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Pubblicato il
18 dic 2020
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OVS è in pole per Stefanel e non esclude nuovi deal nel 2021

Pubblicato il
18 dic 2020

Parla ormai quasi da nuovo proprietario di Stefanel Stefano Beraldo, AD del gruppo OVS, nella video-call con la stampa organizzata venerdì 18 novembre, rivelando che la società che guida è ormai “entrata in una trattativa esclusiva” per aggiudicarsi l’azienda fondata nel 1959 a Ponte di Piave (TV) da Carlo Stefanel come Maglificio Piave, che ha assunto il nome Stefanel nel 1980. “L’orientamento del commissario è di presentare al Ministero dello Sviluppo Economico la prossima settimana la nostra proposta di aggiudicazione”, dice Beraldo, puntualizzando subito dopo che “non abbiamo ancora acquistato Stefanel. Se oggi ne parliamo è perché sono uscite indiscrezioni di stampa sull’operazione, e poiché siamo una società quotata abbiamo dovuto ammettere che stavamo presentando la prima offerta per questo dossier”. L'offerta complessivamente prevede un corrispettivo di 3,2 milioni di euro, indica un comunicato.

Stefano Beraldo - OVS


Perché Stefanel? “Perché è un marchio storico, forse più conosciuto di quanto sia effettivamente rilevante la sua dimensione”, spiega Beraldo. “La nostra volontà è di usarlo per arricchire il portafoglio in un segmento – Stefanel vuol dire soprattutto donna e maglieria – in cui il mercato offre più opportunità di sviluppo di ieri, visto che si lavorerà sempre più da casa e quindi vestirsi in modo confortevole sarà probabilmente più gradito. Inoltre, potremo dare ulteriore impulso alla nostra maglieria interna. L’obiettivo è di ringiovanire e rendere più accessibile un marchio che ha un posizionamento chiaro e preciso e promette qualità, rilanciandolo anche a livello digitale. È un peccato che marchi italiani così importanti non abbiano visto riconosciuto il loro valore nel tempo”.
 
Beraldo non intende aprire dei corner Stefanel all’interno di OVS, “semmai voglio caratterizzare con marchio e logo Stefanel la componente di maglieria dal posizionamento premium nella nostra proposta, che amplieremo”, svela. “Nel mio disegno, negozi e marchi Stefanel rimarranno indipendenti”, continua, “con una concreta possibilità di sviluppo con punti vendita in franchising e in Italia. Ma anche all’estero, dove alcuni franchisee partner ci stanno già formulando richieste. In Italia ci hanno già chiesto di aprire a settembre prossimo un negozio Stefanel. Tutto prematuro; prima bisogna aspettare che il commissario presenti la richiesta di aggiudicazione, e spero che a gennaio saremo noi a prevalere, e poi che saremo capaci di realizzare prodotti in grado di ridare lustro a Stefanel”, sottolinea. 

“Non siamo retailer”, ricorda Beraldo, continuando a parlare mantenendo un profilo basso, ma mostrando tra le righe una certa sicurezza di aggiudicarsi la storica azienda trevigiana. “Partiremo dal prodotto, poi penseremo ad aprire negozi. Grazie alle nostre capacità di sourcing e alle sinergie industriali più efficaci di un’azienda con volumi piccoli, saremo in grado di realizzare capi della qualità tipica di Stefanel a prezzi inferiori del 30-40% alla sua offerta storica, seppur superiori di un altro 30-40% ai prezzi OVS. Che sapremo farlo lo testimonia l’esperienza con Massimo Piombo”, spiega. “I 500 corner Piombo che abbiamo creato, quasi degli shop-in-shop con prezzi simili a quelli di OVS e attenzione alla qualità - vera sinergia tra la nostra capacità industriale e il talento del designer - hanno portato clienti nuovi e aumentato del 50% le vendite in quegli spazi in cui prima non proponevamo corner. Piombo, che era abituato a confezionare giacche vendendole a 500-600 euro, ha visto che può proporle anche a 130 euro con la stessa qualità a fronte di un processo produttivo totalmente diverso. Non conosco altre aziende del nostro segmento che abbiano realizzato una collaborazione strutturata di questo tipo con uno stilista del lusso”.
 
Stefano Beraldo indica che OVS acquisirebbe oltre il 90% dei 23 negozi ancora attivi ad insegna Stefanel, e che all’inizio l’occupazione sarà mantenuta, con l’obiettivo di aumentarla. “Non ritengo che manterremo in piedi l’unità di Ponte di Piave, che non è più produttiva da tempo, ma è solamente di sviluppo prodotto e gestione amministrativa. Venti delle persone occupate in quella sede hanno concordato opzioni di esodo incentivato con la precedente struttura. I rimanenti 25 dipendenti (quelli dei negozi rilevati e quelli dell'ufficio di Milano e dell'ufficio di Ponte di Piave), se vorranno, saranno assorbiti da noi”, precisa, definendo Stefanel un marchio “dal grandissimo appeal internazionale”.
 
