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25 mag 2021
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Moda in ripresa, 2021 a 80 miliardi (+17%)

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Adnkronos
Pubblicato il
25 mag 2021

Il fatturato previsto per la moda e i settori collegati nel 2021 è di circa 80 miliardi di euro, con una variazione di crescita del 17%. Lo ha annunciato il presidente della Camera della moda italiana, Carlo Capasa, presentando il calendario della prossima fashion week dedicata all'uomo, in programma dal 18 al 22 giugno a Milano. L'export nel 2021 segna +13% di crescita a 63 miliardi di euro rispetto al 2020, mentre l'import si attesta a +9,2% a 37 miliardi.

Ansa


"I dati di fatturato di febbraio e marzo”, ha spiegato Capasa, “hanno finalmente segnato un punto di svolta e un'importante inversione di tendenza, anche se i livelli restano sotto quelli del periodo pre covid ma abbiamo recuperato 17 punti, noi prevedevamo tra i 5 e i 15, quindi è un buon segno stiamo andando un po' meglio del massimo previsto e dovremmo chiudere con un -10% in meno rispetto al 2019. Siamo in netto recupero e speriamo che il 2022 ci riporti ai nostri fatturati abituali".

Il rimbalzo è stato "particolarmente consistente nel mese di marzo" ha spiegato il numero uno di Cnmi, "perché ha collocato la moda tra i settori manifatturieri più dinamici con una crescita accelerata rispetto agli altri settori di consumo". Capasa ha rimarcato tuttavia che "permangono elementi debolezza" come, ad esempio, l'andamento degli ordini dei primi mesi. "Non è stato ancora al livello che ci aspettavamo, c'è ancora prudenza negli ordinativi" ha spiegato. Le esportazioni, invece, "hanno avuto un segno positivo ma una parte è stata trainata dall'aumento consumi interni".

A trainare la ripresa il mercato cinese, che, ha evidenziato Capasa, "ha registato un boom nei primi mesi 2021". Tuttavia, ha spiegato Capasa, il mercato interno "sta reagendo bene ed è un ottimo segnale". Quindi, tornando sul fatturato previsto nel 2021 ha concluso: "Noi avevamo ipotizzato per il settore una crescita tra il 15 e il 20% e oggi questo diventa un dato possibile. Ne siamo felici perché pensavamo di fare peggio".

Nello specifico, i dati di fatturato, pubblicati dall'Istat il 21 maggio, hanno segnato per i mesi di febbraio e marzo un'importante inversione di tendenza rispetto allo scenario di crisi che ha caratterizzato tutto il 2020. Il livello di fatturato di febbraio è risultato solo il 9% inferiore a quello del 2020, mese in cui i timori delle conseguenze della crisi in Cina cominciavano a preoccupare anche gli imprenditori europei, ma in cui ancora le attività produttive e le relazioni sociali in Europa non erano ancora state drammaticamente colpite.

Per l'insieme dei settori della moda, il fatturato di marzo 2021 è del 50% più elevato rispetto a marzo 2020, il mese della vera esplosione della crisi in Europa e del lockdown, con punte del +70% nell'abbigliamento e nelle calzature. Anche i settori collegati (occhialeria, gioielli, bigiotteria e cosmesi) hanno avuto un andamento positivo, ma meno brillante che per la moda. C'è ancora strada da fare per il pieno recupero dei livelli precrisi Covid-19, i dati di marzo restano infatti inferiori a quelli del 2019 e con ogni probabilità hanno anche goduto dell'effetto rimbalzo dopo mesi di blocco, in un contesto generale di clima delle attese più positivo sia per i consumatori che per le imprese.

L'ultima rilevazione dell'Istat, riferita ad aprile 2021, ha registrato infatti un notevole incremento dell'indice del clima di fiducia dei consumatori (da 100,9 a 102,3) e dell'indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 94,2 a 97, 3). La moda è in ogni caso tra i settori manifatturieri, che a marzo hanno registrato il maggior rimbalzo, insieme all'auto, alla metallurgia e al settore dei macchinari, con una crescita più che doppia rispetto agli altri settori dei beni di consumo. Un elemento discordante nel generale quadro di miglioramento del clima congiunturale è il giudizio sul livello degli ordini, che ancora a marzo non ha miglioramenti rispetto agli ultimi mesi del 2020.

La dinamica positiva del commercio internazionale per l'insieme delle merci è proseguita anche a inizio 2021, anche se a febbraio ha registrato, su scala globale, una decelerazione rispetto al mese precedente. I dati di export della moda italiana nei primi 2 mesi del 2021 (ultimo dato disponibile) restano però negativi rispetto a gennaio e febbraio 2020, periodo in cui i timori di una possibile crisi commerciale erano più focalizzati sull'interruzione dei flussi di fornitura dalla Cina che su una crisi sistemica come quella che si è verificata.

Per l'insieme della moda italiana il calo delle esportazioni è stato del 16%, con l'export verso il Regno Unito che nei primi due mesi della Brexit ha segnato -50,6%. Una eccezione al dato negativo è stata fortissima espansione dell'export verso la Cina (+85,3%) che a inizio 2021 è stato il quinto paese destinatario delle esportazioni della moda italiana. All'Interno dell'Ue il mercato francese (-8,2%) ha registrato i risultati meno negativi mentre la Spagna (-26%) quelli più negativi. L'export verso gli Usa è calato del 27,4%.

I settori collegati alla moda (gioielli, occhialeria e cosmetica) hanno complessivamente avuto una contrazione minore (-7,1%). Le importazioni sono diminuite del 22% nella moda e del 15,6% nei settori collegati. La bilancia commerciale della moda è peggiorata di -170 milioni di euro sui due primi due mesi del 2020, mentre nei settori collegati è rimasta sostanzialmente stabile.

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