×
1 565
Fashion Jobs
keyboard_arrow_left
keyboard_arrow_right

Natacha Ramsay-Levi (Chloé): "Non siamo in un periodo delicato o poetico”

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
today 29 apr 2019
Tempo di lettura
access_time 7 minuti
Condividi
Scarica
Scaricare l'articolo
Stampa
Clicca qui per stampare
Dimensione del testo
aA+ aA-

Direttore Creativo di prêt-à-porter, pelletteria e accessori di Chloé (gruppo Richemont) dall’aprile 2017, Natacha Ramsay-Levi (39 anni) è stata la star del 34esimo Festival Internazionale di Moda e Fotografia di Hyères, di cui ha presieduto la giuria del concorso Moda. Con l’occasione, FashionNetwork.com l’ha incontrata e ha parlato con lei di stile, ovviamente, ma anche dell’evoluzione del mestiere di designer, del mercato del lusso oggi e dei suoi progetti per Chloé.

Natacha Ramsay-Levi - © Emile Kirsch / JPPM


FashionNetwork.com: Dopo lo Studio Berçot, dove ha lavorato per 15 anni con Nicolas Ghesquière, di cui è stata il braccio destro da Balenciaga e in seguito da Louis Vuitton, come ha affrontato questo nuovo capitolo da Chloé?

Natacha Ramsay-Levi:
Quando ho creato la mia prima collezione, volevo che fosse un po’ come una lettera d’amore a tutte le cose che amo di Chloé. Era quindi composta da una serie di brevi “capitoli”: degli abiti pittorici, che facevano riferimento al lavoro di Karl Lagerfeld, del ricamo inglese, con riferimento a Phoebe Philo, ecc. Tutto quello che io avevo identificato come puramente Chloé. Per me questa collezione è stata come un indice, poi ho potuto approcciare il capitolo 1, il capitolo 2… Dopo due anni, sono alla quarta collezione, l’ottava se si contano le pre-collezioni.

FNW: A partire da ciò, ha cambiato la donna Chloé, apportando il suo tocco?

NRL:
Sì, perché penso che non si possa fare questo mestiere senza sincerità. Ma non volevo rivoluzionare Chloé, piuttosto farla evolvere. E non posso farlo se non con quello che penso e quello che sono.

FNW: Cosa ha apportato di differente alla donna Chloé?

NRL: La struttura, con un ritorno al tailoring, e forse una forza un po’ più decisa. È questo in particolare che mi viene detto. Ho portato un’estetica sofisticata ma al contempo con una certa dose di nonchalance, un equilibrio tra una donna soft e forte, perché non penso che si possa essere solo soft. Bisogna avere entrambi gli aspetti.

FNW: Ha sviluppato il tema della femminilità attraverso i bijoux, le stampe, i dettagli. Perché?

NRL: Tutto è partito da una piccola figura delle Cicladi, che risale al quarto millennio avanti Cristo, un busto con delle cosce. La utilizzo sin dall’inizio. Siccome Chloé è un brand ultra femminile, mi piaceva l’idea che la donna fosse anche un totem da adorare, da portare come un amuleto o un portafortuna. Qualcuno indossa delle croci, io trovavo bello indossare una donna. Ho sviluppato quest’idea nei bijoux, nelle scatole di fiammiferi. È diventato un modello ricorrente. Poi ho sviluppato altri messaggi di questo tipo. La femminilità viaggia di stagione in stagione, una volta è nei bijoux, una volta nelle stampe, un’altra volta ancora in un ricamo.

FNW: Ha rafforzato in modo particolare la categoria dei bijoux?

NRL: Sì perché li adoro! Penso che nei bijoux ci siano molte emozioni e messaggi e ciò mi permette di esprimere cose abbastanza sottili. Sono oggetti che si possono avere facilmente, perché si tratta di bigiotteria. Ci sono anche dei primi prezzi.

FNW: Ha sviluppato altri accessori?

NRL: Amo la moda nel suo insieme. Anche le calzature sono diventate molto importanti. Sono le due categorie che ho esplorato maggiormente rispetto a quello che aveva potuto fare Clare Waight Keller (il precedente Direttore Creativo di Chloé, passato oggi da Givenchy, ndr). Ma ho fatto anche molte borse. Amo anche l’idea di ornamento, di adornarsi. Le scarpe sono un’attitudine, sono la forza del movimento, il modo in cui si sta in piedi e con il quale si va avanti. La silhouette comincia da questo.

FNW: Cosa la ispira di più?

NRL:
I film sono una grande fonte di ispirazione. Noi filmiamo le campagne pubblicitarie e realizziamo degli screenshot. Partiamo dal film per descrivere chi sono le donne Chloé, la loro natura. Il cinema porta dello spessore a un personaggio. La foto può farlo in modo sofisticato, ma non sarà mai completamente Chloé. Il cinema dà profondità al personaggio e gli abiti hanno più stile. Alla fine, parliamo più della donna e dell’indossare piuttosto che del vestito in sé.

FNW: Lei è in Chloé da quattro stagioni, come sono state accolte le sue collezioni?

NRL:
Direi piuttosto bene. C’è stato un cambiamento, perché ovviamente io propongo un altro punto di vista. Bisogna che la clientela possa ritrovarsi e ritrovare i suoi codici. Tutti i nostri partner sono ancora presenti e ne abbiamo di nuovi, arrivati dalla mia prima collezione, come Dover Street Market.

