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Nike e Olanda nel mirino UE per elusione

Di
Ansa
Pubblicato il
today 11 gen 2019
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Dopo Apple, Amazon, Starbucks e Ikea, anche la Nike finisce nel mirino dell'antitrust europeo per il suo schema aziendale 'creativo' che le ha consentito di eludere il fisco, aiutata da accordi con l'Olanda. Si tratta dei famosi 'tax ruling', accordi fiscali che non sarebbero vietati se garantissero un trattamento equo a tutte le altre aziende. Ma nel caso di Apple in Irlanda, Starbucks in Olanda, e Fiat, Amazon e McDonald in Lussemburgo, tali intese hanno invece portato le aziende a pagare meno tasse, godendo quindi di un aiuto di Stato illegale che la Commissione UE ha poi chiesto ai Governi di recuperare. La Nike è ora l'ultimo caso su cui l'Europa ha aperto un'indagine formale.

Nike


La modalità con cui operano le multinazionali per ridurre il proprio carico fiscale, è più o meno sempre la stessa. La società si divide in diverse entità che cercano di spostare i profitti tra di loro, allo scopo di ridurre la base imponibile nel Paese dove è fiscalmente assoggettata. L'indagine UE si concentra quindi sul trattamento fiscale di due società del gruppo Nike, entrambe con sede in Olanda: Nike European Operations Netherlands BV e Converse Netherlands BV. Queste sviluppano, commercializzano e registrano le vendite di prodotti Nike e Converse in Europa, Medio Oriente e Africa.

Le due società hanno ottenuto le licenze per l'uso dei diritti di proprietà intellettuale dei prodotti Nike e Converse in cambio di un pagamento di royalty deducibili dalle tasse, da due entità del gruppo Nike, olandesi, ma "trasparenti" ai fini fiscali cioè non tassabili in Olanda. Anche la struttura aziendale della Nike stessa è fuori dal perimetro delle regole UE sugli aiuti di Stato. Dal 2006 al 2015, le autorità fiscali olandesi hanno emesso cinque ruling fiscali, due dei quali sono ancora in vigore, avallando un metodo per calcolare il compenso che Nike European Operations Netherlands e Converse Olanda devono pagare per l'uso della proprietà intellettuale. A seguito dei ruling, le due società che impiegano oltre mille persone sono tassate solo in Olanda, su un margine operativo limitato basato sulle vendite.

Mentre le due entità che incassano le royalty non hanno alcun dipendente e non portano avanti alcuna attività economica. La Commissione teme quindi che i pagamenti sulla base delle royalty, approvati dai ruling, non riflettano la realtà economica. Ai tecnici europei sembrano infatti più alti di quelli che società indipendenti negozierebbero sul mercato. "Gli Stati membri non dovrebbero consentire alle società di creare strutture complesse che riducono indebitamente i loro profitti tassabili e danno loro un vantaggio sleale rispetto alla concorrenza", ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

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