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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
13 set 2021
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5 minuti
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New York Fashion Week: Anna Sui, Thom Browne e Tory Burch

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
13 set 2021

La settimana della moda di New York, durata cinque giorni e mezzo, si è conclusa domenica, con una giornata di sole dopo un sabato solenne in ricordo del ventesimo anniversario dell'11 settembre. Abbiamo dato un'occhiata a tre designer davvero influenti: Anna Sui, Thom Browne e Tory Burch. Il messaggio chiave: la fantasia pudica è di rigore.

Anna Sui - Primavera-Estate 2020 - Womenswear - New York


Anna Sui: il Paradiso in Indocina
 
Anna, la stilista e non la giornalista, ha intitolato la sua ultima collezione “Another Day in Paradise”, mentre l’affascinante invito in stile Sgt. Pepper lasciava presagire un viaggio esotico. Una previsione che si è avverata, con una gamma di vestiti deliziosamente stravaganti.

Sul tabellone delle ispirazioni (ovvero il moodboard) di Anna Sui c’era un po' di tutto, dalle insegne del tiki bar al Trader's Vic, a pubblicità per Tahiti, alle maschere di Honolulu, fino ai cataloghi di Niki de Saint Phalle. La stilista è riuscita a integrare tutto questo e molto altro nella sua collezione Primavera-Estate 2022.
 
Tutto è stato svelato all’interno di “Indocina”, uno dei locali preferiti dagli appassionati di moda negli ultimi 30 anni. Stravagante, ma davvero favolosa, la collezione è stata valorizzata dall'angolazione della telecamera di Instagram (inserita nel bar di un ristorante vietnamita post-colonizzazione francese) sin dal look di apertura, un bikini rosa cipria indossato sotto una giacca in stile Chanel decorato con motivi Verner Panton, e sormontato da un enorme cappello di paglia a forma di tulipano.
 
Cardigan in maglia di ciniglia corallo, romantici abiti in pizzo verde lime, gonne elastiche in neoprene e top da hippie dei quartieri alti realizzati all'uncinetto erano tutti completati da sandali da trekking o zeppe con strass e calzini. E come molti designer newyorkesi, Anna Sui propone reggiseni sportivi e mutande decorative, facendo risaltare sulle passerelle gli outfit e gli abbinamenti di vestiti del lockdown, fino ad allora riservati agli appartamenti.
 
“Sogno di fuggire da tutto in un luogo di vacanza poco conosciuto, dove il tempo è sempre bello, le onde sono sempre perfette e le persone sono sempre fresche e simpatiche. Nella mia personale Shangri-La, mi sveglio ogni giorno all'ora che preferisco, cammino al canto degli uccelli, sotto le cime delle palme e tra i deliziosi fiori tropicali profumati, ascolto la mia musica preferita e ordino bevande servite con un ombrellino colorato. L'atmosfera è sempre allegra e tutto è permesso... è “Un giorno qualunque in paradiso!”, ha commentato Anna Sui nel proprio comunicato.
 
La gioia di vivere e la sensazione di fuga erano palpabili in questa sfilata, che sembrava più una cruise collection che un'offerta Primavera-Estate nel senso classico del termine. Il tutto è stato valorizzato dall'enorme lavoro di Pat McGrath e da una tavolozza di make up tutta rosa e sabbia. Le creazioni di Anna Sui a volte sono un po' all’acqua di rose, ma quando funzionano, come in questa stagione, sono davvero eccezionali.

 


Thom Browne: più artificiale che artistico
 
Viene da chiedersi perché Thom Browne non abbia mai realizzato un lungometraggio, il che sembra ancor più misterioso se si considera come le sue sfilate siano sempre più cinematografiche. Una verità particolarmente evidente durante il suo show di sabato sera, con una gigantesca struttura a forma di casa degna di De Chirico che aveva installato in un giardino alla francese potato a regola d’arte, con una piccola truppa di spiriti piumati e arpie come guardiani.
 
I primi due personaggi hanno attraversato la passerella lastricata inforcando due di quelle vecchie biciclette dotate di una ruota molto più grande rispetto all’altra, i volti nascosti sotto una testa di cavallo in rete metallica. Dentro la casa, una coppia in tailleur “bumster”, imbottiti sulle natiche e decorati con motivi trompe l'oeil, passeggiava su e giù, con l’aria imbronciata. Come i ciclisti, entrambi sfoggiavano varianti di un abito di flanella grigio, indossato in seguito dalla maggior parte dei modelli in passerella.
 
Bisogna riconoscere che Thom Browne ha saputo sviluppare il suo talento sartoriale in questa stagione, con cappotti senza maniche in stile edoardiano per le signore e una sahariana su misura composta da sovrapposizioni lucide, visibile mentre una delle arpie si toglieva il cappotto in piume di tessuto per fare il giro del giardino. Ma le sue incursioni nei vestiti – circa una ventina di outfit - erano molto rigide e poco ispirate.
 
Inoltre, troppo spesso abbiamo avuto l'impressione che l'arte e i suoi artifici servissero a mascherare la mancanza di innovazione nei capi proposti. Le sfilate di Thom Browne, tre volte più lunghe della maggior parte degli show di questo genere, ricordano le presentazioni delle collezioni Pierre Cardin, spesso appesantite dalla loro durata. Paragonato a questa sfilata, il film L’anno scorso a Marienbad sarebbe considerato un thriller.
 
Lo stilista ha saputo sviluppare un marchio importante e inventare un nuovo modo di indossare il completo per le donne. Ma dopo questo fine settimana, abbiamo la sensazione che la casa di moda farebbe bene a cambiare marcia, piuttosto che continuare a tracciare la rotta in modalità pilota automatico, contando sulla prossima location di lusso che metterà in risalto le sue creazioni.
 
A pensarci bene, un progetto cinematografico sarebbe il benvenuto per risvegliare l’energia creativa di Thom Browne!

Tory Burch - Primavera-Estate 2020 - Womenswear - New York - DR


Tory Burch: una festa di quartiere molto casta a Soho
 
Una strada in pavé a Soho - Mercer Street, con i suoi librai, le bancarelle di verdure e i negozi di antiquariato - ha costituito l'ambientazione perfetta per la sfilata di Tory Burch dello scorso fine settimana.
 
La collezione era, come si può immaginare, molto bohémien-chic: gonne ondulate alla caviglia, top pieghettati vaporosi, pantaloni da uomo oversize in canapa, cotone e una fantastica stampa a doppia riga da tennis. Molti look sono stati caratterizzati da cinture in tessuto Lonsdale. E la maggior parte delle top model portava con sé vari modelli di borse (secchiello, tote, cartella) che sembravano sia belli che pratici.
 
Tory Burch ama le esibizioni dal vivo, e così il suo show si è concluso con una graziosa dimostrazione di body popping del ballerino di jogging Lil Buck (AKA Charles Riley), che ha danzato insieme al corpo di ballo di Benjamin Millepied, ed è stato accompagnato al rullante dal musicista Cornelio. Un finale allegro per una sfilata il cui invito era un libro da colorare, con pastelli e una cannuccia.
 
Tanto tessuto e pochissima pelle visibile nella collezione più coprente della settimana newyorkese, tanto da non lasciar intravedere neanche un centimetro di gambe. È stato ancora più curioso che The Jezebel Spirit di Brian Eno e David Byrne sia stato scelto per la colonna sonora, dal momento che le modelle avrebbero potuto quasi passare per fervide devote.
 
Ma questo è sicuramente il segreto del successo di Tory Burch: è riuscita a inventare un nuovo paradigma, quello della femminilità allo stesso tempo distinta e trendy con discrezione.

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