FNW: Quando è arrivata in Chloé aveva già una bella esperienza. Cosa è cambiato per lei nel diventare Direttore Artistico?

NRL:
Cambia molto. Innanzitutto è un onore e una gioia immensi. Ci sono due differenze principali. La prima è il poter scegliere le persone con cui lavoro e creare una comunità di lavoro. Funziono molto bene in team. Ci sono molte persone a cui voglio bene e di cui ammiro il lavoro, che nel corso degli anni sono diventate degli amici, con cui ora posso lavorare. Ed è una grande soddisfazione guidare un gruppo di lavoro. La seconda, è di poter parlare a mio nome e quindi di riflettere; è tutta la parte mentale.

FNW: Ciò significa dare il suo punto di vista, è importante?

NRL: Per tutta la vita ho disegnato prodotti, con Nicolas Ghesquière e per lui da Balenciaga e poi Louis Vuitton. Un’attività in cui sono abbastanza ferrata. Invece, non avevo raccontato finora. Oggi, il racconto è importante tanto quanto il prodotto. Dover spiegare una collezione, come ci sono arrivata, tradurla in parole, rifletterci, darle un senso, cercare riferimenti letterali, ecc. È un lavoro geniale, che soprattutto mi riconnette con le mie origini e le mie passioni.

FNW: Come ha visto evolvere il mestiere di designer e quello di Direttore Artistico?

NRL: In generale, il mestiere è evoluto da designer a Direttore Artistico. Il ritmo delle collezioni e gli interessi commerciali sono cambiati, il numero di piattaforme di comunicazione è aumentato. Oggi, penso che quando si è Direttore Artistico si è meno designer rispetto a 20 anni fa, quando si aveva più tempo per concentrarsi sul prodotto. Non si fa più la moda come si faceva 20 anni da. Ora si ha più un ruolo di direttore d’orchestra.

Natacha Ramsay-Levy durante la master class organizzata a Hyères - ph Dominique Muret


FNW: Non le manca concentrarsi sulla creazione pura?

NRL: No, perché è geniale dirigere tutto. Innanzitutto perché amo tutte le categorie di prodotto. Le scarpe, gli occhiali…mi diverte dare tutto. Se un domani si potessero inventare altri accessori, lo farei con gioia. Inoltre, è fantastico poter creare un’immagine, raccontare una storia, creare il set di una sfilata, pensare a una musica. Trovo meraviglioso poter coinvolgere degli artisti in ambiti differenti.

FNW: Come vede il mercato del lusso oggi?

NRL: Penso che oggi siamo tutti un po’ persi su quello che funziona o non funziona. Per me è molto chiaro che quello che funziona sono le cose abbastanza forti o impattanti. Non siamo in un periodo delicato o poetico. E quindi è in un mercato forte e dinamico come quello di oggi che Chloé deve trovare la sua dimensione, perché si tratta di un brand che gioca più sulla dolcezza, sulla flessibilità, sulla femminilità e su un qualcosa di etereo.

FNW: Pensa che i social network abbiano rafforzato questa tendenza?

NRL: Può essere. In effetti i social network hanno accentuato il bisogno di visibilità immediata. Trovo tutto ciò piuttosto interessante. Nello stesso momento, all’improvviso, ogni marchio ha davvero una sua propria identità, ognuno al suo posto. C’è una forte creatività in questo momento.

FNW: Qual è l’equilibrio tra creatività ed esigenze commerciali?

NRL: è un equilibrio che cerchiamo tutto il tempo! Con dei momenti dedicati a questa ricerca e altri ad ascoltare solo l’istinto, altrimenti ci si perde. Cerco di programmare dei planning con giornate dedicate alla strategia e al business, e giornate dove chiudo le porte, resto nel mio ufficio e lavoriamo. Siamo circa 12 persone.

FNW: Ha molta pressione?

NRL:
: Ne abbiamo tutti. Sì, ce n’è molta, non le nascondo che ce n’è. Ma tutti sanno anche che è impossibile creare con troppa pressione. Sono una persona abbastanza aperta, che ama lavorare in squadra. Inoltre, sono diretta, per cui se c’è troppa pressione lo dico. Bisogna essere determinati. Io lo sono, perché conosco anche i miei limiti. Arriva un momento in cui chiudo le porte e bisogna lasciarmi lavorare.

FNW: I suoi prossimi progetti per Chloé?

NRL: Presenteremo la pre-collezione a Shanghai. Non la chiamerei una cruise collection, perché non siamo una grande maison. Non abbiamo mezzi straordinari come Louis Vuitton, Dior o Chanel. È quindi solo una pre collection, realizzata normalmente come facciamo di solito, ma che presenteremo in Cina come un evento nazionale, ossia un evento davvero dedicato al pubblico cinese, in un luogo che ho scelto e che amo molto.

FNW: Si sentiva destinata alla moda?

NRL:
Da adolescente, realizzavo i miei vestiti. Usavo il mio modo istintivo di vestirmi per esprimermi. L’impatto di un look è immediato. In un secondo, offre una visione della tua personalità. Penso che la moda sia sempre stata presente in me, ma era qualcosa che non accettavo molto bene. All’inizio ho fatto degli studi di storia africana a Jussieu, cosa che adoravo. Dopo un lungo viaggio da sola, tre mesi in Mali, durante il quale ho avuto il tempo di riflettere, una cosa è diventata evidente: la moda era ciò che dovevo fare.

Copyright © 2019 FashionNetwork.com Tutti i diritti riservati.