PFW: Da Vuitton, Ghesquière fa sognare le ragazze

Il giorno fatidico, quello dell'esordio di Nicolas Ghesquière da Louis Vuitton, è arrivato, ed è anche l'ultima giornata di sfilate parigine. Sfila una moda giovane, che fa perfino un po' impressione: dopo tante stagioni di demi-couture sono spiazzanti questi vestitini di vernice e scozzese, queste giacchine minime sui pantaloni ciré, questi cappotti corti sulle esili gambe con gli stivali elasticizzati e le minigonne svasate.
PFW, Louis Vuitton, collezione autunno-inverno 2014/15

Può non piacere e non piacerà subito a tutte, anche perché questa è una moda che taglia fuori la generazione degli "anta", per quanti sforzi faccia nel sembrare ventenne. Ma avrà successo perché ormai la tendenza ha imboccato questa direzione, che - a pensarci bene - è la stessa che prese mezzo secolo fa, quando il prêt-à-porter si rivolse alle giovani lasciando perdere le signore, la loro couture e le loro regole.

Piacerà al fashion system, anzi è già piaciuto, perché Nicolas Ghesquière è un suo beniamino. Lui lo sa e in aggiunta ha fatto trovare, ad ogni ospite della sfilata, sul suo posto, una lettera commovente, che parla di oggi come di un giorno molto importante per lui, ringrazia tutti, rende omaggio al suo predecessore Marc Jacobs, dice delle emozioni e della gioia di essere arrivato in una maison cui sente di aderire perfettamente, soprattutto per la sua atemporalità, il suo nobile patrimonio e lo spirito "timeless". In fondo - si domanda Ghesquière - l'aspirazione di ogni designer non è forse quella di creare qualcosa di atemporale?
PFW, Louis Vuitton, collezione autunno-inverno 2014/15

Ripartiamo dunque da qui per descrivere una collezione che si è presentata senza fronzoli scenografici, in una scatola di moquette panna: c'è davvero uno stile timeless o non c'è piuttosto l'eterno ritorno della moda, come una giostra che stavolta si ferma agli anni '60? Inutile domandarselo, è solo una mania critica: la verità della moda è commerciale.

Sono dunque perfetti, e saranno copiatissimi, i giubbotti di pelle ruggine con il colletto nero e, a tinte invertite, la giacca con gli automatici. Colori che ruotano sul beige e nocciola, sul mattone e il marrone, tinte non facili. E tutte sempre tagliate nelle forme a trapezio delle piccole gonne, con le gambe nude negli stivali e i blouson con una greca da pullover nordico. Gilet, cappotti, cappottini, pellicciotti bordati di pelle, tante borse, anche in una nuova tela a ragnatela, perfino in una forma a bauletto con un solo manico che crea pendenza asimmetrica.

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