PFW: Antonio Grimaldi torna a sfilare

Probabilmente, quando ha ricevuto la chiamata da Parigi, ormai non ci sperava più. E, invece, grazie al suo modo capillare di lavorare, unito al background internazionale e al suo talento sartoriale, Antonio Grimaldi sfilerà il 26 gennaio a Parigi nel calendario ufficiale dell'alta moda in qualità di membre invité della Chambre Syndicale de la Haute Couture francese. Non un debutto vero e proprio, (nel 1996 aveva già sfilato nella Ville Lumière durante il calendario uficiale, ndr) ma un ritorno alle origini, da lui stesso insperato: "Quasi non me l'aspettavo più" racconta lo stilista all'AdnKronos.

Antonio Grimaldi (a sinistra) e a destra un capo della Spring Summer 2017

Nato a Salerno 48 anni fa, di strada ne ha percorsa parecchia Grimaldi, che fin da giovanissimo ha collaborato con il laboratori sartoriali della sua città, acquistando esperienza in tutte le tecniche di artigianato e sartorialità. Un percorso da enfant prodige si direbbe, iniziato all'Istituto d'Arte della sua città e completato a Roma. E' sempre nella Città Eterna che apre il suo primo atelier negli anni '90, mentre la consacrazione internazionale arriva nel 1996, sotto l'ala di Emanuel Ungaro, "una persona magica, che disegnava ascoltando musica classica, che legge poesie, un uomo romanticissimo" e che lo introduce alla semaine de la haute couture parigina.

Legato a doppio filo alla sua terra natia e a Roma, ora Grimaldi è pronto a coronare il suo sogno a Parigi, determinato a chiudere il cerchio, là dove tutto ha avuto inizio. "E' un sogno che si realizza, non mi sembra vero: rientrare in calendario a Parigi è fondamentale - spiega - La visibilità che c'è nella Ville Lumière durante la settimana dell'alta moda è infinita. Ormai non me l'aspettavo più. Era quasi impossibile". Dietro il suo rientro in calendario c'è lo zampino di uno dei nomi più blasonati del fashion, Riccardo Tisci, il creativo al timone di Givenchy, che ha scritto la lettera per garantire sulla qualità del suo lavoro, e che ha offerto il suo parrainage in questa avventura.

"Per entrare nel calendario ufficiale dell'haute couture in qualità di membre invité occorre avere un padrino - afferma Grimaldi - Guardando il nostro lavoro, Tisci ha capito che doveva in qualche modo intervenire. E' anche grazie a Riccardo che questo è avvenuto". Il nome di Grimaldi si aggiunge così ai tanti italiani già presenti in calendario, una nicchia di designer capaci di alimentare il sogno e tradurlo in creazioni di alta moda. L'haute couture, in fondo, è questo: un sogno che diventa reale solo per poche fortunati.

Antonio Grimaldi, Spring Summer 2017

"Siamo tanti. Oltre a Tisci e Francesco Scognamiglio, ci sono Giambattista Valli, Giorgio Armani, Versace, Maurizio Galante, e sono fiero di questo - prosegue lo stilista - C'è stato un periodo storico in cui sembrava che se non avevi un nome straniero non eri cool, ed è una cosa che mi ha sempre fatto molto rabbia. Il Made in Italy e la creatività italiana sono invece molto presenti a Parigi e mi fa piacere che ora sia di nuovo il momento dell'Italia. Penso anche a Maria Grazia Chiuri alla testa di Dior, lei è bravissima, e ci riempie di orgoglio".

Per il suo ritorno nel calendario ufficiale, Grimaldi ha orchestrato una collezione molto forte, giocata sui contrasti, "romantica ma con una punta di aggressività", composta da 30 uscite tra abiti asimmetrici e jumpsuit, con forte presenza di metallo, sia nei tessuti, come georgette metallici o lavorazioni in fil coupé, sia nei ricami, che sembrano quasi delle corazze. "La collezione è ispirata all'amore e al desiderio - racconta il couturier - all'ossessione che ognuno di noi ha di piacere. Penso ad Afrodite, la dea dell'amore, le mie donne sono delle Amazzoni che combattono come guerriere per essere amate".

Abiti che fanno sognare, lontani anni luce delle logiche del pret-à-porter, dove i trend sono essenziali e dettano le linee delle collezioni. "Nell'alta moda c'è un sogno da raccontare - spiega ancora lo stilista - Il ready to wear, invece, è un treno che corre velocemente, è molto più ossessivo. L'alta moda non è così nevrotica e per questo è bella, si tratta di un prodotto di lusso e nicchia". Grimaldi ammette di essere molto legato a Roma: "Io vivo qui, il nostro atelier e le nostre mani sono qui. Presentiamo a Parigi solo perché ci sono i buyer che ci interessano. Le clienti più importanti le incontriamo in giro per il mondo, se presentassimo a Roma si rischierebbe di rimanere isolati. Da sempre siamo stati costretti a spostarci, ma questa è una città in cui tutti vorrebbero vivere. Nella mia collezione c'è tutta Roma, al cento per cento".

Pensare di riportare i fasti dell'alta moda nella Capitale però, è un altro paio di maniche."Ad Altaroma fanno tutto il possibile, ma le difficoltà sono tantissime. La città non vive il lusso e l'internazionalità, le nostre clienti vanno a Milano a fare shopping. Roma è rimasta indietro e la gente è andata avanti. Per fare un calendario di alta moda a nella capitale ci vorrebbero dei nomi tosti. Se ci fossero cinque o sei griffe forti, o se gli stessi italiani che sono a Parigi presentassero a Roma, si potrebbe creare un polo forte, al quale anche i nomi più piccoli si allaccerebbero". Intanto, per il rientro da Parigi, Grimaldi ha già studiato le nuove mosse: "I miei progetti futuri? Sicuramente il prossimo step sarà il ready to wear - conclude - Ma sogno una collezione di accessori con il mio brand e sto lavorando per nuovi accordi di licensing".

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