I prodotti Stefanel saranno realizzati sia in Italia che all’estero, sfruttando la base produttiva nazionale ed internazionale di OVS, a seconda del prezzo di ogni articolo. “Stiamo guardando anche ad altre acquisizioni di aziende, con alcune stiamo già discutendo, ma sicuramente non sono società internazionali né di segmenti di business diversi dal nostro, e non sentirete nulla di concreto a brevissimo termine”, dice Stefano Beraldo, che rispedisce al mittente le voci di un avvicinamento a Benetton. “È complicato, non è un tema”. 
 
“Se riusciamo a subentrare in aziende che per vari motivi non sono riuscite a funzionare riuscendo a rilanciarle (l’abbiamo già fatto con Upim, Bernardi, MelaBlu e molte altre), la cosa andrebbe anche a vantaggio della collettività”, ha ricordato Beraldo. “Lo stesso potremo fare se troviamo altre aziende adatte ai nostri interessi”, ha aggiunto, indicando in più che “non vogliamo usare assolutamente la finanza operativa per realizzare acquisizioni, perciò qualche giorno fa abbiamo ottenuto approvazione unanime nella nostra assemblea degli azionisti per un aumento di capitale da 80 milioni di euro. L’operazione Stefanel la finanzieremo agevolmente con il nostro capitale circolante”.
 
Nell'ambito della gara lanciata lo scorso 18 giugno dal Ministero per lo Sviluppo Economico, erano state due le offerte vincolanti giunte al commissario di Stefanel in amministrazione straordinaria, Raffaele Cappiello, per la cessione degli asset della società Stefanel SpA (lo stabilimento di produzione, il marchio e la rete di vendita) e della partecipazione di maggioranza (65%) della sua controllata riminese Interfashion. Non essendo però riuscita la gara bandita a giugno, il 16 novembre il commissario aveva pubblicato un altro bando con scadenza 20 novembre. Oltre ad OVS, l’altra offerta giungerebbe da una cordata di imprenditori in cui figurano il patron di Ima, Alberto Vacchi, e Luigi Rossi Luciani, dell’impresa veneta di condizionatori Carel, ma pare che il commissario Cappiello l’abbia giudicata inferiore. Da qui la buona sicurezza nelle parole di Stefano Beraldo.

Lo stile di Stefanel - Stefanel


“Siamo un’azienda viva, piena di progetti, che nei prossimi mesi vuole arricchirsi con partner ulteriori che ci diano valore aggiunto. E apriremo negozi nuovi”, informa Beraldo. “Ne abbiamo già 300 all’estero, ma contiamo l’anno prossimo di inaugurarne una sessantina, quasi sempre in franchising, tra Spagna, Balcani, Arabia Saudita o corner in department store russi. Comunque dobbiamo tutti avere a cuore che i consumi interni in Italia restino tonici, con una visione di filiera, non solo di sistema”.
 
Il gruppo OVS (marchi Upim, OVS, OVS Kids, Blukids, Croff) aveva chiuso il 2019 con vendite in leggero calo (-1,5%) ma comunque pari a 1,37 miliardi di euro, mentre il risultato d’esercizio rettificato era aumentato di 2,6 milioni, a 57,7 milioni di euro. Invece, nei primi nove mesi dell’esercizio 2020 le vendite del gruppo sono calate del 25,7%, a 736,7 milioni di euro (furono 990,9 milioni nello stesso periodo del 2019), naturalmente soffrendo come un po’ tutto il settore delle conseguenze di pandemia e lockdown. “Causa legittime iniziative normative, siamo stati costretti a chiudere i nostri negozi per il 25% delle ore disponibili, e il contesto ha portato i consumatori italiani a rimanere molto guardinghi anche quando a metà maggio c’è stata la prima riapertura”, ha ricordato Beraldo.
 
Riepilogando l’andamento del 2020, Beraldo ha anche ricordato come Il progetto 'Eco Valore' basato su tracciabilità e trasparenza, abbia posizionato la catena tra le 10 best practice più innovative nel programma triennale di economia circolare lanciato nel 2017 da Global Fashion Agenda, e ha indicato che OVS attribuirà sempre maggiore attenzione all’omnicanalità, “vero tema vincente del prossimo futuro in questo mestiere”, sostiene l’AD, ricordando come l’e-commerce sia cresciuto finora del 55% sull’anno scorso, percentuale che ha raggiunto il 300% di crescita durante il lockdown. “Nel 2020, abbiamo registrato risultati di vendita positivi anche dall’introduzione nei nostri store delle proposte di alcuni player complementari alla nostra offerta (Everlast, The Body Shop o ultimamente Tally Weijl) e abbiamo acquisito da Conad 18 negozi ex Auchan, garantendo il mantenimento di un centinaio di posti di lavoro”, conclude.

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