionisti, la direzione ha comunicato la volontà “con estremo rammarico” di “procedere con la chiusura dell’attività produttiva”. Nel sito lavorano 250 persone, ma secondo i sindacati sarebbero 400 i posti di lavoro che rischiano il taglio, tenendo conto degli altri dipendenti del gruppo dislocati tra amministrazione e forza vendita.
 
Nel suo testo indirizzato ai sindacati, la direzione spiega che “la situazione di difficoltà in cui versa l’azienda purtroppo richiede interventi urgenti e non più differibili”. La pandemia di Covid-19, infatti, ha aggravato pesantemente la peggior crisi che abbia mai colpito il settore dell’abbigliamento formale maschile di alta gamma. Una crisi che perdura da anni e che ha già costretto a misure drastiche alcune delle più importanti aziende del comparto”. 
 
“Di fronte a una domanda che, secondo le stime, potrebbe ridursi globalmente di un ulteriore 45%, nello stabilimento di Quinto Vicentino si registra ormai un eccesso di capacità produttiva di quasi due terzi e anche la struttura amministrativa non è più sostenibile sotto il profilo dimensionale”, sottolinea ancora il management nella nota. “A livello finanziario, la drastica riduzione delle vendite e, quindi, degli incassi, ha causato una notevole sofferenza per Forall, acuita dalla difficoltà sempre crescente di reperire finanziamenti dal ceto bancario”.
 
Nel 2014, il fondo qatariota Mayhoola era diventato il principale azionista dell’azienda veneta, salendo fino al 65% delle quote. Con l'ascesa al 100% del capitale nel luglio 2016, ha intrapreso una nuova strategia, aumentando gli investimenti, come ricorda nella sua lettera ai sindacati: “Il supporto dell’azionista, ininterrotto sin dal 2014 e pari a decine di milioni di euro ogni anno per sostenere liquidità e investimenti dell’azienda, non è più sufficiente a garantire la continuità dell’attività produttiva”.
 
Adottando la procedura cosiddetta di “cessazione attività” per il ramo produttivo, l’azienda guidata da oltre due anni dall’AD Marco Sanavia potrebbe ottenere un aiuto statale che permetterebbe di implementare fino a dodici mesi di cassa integrazione straordinaria per i dipendenti di Forall, consentendo loro l’inserimento in programmi di politiche attive regionali finalizzati alla ricollocazione in nuove occupazioni. Durante questo periodo, Mayhoola potrebbe cercare un acquirente interessato al sito produttivo di Quinto Vicentino.
 
I sindacati temono che l'azienda della famiglia reale del Qatar, che possiede anche Valentino e Balmain, preferisca mantenere il marchio Pal Zileri per poi rilanciarlo però con una produzione completamente esternalizzata, rivolgendosi magari ad aziende terziste dell’indotto. Le sigle sindacali hanno invitato il governo ad aprire dei negoziati. Un primo incontro è previsto per mercoledì 16 dicembre.

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