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Pubblicato il
2 mag 2022
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Oway: record di giro d’affari e forte sviluppo retail

Pubblicato il
2 mag 2022

Proseguono l’espansione distributiva e i progetti retail del marchio bolognese di prodotti per la cura dei capelli e della pelle d’alta gamma, che nel giro di due anni ha in programma di incrementare i propri negozi monomarca Oway e che ha chiuso l’esercizio 2021 a circa 50 milioni di euro di fatturato, 15 dei quali generati in Italia.

Oway, la linea "Head.Spa", concepita per essere utilizzata non solo sui capelli e sul cuoio capelluto, ma anche sul viso e su tutto il corpo


“Disponiamo di 3 punti vendita-vetrina ad insegna Oway a Bologna, Monaco di Baviera ed Amsterdam, che vendono ai consumatori finali i nostri prodotti di haircare e skincare. Ora abbiamo l’ambizione di inaugurarne altri 15 nel mondo nel prossimo triennio, situati in capitali globali”, racconta infatti a FashionNetwork.com Felice Gabriele, responsabile commerciale di Oway Italia, incontrato a Cosmoprof 2022. “Il primo di questi store sarà sicuramente aperto a Dubai, ma se troveremo le condizioni giuste pensiamo anche a Parigi o Londra”.
 
Oway (Organic way) è un marchio di prodotti professionali per l’haircare (e da due anni di skincare) che nasce da una società, posseduta dalla famiglia bolognese Laganà, attiva dal 1948 come distributrice di oli essenziali. Questi oli venivano acquistati dall’azienda francese Rolland, che poi chiuse l’attività e così venne acquistata dai Laganà, che hanno chiamato Rolland il loro gruppo. Con l’attuale titolare, figlio dei fondatori, il 50enne Luca Laganà, nacque 15 anni fa il progetto Oway. La sua scelta fu di dare una connotazione eco-sostenibile non solo di facciata ad ingredienti e produzione del proprio brand.

Oway dispone infatti di una vera filiera: sui colli bolognesi – tra Gaibola e Gaibara – coltiva, raccoglie in periodo balsamico e distilla piante officinali nella sua tenuta agricola Ortofficina, utilizzando il metodo biodinamico su base steineriana (da Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, ndr.). In questo modo riesce ad avere formulazioni fino al 99% di derivazione naturale.

Il monomarca di Bologna, nella centralissima Via Ugo Bassi - Oway


Commercializzato in oltre 70 nazioni soprattutto tramite distributori e concessionari, Oway ha deciso di creare diverse business unit locali gestite direttamente e dotate di divisione corporate e logistica. La prima è nata negli Stati Uniti, seguita da quelle per Francia e Spagna nel 2021. “Ora ci stiamo affacciando con questo approccio ai Paesi mediorientali, mentre siamo forti anche in Nord Europa, dove siamo recepiti da sempre in maniera molto più immediata che in Italia”, continua Felice Gabriele. “Per non parlare del Giappone. Comunque sta aumentando la consapevolezza sui temi ecologici un po’ ovunque nel mondo e Oway ha da tempo cominciato ad uscire dalla sua nicchia”.
 
I primi mercati del brand, dopo l’Italia, sono il Giappone, gli Stati Uniti e il Nord Europa in generale. “La nazione più cresciuta l’anno scorso è stata la Francia, che ha percepito con autentica passione i nostri prodotti, ma siamo andati molto bene anche in Regno Unito”, prosegue il responsabile commerciale. “In Cina e India, per una scelta coerente coi nostri valori, non vogliamo essere presenti fino a quando non elimineranno pratiche come, ad esempio, i test sugli animali”.
 
All’ultimo Cosmoprof di Bologna l’azienda ha appeso in bella vista al suo stand uno striscione provocatorio: ‘Benvenuti alla fiera della plastica’. “Siamo certi di non aver bisogno di quell’ambientalismo di facciata in cui le aziende di moda e beauty si autoproclamano eco-friendly e lo autocertificano in etichetta, nuova frontiera della mistificazione delle pratiche a impatto zero”, puntualizza infatti il manager. “Sono tanti i bollini “bio”, “green” e “natural” apposti sulle confezioni dei prodotti di bellezza che confondono e nascondono la realtà, mentre il fenomeno sempre più accentuato dell’overpackaging si affianca al trionfo del monouso. Riteniamo che si sia arrivati a un punto di non ritorno”.

Oway


“Non pretendiamo di salvare il pianeta, ma si deve ammettere che soprattutto in questo settore si producono miliardi di tonnellate di plastica, materiale che al massimo si ricicla due volte”, prosegue Gabriele. “Perciò noi utilizziamo solamente vetro e alluminio, materie prime che invece sono riciclabili al 100% e all’infinito, mentre gli imballi che proteggono i nostri prodotti sono composti totalmente da cartone riciclato e producono il 15% di emissioni di CO2 in meno rispetto ad una scatola tradizionale. Inoltre abbiamo azzerato il 100% delle emissioni di carbonio che generiamo”.
 
I concept e gli arredi interamente plastic-free dei saloni Oway, con le loro postazioni professionali, sono ovviamente studiati per essere ad impatto zero sull’ambiente, grazie anche ai legnami forniti dalle falegnamerie L’Artigiano, di proprietà diretta della Rolland.

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