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11 set 2013
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NYFW: le folli 'regine vergini' di Thom Browne e la giungla urbana di Donna Karan

Di
Ansa
Pubblicato il
11 set 2013

Le folli "regine Vergini" del manicomio di Thom Browne. Miss Havisham di Great Expectation o cast di True Blood o ancora, come ha detto qualcuno tra il pubblico su Twitter, "una american horror story".

Thom Browne, collezione P/E 2014


Manichini alla Maurizio Cattelan impiccati al soffitto e le modelle che sfilano con un trucco "white face": non sembra proprio uno show su cui Michelle Obama, che lo stilista venuto dalle terre degli Amish ha vestito per l'inauguration 2012, potrebbe dare il suo sigillo di approvazione.

La sfilata è cominciata con 51 minuti di ritardo, con gli ospiti che hanno cominciato ad andarsene per l'impazienza. Poi si è alzato il sipario. "Amo l'uniformità delle cose severe", ha detto lo stilista pù trasgressivo della settimana della moda newyorchese, secondo alcuni l'erede ideale di Alexander McQueen: "Ogni mia collezione ha un pizzico di ironia, altrimenti sarebbe noiosa. C'è sempre una storia in un qualche modo fantastica. Questo rende l'uniformità molto più interessante".

Un teatrino dell'assurdo. Prima le infermiere in uniformi di pizzo candido con i fianchi imbottiti. Poi il resto della collezione, indossata da ragazze con il rossetto sbavato su fondotinta bianco come Heath Ledger in Dark Knight, capelli cotonati come in un film di Tim Burton. La Baby Jane di Bette Davis, la dea del noir Gloria Grahame sfigurata da Lee Marvin in Big Heath, una dama della buona società rinchiusa per aver strangolato il barboncino con un collier di perle indossano vestiti fatti di pizzi o gomma taslucida o plastica con aperture e plissettature che emergono dalle zone erogene dell'abito come architetture in miniatura. Per Style.com la silhouette è elisabettiana, come nella Elisabetta di Judy Dench in Shakespeare in Love. Ma un'Elisabetta folle in un manicomio dove tutti gli uomini sono Napoleone.

Donna Karan, collezione P/E 2014


Tutt'altra aria da Donna Karan che ha trasposto nell'unica casa che le è familiare, la giungla urbana di New York, le esperienze tribali che influenzano la sua creatività. In questo caso il punto di partenza è una sciarpa di cui si è innamorata durante un viaggio in India.

"L'oggetto che copre quel che vuoi nascondere, espone quel che vuoi mostrare e si muove col corpo". E dunque body-suit e sciarpa, per la stilista che negli anni Ottanta ha inventato la divisa delle donne in carriera. Show business all'impazzata da opening ceremony, alla prima sfilata a Fashion Week: Baz Luhrmann, Rihanna e Justin Bieber in prima fila. La griffe di Humberto Leon e Carol Lim, i direttori creativi di Kenzo, ha scritto "una lettera d'amore a New York, dove è nato il marchio, un tributo alle origini coreane di Carol e alla cultura di strada di Los Angeles dove abbiamo passato l'adolescenza".

Oltre la decina di macchine sportive che hanno occupato la scena, i riferimenti alla moda di strada sono evidenti nelle cinture e le fibbie che ricordano quelle delle auto da corsa e imotivi a zig zag dei pneumatici. Tutti elementi accoppiati con gli abiti tradizionali coreani, la magoja (una giacca lunga) e il jeogori (una giacca corta) e i pantaloni oversize "baji" in una serie di tessuti tra cui il neoprene.

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