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Pubblicità

Non solo Versace, anche magliette di Coach e Givenchy scatenano polemiche in Cina

Di
Reuters API
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 18 ago 2019
Tempo di lettura
access_time 2 minuti
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Nei giorni scorsi, intense polemiche hanno investito il brand Versace, e la sua direttrice artistica Donatella Versace, in Cina. I media cinesi hanno denunciato che su una t-shirt venduta da Versace nel Paese asiatico apparivano nomi di città con la nazione di appartenenza sbagliata, in particolare non venivano elencate Hong Kong e Macao come parte della Cina.

Il retro della maglietta incriminata messo in risalto da un post cinese su Weibo - Ansa


Dopo la rivolta sui social, l'attrice cinese Yang Mi ha deciso di interrompere la cooperazione con Versace, accusando la casa di moda di voler attentare all'integrità nazionale. Versace ha fatto sapere di aver ritirato le magliette dai negozi il 24 luglio scorso e di averle poi distrutte.
 
Immediatamente, Donatella Versace si è scusata sui social network: “Mi dispiace profondamente per lo sfortunato errore”, ha scritto su Facebook. “Non ho mai voluto mancare di rispetto alla sovranità Nazionale della Cina”.

Lo scorso autunno era stato il marchio Dolce & Gabbana a finire nella bufera in Cina per uno spot ritenuto offensivo, che aveva portato alle scuse dell'azienda e all'annullamento di alcune sfilate.

Le scuse di Donatella Versace - Ansa


Intanto, gli ambassador cinesi di alcuni marchi di moda, tra i quali Coach e Givenchy, hanno rotto il contratto con loro perché affermano che non abbiano rispettato la sovranità della Cina, identificando Hong Kong e Taiwan come nazioni indipendenti.

Pechino è particolarmente attenta al modo in cui le società straniere descrivono territori come Hong Kong e Macao, ex colonie europee che ora fanno parte della Cina, ma che operano con un alto grado di autonomia.
 
Hong Kong, ex colonia britannica restituita alla Cina nel 1997, è piombata da alcune settimane nella sua più grave crisi politica da decenni a questa parte, una spina nel fianco per il governo centrale di Pechino.
 
Liu Wen, la modella testimonial di Coach in Cina, ha dichiarato su Weibo di aver rotto il suo contratto con il marchio di New York per una T-shirt simile, che definiva Taiwan uno stato, mentre la Cina ritiene che l'isola sia una provincia ribelle ed intende recuperarne la sovranità.

Coach, come Versace, è finito in una bufera mediatica in Cina - Coach


“Chiedo scusa a tutti per il danno che ho causato a causa della mia scelta poco saggia del marchio!”, scrive in un post pubblicato su Weibo, l’equivalente cinese di Twitter. “Amo la mia patria e proteggo fermamente la sovranità della Cina”, ha aggiunto.

Coach, di proprietà del gruppo Tapestry, ha dichiarato di aver scoperto questo “grave errore” nel maggio del 2018 e di aver immediatamente ritirato le T-shirt da tutti i canali distributivi. “Coach rispetta e sostiene la sovranità e l'integrità territoriale della Cina”.
 
Nel frattempo, il cantante cinese Jackson Yee ha dichiarato sempre a Weibo di aver rotto con il francese Givenchy, marchio di proprietà di LVMH, dopo le critiche a una delle sue magliette, che presentava Taiwan e Hong Kong come nazioni a sé stanti.
 
Givenchy non si è reso disponibile nell’immediato per commentare queste informazioni.

Con Ansa

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