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Nicolas Bargi (Save The Duck): “Decreto Imprese misura giusta, ma il settore si aspetta altri rinforzi”

Pubblicato il
10 apr 2020
Tempo di lettura
5 minuti
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Quello che fu il primo marchio di piumini al mondo 100% animal free, Save The Duck, nel 2019 era anche diventato la prima azienda della moda in Italia a ottenere la certificazione B-Corp. Oggi, il marchio fondato nel 2012 dal CEO Nicolas Bargi annuncia l'ingresso nello United Nations Global Compact (UNGC), iniziativa lanciata nel 1999 da Kofi Annan, allora segretario generale delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di promuovere su scala globale la cultura della responsabilità sociale d'impresa.

Nicolas Bargi - FNW


Il network, che unisce governi, imprese, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni sindacali e della società civile, ha al suo interno quasi 14.000 aziende e organizzazioni non governative, che pongono particolare riguardo sui diritti umani, sull’ambiente e sul trattamento delle persone nel processo produttivo. “Un grande onore far parte di questo compendio”, dice a FashionNetwork.com Nicolas Bargi, “che si muove su una chiave più alta rispetto a quella delle B-Corp, più legata al tema della sostenibilità, che noi mettiamo in pratica a 360° dal primo giorno. Diventiamo così portabandiera di un messaggio importante, che completa il percorso della nostra società in termini di benefit company. Guardiamo al profitto, sì, ma allo stesso tempo e con lo stesso riguardo cerchiamo di fare un percorso alternativo di impegno in business responsabili al fine di sviluppare, implementare, mantenere e diffondere pratiche e politiche sostenibili”.
 
Sulle misure del “Decreto Imprese” promulgato il 6 aprile scorso dal Governo presieduto da Giuseppe Conte, Bargi pensa “che prima di tutto ci si debba rivolgere alle imprese che hanno subito di più la situazione, attive in quei settori in cui l’impatto del Covid-19 è stato devastante, come turismo e food. Sono anche del parere che le aziende che hanno perso il 30-40% del fatturato rappresentino una priorità. Come primo provvedimento, il decreto è misura giusta, poi l’importo stanziato sicuramente non basterà, ci aspettiamo un rinforzo economico”.

I prestiti sostanzialmente garantiti in automatico, senza controlli preventivi sul merito del credito, “rimangono comunque prestiti, con tassi di restituzione che secondo me non saranno poi così agevoli. Mi sembra un discorso temporaneo: ti do l’ossigeno per respirare ma poi dovrai tornare a correre con le tue gambe e restituirmi l’aiuto che t’ho dato in un certo tempo. E i prestiti a fondo perduto sono anche un po’ pericolosi. Inoltre, quanti approfitteranno di questo decreto? Ovvero, ci potranno essere dei furbetti che si avvarranno delle misure, ma le cui difficoltà erano dovute a una gestione sbagliata e non all’esplosione del Covid-19?”, si chiede Bargi, terza generazione di imprenditori del tessile-abbigliamento attraverso l’azienda di famiglia Forest, fondata nel 1914 dal nonno Foresto. “Starà al governo attribuire aiuti alle aziende davvero colpite dalla pandemia”.
 
Save The Duck è riuscito a consegnare tutto l’estivo entro gennaio. “Vari clienti si sono fatti vivi chiedendo aiuto, che dovremo gestire in termini di dilazioni dei pagamenti o di forniture di servizi, su cui ragioneremo in fase di ordine PE 2021. Inoltre, a chiusura della campagna vendite dell’AI, a fine febbraio, abbiamo subito diversi annullamenti che stiamo cercando di gestire al meglio”, racconta. “La verità è che se ci sarà una ripresa prima dell’inverno questi negozi avranno bisogno di merce, e tanti fornitori, per una questione finanziaria, non riusciranno a consegnare la merce del tutto o nei tempi dovuti. Noi consegneremo la PE in tempo, anche se, per una questione di strategia, andremo ad offrirla ai nostri clienti verso fine giugno, mentre di solito lo facciamo a inizio maggio. Però siamo pronti. Tuttavia, se la ripresa dell’invernale non ci sarà, ci troveremo tutti in una situazione peggiore”.

Un capospalla Save The Duck


Il marchio del papero ha chiuso il 2019 su 37,5 milioni di euro di fatturato, dai 33,5 dell’anno prima. In senso generale, il giro d’affari si conferma 50% Italia, 50% estero. “Ma in termini quantitativi siamo al 60% estero, perché i distributori a livello di valore fatturano di meno”, precisa il CEO. Quest’anno la previsione di chiusura sull’ordinato è 42,5 milioni di euro, “ma ovviamente a causa del Covid-19 non riusciremo ad arrivare a questo risultato. Credo che il virus impatterà di un 5-10% in maniera negativa su questa cifra. L’Ebitda è rimasto alto, al 22,5%, dal 23% dell’anno precedente. Nei prossimi 6 mesi gestiremo costi e investimenti in maniera adeguata”, precisa.
 
Il brand è venduto in 2.000 negozi multimarca in Europa e circa 1.000 tra America e Asia, in 33 nazioni complessive. L’apertura della controllata sul mercato americano anticipata lo scorso giugno, Save The Duck la porterà avanti e la concretizzerà addirittura prima del previsto, a fine maggio.
 
Nel retail, Bargi punta ad aprire assolutamente a giugno il negozio di 65 metri quadri previsto in zona Cordusio a Milano (più ampio del’usuale metratura di 30 mq. delle boutique del marchio), preannunciato all’ultimo Pitti Uomo. Gli altri opening in cantiere dovevano “portare entro il 2020 i negozi monomarca a fruttare il 5% sul totale del fatturato, con un obiettivo a 5 anni pari al 10%. Lo stesso target è stato fissato anche per l’e-commerce”, aveva dichiarato qualche mese fa il CEO, “ma ovviamente questo obiettivo si ridimensiona”, ci rivela, e gli opening saranno più oculati. “L’idea era di inaugurare anche tanti pop-up in più, ma se non riusciamo a consegnare una parte dell’invernale saranno sicuramente diminuiti gli investimenti”, aggiunge oggi.
 
Il management di Save The Duck (il cui 51% dal 2018 è di proprietà del fondo Progressio SGR) ha anche dovuto rimandare i progetti nel Travel Retail. La priorità sarà data all'e-commerce, e in seconda battuta alle aperture di pop-up store. “Se la previsione di crescita che avevamo nell’e-commerce sull’anno scorso era del 15% ora è del 30%, ma questa accelerata dell’e-shop non compenserà il calo di consumi registrato negli altri canali”, si rammarica Bargi. “Si pensi invece che nel canale dell’e-commerce, consegnata la Primavera-Estate, mese su mese ed estivo contro estivo, abbiamo registrato una flessione di vendite del 20% rispetto all’anno scorso”.

Uno dei due capi genderless e sostenibili della capsule che a febbraio Save The Duck ha realizzato con M Missoni


Intanto, il progetto dell'esploratore italiano Alex Bellini di navigare i 10 fiumi del pianeta più inquinati dalla plastica, di cui Save The Duck è partner, a causa dell'emergenza sanitaria Covid-19 ha visto posticipate a data da destinarsi le tappe in programma tra aprile e maggio 2020. Il viaggio itinerante di Bellini riprenderà non appena la situazione globale sarà tornata alla normalità.

Continua infine la raccolta fondi per l'Ospedale Sacco di Milano che Save The Duck ha istituito: fino al 18 aprile il 20% delle vendite online del brand verrà devoluto al Reparto di Malattie Infettive e alla ricerca per sviluppare il vaccino contro il Coronavirus.

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