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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
19 ott 2021
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OVS cresce di gamma, punta sulla sostenibilità e diversifica l’offerta

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
19 ott 2021

OVS apre un nuovo capitolo, trainato da una rafforzata solidità finanziaria. Il brand italiano di abbigliamento low cost con sede a Mestre (VE), che continua nella propria espansione internazionale, sta salendo di gamma e rivedendo l’offerta puntando sulla qualità e aprendosi ad altri brand o talenti creativi. È questa la tabella di marcia dell’azienda, tracciata dall'amministratore delegato Stefano Beraldo e svelata questo martedì a Milano.

Il CEO Stefano Berlado - OVS


In occasione di una raccolta fondi per 200 milioni di euro in obbligazioni legate allo sviluppo sostenibile, il boss aziendale ha annunciato durante una conferenza con la stampa finanziaria l'inizio di una nuova era per OVS. Questa emissione, che arriva dopo un recente aumento di capitale da 81 milioni di euro, consentirà infatti al brand di ridurre il proprio indebitamento e rinegoziare alcune condizioni con le banche, al fine di consentirgli di gestire le proprie attività con una reale solidità finanziaria.
 
“Questo obbligazione rappresenta la chiusura di un cerchio. Dopo quindici anni di finanziamenti tipici delle società di private equity, come quello imposto dai due fondi che successivamente hanno acquisito OVS attraverso un leveraged buy-out, quest'anno dovrebbe essere il primo di una gestione normale”, puntualizza Stefano Beraldo, indicando che in totale “il gruppo ha speso quasi 1,2 miliardi di euro per ripagare i propri debiti con questi fondi di private equity e con le banche, pur continuando a investire nella società dai 50 ai 60 milioni di euro ogni anno”.

Questo per dire che OVS ha spalle forti, dopo aver registrato nel primo semestre un fatturato di 599,2 milioni di euro (+59,5% rispetto a un anno fa) e un utile netto di 13 milioni di euro. Soprattutto dopo l'ingresso nel proprio capitale nel 2019 dell'investitore di medio-lungo termine Tamburi Investment Partners (TIP), suo maggiore azionista con il 25%, a fianco del management (1%), mentre il resto è quotato alla Borsa di Milano. Come indica l’AD, il gruppo è riuscito a recuperare il suo livello pre-pandemia “assorbendo 400 milioni di euro di vendite perse a causa del Covid”. E Beraldo sottolinea poi come “OVS sia passato da una quota dell'8,1% nel mercato italiano dell'abbigliamento, 12 mesi fa, al 9% di oggi, quindi in piena crisi”, mentre la sua quota di mercato è del 20% nel segmento della moda bambino.
 
Questi risultati sono il frutto di una strategia attuata negli ultimi anni che si concretizza in “miglioramento del prodotto, investimenti nei negozi, solidità nell'approccio eco-sostenibile e arrivo di nuovi marchi con posizionamenti differenti”, sintetizza l'amministratore delegato. In particolare, il gruppo ha acquisito due anni fa il brand di abbigliamento maschile dall’eleganza senza tempo Massimo Piombo, il cui fondatore ed omonimo stilista guida il team stilistico di OVS dal 2019.
 
Con i suoi capi classici ed eleganti di buona qualità, tagliati utilizzando bei tessuti e lane, proposti a prezzi quasi simili a quelli di OVS e più cari solo del 10% nei pezzi più importanti come cappotti, abiti e giacche, il successo del marchio Massimo Piombo non è tardato ad arrivare. Oggi il brand è presente nella maggior parte dei negozi OVS, che ha lanciato per la prima volta anche una linea donna Massimo Piombo.
 
“Sono vestiti fatti per durare nel tempo. Non possiamo essere accusati di fare fast fashion”, stigmatizza Stefano Beraldo, molto orgoglioso di annunciare che quest'anno OVS è balzato al primo posto nella classifica Fashion Transparency Index stilata dall'ONG Fashion Revolution, grazie a codici che indicano per ciascuno dei suoi prodotti il ​​nome del fornitore, il consumo di acqua e le emissioni di CO2 generate dalla sua fabbricazione, nonché il suo indice di riciclabilità.

Un corner Massimo Piombo all'interno della catena - OVS


L'azienda è impegnata da diversi anni sul fronte della sostenibilità per quanto riguarda la produzione, la logistica, i materiali utilizzati e la riduzione del proprio impatto ambientale. Un approccio che l'ha portata a cambiare modello. “Stiamo puntando maggiormente sulla qualità degli articoli. Abbiamo introdotto fibre come il cashmere, che prima non lavoravamo. Compriamo molto meno e abbiamo anche ridotto la quantità di capi prodotti all'ultimo minuto”, spiega il manager, che riesce a mantenere bassi i prezzi scegliendo materiali meno costosi e limitando i propri margini.
 
Accanto ai marchi OVS e Massimo Piombo, oltre alla linea Baby Angel per le ragazze, il gruppo si sta sempre più aprendo anche ad altri marchi allo scopo di diversificare e segmentare ulteriormente la propria offerta. “Negli ultimi anni OVS è diventato un brand, ma anche un contenitore che punta ad aprirsi a più stili, fasce di età, aspettative. Questo ci porta nuovi clienti. Ad esempio, con Massimo Piombo tocchiamo l'uomo e la donna di 28-40 anni”, ha detto il dirigente.
 
"Siamo partiti dal nostro sito di e-commerce aprendolo a brand iconici internazionali, poco presenti in Italia, come Gap, o altre tipologie di talenti, come la stilista parigina Nina Kendosa, che ha subito riscosso un buon successo tramite vari suoi corner nei nostri negozi, o l’etichetta inglese Apricot London e il marchio svizzero Tally Weijl”, continua.
 
A questi partner vengono proposte diverse formule, che vanno dalla collaborazione alla rivendita classica, compresa la concessione, a seconda della struttura dei marchi selezionati. Generalmente, prima di arrivare in una selezione di negozi, vengono prima testati sull'e-shop di OVS, che ha visto le sue vendite aumentare del 30% nei primi sei mesi dell’anno rispetto al medesimo periodo del 2020, e del 77% rispetto alla prima metà del 2019.
 
Il gruppo continua inoltre ad espandere la propria rete fisica, in particolare nei piccoli centri di provincia. Sono 800 i suoi punti vendita in Italia e 400 all'estero, di cui 80-90 aperti nel 2021.

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