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15 gen 2021
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Nuovo DPCM, Renato Borghi: “Senza interventi immediati, l’apocalisse sarà inevitabile”

Pubblicato il
15 gen 2021

Le misure previste dal nuovo DPCM, che includono il ritorno in zona rossa di Lombardia, Sicilia e Provincia Autonoma di Bolzano, hanno determinato l’immediata reazione di Federazione Moda Italia, che fa sentire la propria voce attraverso le parole del Presidente Renato Borghi e i dati sui primi giorni di saldi, momento cruciale per la moda che rischia di essere affossato dalle nuove disposizioni.

Renato Borghi - Federazione Moda Italia

 
“Una scelta che rischia di affondare l’intera filiera, in un momento cruciale per il settore”, ha dichiarato il Presidente. “I saldi sono partiti con il freno tirato per le forti apprensioni degli operatori alle prese con uno slalom di paletti e aperture a geometria variabile e la dilagante confusione generata dai decreti anche nei consumatori. Il 91% delle imprese intervistate evidenzia un preoccupante decremento delle vendite, con sei imprese su dieci che dichiarano un calo tra il 50 e il 90%”.
 
Secondo l’indagine, infatti, il 56,7% delle imprese ha dichiarato di aver subito un calo delle vendite dal 1° al 10 gennaio 2021, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, tra il 50% e il 90%; solo il 7% ha registrato una situazione di stabilità e il 2% un incremento.

Per quanto riguarda le percentuali di sconto, l’80,8% delle imprese ha dichiarato di aver proposto sconti tra il 20 e il 40%; la maggior parte, pari al 52% delle aziende, ha scelto una percentuale di sconto del 30%, mentre un’impresa su dieci sta praticando sconti medi del 50%. Tra i prodotti più venduti nel periodo spiccano maglieria (46,8%), pantaloni (24,7%), scarpe da donna (21,5%) e capispalla (21,2%); a soffrire maggiormente sono la valigeria (0,3%) e l’abbigliamento maschile (3,5%).
 
“Dopo aver perso quella marginalità di sussistenza nel pieno della stagione per cause dovute certamente al minor reddito disponibile dei consumatori; all’eccessivo utilizzo dello smart working nel pubblico e nel privato; alla totale assenza dello shopping tourism; al venir meno delle occasioni d’incontro di lavoro e nel privato ((…), perdiamo ora anche la liquidità dei saldi che permette ai negozi di effettuare gli ordini alla produzione per le collezioni autunno/inverno 2021-2022, con ovvie ripercussioni sulla manifattura e sul made in Italy”, prosegue Borghi. “Per evitare l’apocalisse del retail della moda servono misure shock per sostenere in modo concreto la continuità dei negozi attraverso un contributo sull’effettiva perdita di fatturato e per la rottamazione dei magazzini con un credito di imposta pari al 60% del valore di acquisto delle merci invendute”.

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