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2 dic 2020
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Moda: il Covid azzera i profitti nel 2020, ma spinge l’online

Pubblicato il
2 dic 2020

I tempi della ripresa si allungano per l’industria della moda, che si avvia a chiudere il suo peggior anno di sempre a causa della crisi del Covid-19. La pandemia ha quasi azzerato i profitti nel 2020 (-90%), ma ha anche agito da volano per l’online, che ha raddoppiato la sua incidenza sul fatturato.

Dior - Primavera-Estate 2021 - Womenswear - Parigi


A scattare la fotografia del comparto, stimato in 2.500 miliardi di dollari, è la quinta edizione del report “The State of Fashion 2021” di McKinsey & Company e BoF. Dopo un calo 'storico' delle vendite globali del 15-30% nel 2020, il fashion tornerà ai livelli pre-covid nel terzo trimestre del 2022, secondo lo scenario più ottimistico. Ma senza un vaccino e con il ricorso a nuovi lockdown, la data della ripresa si allontana all’ultimo trimestre 2023.
 
Maglia nera quest’anno l’Europa (-22-35%), che dovrebbe riagganciare la ripresa nei primi mesi del secondo trimestre 2022, dopo il ritorno di viaggi e turismo, seguita dagli Usa (-17-32%), destinati a un recupero più lento entro il primo trimestre 2023. A spuntarla prima di tutti sarà la Cina (-7-20%), con un ritorno ai livelli pre-crisi già nel quarto trimestre di quest’anno o, al più tardi, nel primo trimestre del 2021.

Se i profitti calano a picco nel 2020 (contro il +4 del 2019 e con i 3/4 delle aziende quotate in perdita), colpiti dalla riduzione delle vendite, dalle nuove abitudini d’acquisto e delle interruzioni nelle supply chain, l’online sale dal 16 al 29% delle vendite totali, l’equivalente di sei anni di crescita in soli otto mesi.
 
Lusso e lusso accessibile sono stati i segmenti più resilienti, con una contrazione media dei ricavi del 30% e un calo medio dell’Ebitda di 20 punti percentuali nei trimestri tra febbraio e giugno 2020. Regge il colpo anche il beauty, con le vendite che dovrebbero tornare ai livelli del 2019 – o persino superarli – già nel 2021.
 
“A seguito del drastico calo dei profitti, la generazione di valore nell’industria della moda si è ulteriormente concentrata tra pochi top player, con la stima dell’incidenza delle aziende che distruggono valore passata dal 60% nel 2019 al 73% nel 2020”, commenta il partner McKinsey Emanuele Pedrotti, responsabile della practice Apparel, Fashion & Luxury per il Mediterraneo.
 
Il 2021, conclude il report, sarà un anno di transizione alla luce del perdurare dell’emergenza sanitaria, ma i player focalizzati su digitale, Asia (in particolare la Cina) e sul lusso potrebbero ottenere un vantaggio competitivo.

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