Moncler: l’arte di reinventare il piumino

Come fare a reinventarsi quando si è un marchio di piumini? Come riuscire a far ascoltare la propria voce nella sfera fashion quando si è specializzati in un monoprodotto sportivo? Moncler è riuscito a rispondere a queste domande creando un evento martedì sera, in apertura della Fashion Week milanese. La sua soluzione? Un’idea semplicissima: invitare otto stilisti provenienti percorsi molto diversi a declinare il tema del piumino ognuno sulla base della propria sensibilità.

Lo stile Moncler rivisitato da Pierpaolo Piccioli - FashionNetwork.com ph DM

Per presentare il progetto “Moncler Genius Building” o più semplicemente “Moncler Genius”, la griffe ha installato una specie di grande parco di divertimenti nell’enorme Palazzo delle Stelline, che un tempo ospitava uno dei padiglioni più antichi della Fiera di Milano con otto “stand” chiusi numerati, rivestiti esternamente di tessuto argentato come fossero tende ermetiche, che lasciavano passare solo pochi gruppi di visitatori alla volta per svelare il segreto che nascondevano all’interno. Niente di più adatto per incrementare il piacere della visita, creando un po’ di ressa e lunghe code d’attesa…
 
“Sono come le otto parti di un fantomatico building, ognuna delle quali racchiude una delle sfaccettature di Moncler. Attraverso queste otto collaborazioni, l'universo del marchio si è notevolmente ampliato. Ogni stilista ha offerto la propria interpretazione; c’è chi è stato più concettuale, altri sono stati più tecnici, altri ancora si sono concentrati sul design”, ci ha confidato Sandro Mandrino, che disegna la linea Grenoble, dedicata all’universo dello sci, da otto stagioni.
 
"Ognuno di noi ha lavorato da solo senza sapere cosa stava facendo l'altro, guidati dal CEO, Remo Ruffini, che ha interpretato il ruolo del direttore d’orchestra lasciandoci molta libertà e totale autonomia”, prosegue il designer che, per la sua nuova collezione Grenoble, ha applicato 18 stampe diverse su qualsiasi tipo di tessuto (velluto, cotone, nylon, pelliccia, poliestere, ecc.). Il tutto presentato tramite un gruppo di modelli che giacevano sdraiati sulla neve finta muovendosi periodicamente per realizzare una bella coreografia riflessi simultaneamente su di un enorme specchio inclinato, come si trattasse di tante sagome sospese su una parete innevata.

La linea Moncler Grenoble, firmata Sandro Mandrino - FashionNetwork.com ph DM

Bellissima installazione anche nello spazio n°1 allestito da Pierpaolo Piccioli, il direttore artistico di Valentino, dove longilinei manichini giganti guantati e incappucciati erano avvolti in maxi-abiti e cappotti zippati in colori luccicanti e saturi. “Mi sono ispirato allla tavolozza di colori dei pittori del Quattrocento italiano, da Piero della Francesca a Giotto, passando per Beato Angelico. Ho voluto restituire una certa idea di purezza e autenticità eliminando ogni tipo di eccesso”, ci ha spiegato il designer.
 
In un'altro degli otto “antri”, la giovane stilista irlandese Simone Rocha, unica donna di questo “dream team”, come lo chiama Moncler, ha fatto sfilare, in una cornice di montagne bianche fatte di carta stropicciata, alcune donne di un’altra epoca. Una sorta di principesse giapponesi vestite con lunghi abiti di tulle dotati di giacche-piumini decorate con perle. Le maniglie delle loro borse strette in vita o tenute in diagonale, come tante cartucciere, hanno aggiunto un tocco marziale a questo guardaroba metà barocco e metà gotico. “È una donna moderna, femminile e pratica. La voce femminile di Moncler”, ha riassunto la Rocha.
 
I giapponesi del gruppo hanno invece entrambi proposto visioni molto radicali. Una serie di capi neri, con il piumino confezionato in tutte le forme possibili (trapuntato, intrecciato, ecc.) in abiti svasati per Kei Ninomiya, di Noir Kei Ninomiya; e in pullover di mohair, camicie a quadri e giubbotti di piuma presentati su manichini di legno in una specie di serra vetrata affacciata su un giardino alberato per Hiroshi Fujiwara, di Fragment.

Simone Rocha ha portato un tocco femminile e poetico allo stile di Moncler - FashionNetwork.com ph DM

La linea principale, quella di Moncler 1952, è stata invece reinterpretata da Karl Templer in colorazioni vivaci. Il londinese Craig Green propone delle costruzioni futuriste con le proporzioni del bibendum in bianco o nero, mentre Francesco Ragazzi, fondatore dell’etichetta Palm Angels, e che per lungo tempo è stato il direttore artistico del brand, ha fatto da antipasto con due stand vetrati e luminosi all’ingresso di Palazzo delle Scintille, dove erano distribuite delle t-shirt.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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