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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
17 mag 2022
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Moda e lusso: la padronanza tecnologica della catena di fornitura diventa fondamentale

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
17 mag 2022

Il settore del lusso e della moda è scosso da oltre due anni da una serie di crisi. Fattori congiunturali vari, ma anche strutturali, con la necessità di orientarsi verso uno sviluppo sostenibile, stanno costringendo le case di moda a rivedere il funzionamento della loro catena d’approvvigionamento, che è diventata la nuova questione chiave. Per padroneggiare questo ecosistema, hanno sempre più fatto ricorso al digitale e alle nuove tecnologie. Panoramica.

Loro Piana è passato alla pianificazione digitale della propria filiera. Qui il processo di stampa - © Loro Piana


Oggi l'industria deve fare i conti con una pletora di problemi e turbolenze, che stanno rendendo il sistema molto più instabile, soprattutto a monte della filiera. Quando il mercato ha intrapreso la strada della ripresa post-pandemia, sono emerse difficoltà di approvvigionamento. L'esplosione della domanda, dopo due anni di continuo calo che aveva notevolmente rallentato la catena di fornitura, ha generato una carenza di materie prime.
 
La situazione è peggiorata con i confinamenti di massa in Cina, legati all'impennata dei casi Covid, che hanno bloccato alcune produzioni e il porto di Shanghai, frenando il trasporto delle merci.

A ciò si sono aggiunti l'inflazione e l'aumento dei prezzi dell'energia, nonché la guerra in Ucraina, che ha esacerbato le tensioni dei mercati e le difficoltà nell'approvvigionamento energetico. Tutti questi elementi hanno prodotto quella che alcuni Paesi definiscono “una tempesta perfetta”, che sta mettendo in discussione l'attuale modello di approvvigionamento della moda e la sua mentalità di logistica just-in-time, ovvero di produzione su ordinazione.
 
“Questo modello ora è di nuovo in discussione e stiamo tornando a ciò che prima era considerato obsoleto, ovvero la capacità di anticipare il più possibile le esigenze del mercato con ordini di materie prime fatti con largo anticipo. Il settore sta anche riflettendo sul potenziale rimpatrio di parte della catena di produzione in Italia e in Europa”, indica Claudio Marenzi, amministratore delegato di Herno, azienda specializzata in capispalla, e presidente dell’organizzatore di fiere Pitti Immagine.
 
Claudio Marenzi non ha aspettato la crisi per rivedere il suo approccio alla produzione. Ecoresponsabile in anticipo sui tempi, qualche anno fa l’imprenditore novarese ha orientato la sua azienda verso un approccio di sviluppo sostenibile, puntando sull'innovazione tecnologica. In particolare ha creato nel 2020 con Andrea Ruscica, della società di consulenza high tech Altea Federation, la start up BeSight per offrire soluzioni tecnologiche alle PMI della moda. Come il marchio di scarpe Panchic, lanciato nel 2010 da Leonardo Dal Bello, che BeSight ha aiutato sul versante della tracciabilità.

“Inserendo un tag RFID nelle nostre scarpe durante la fase di produzione, riusciamo a gestire tutti i movimenti logistici e siamo più efficienti. Siamo sopravvissuti alla pandemia grazie alla nostra filiera”, ha affermato Leonardo Dal Bello in occasione dell'e-P Summit, il forum dedicato alla moda e alla tecnologia organizzato a Firenze all'inizio di maggio da Pitti Immagine.

Claudio Marenzi durante l'e-P Summit a Firenze - @ Lucia Sabatelli


Herno ha implementato un sistema simile. “Lo strumento RFID permette di avere una visione totale. La sfida è salire sempre più in alto nella filiera, tracciando il più possibile anche i movimenti delle materie prime. L'azienda deve sapere, infatti, in quale preciso momento il prodotto arriverà sul mercato per coordinare distribuzione e campagna di lancio”, osserva Claudio Marenzi.
 
“L’imprecisione non è più tollerata nell'era digitale. Quando il cliente cerca quel prodotto, deve trovarlo. Tutto ciò richiede una programmazione enorme e un impegno economico incredibile tra ingegneria, costi delle materie prime e organizzazioni sempre più complesse”, ha continuato. “I costi sono aumentati a tal punto che la soglia dell'impegno economico minimo, indispensabile solo per la conduzione dell'attività, è sempre più alta, rendendo il business proibitivo per i marchi più piccoli”, ha osservato Marenzi.
 
“Paradossalmente, quest'anno ho sentito molte più difficoltà rispetto ai due anni precedenti. Con la guerra in Ucraina ho dovuto sospendere molti ordini in Russia, uno dei miei mercati principali. Se il digitale ha aiutato molto, soprattutto a vendere dall’altra parte del mondo senza doversi spostare, la campagna vendita è stata comunque estenuante, perché dovevamo essere vigili su tutti i punti”, spiega Andrea Pilato Barrara, fondatore e boss della piccola etichetta di piumini Bacon.
 
Questa complessità, divenuta la “nuova normalità”, ha spinto diverse aziende ad accelerare la propria trasformazione digitale nei processi industriali. È il caso di Loro Piana, che ha unito le forze con il gruppo SedApta, specializzato in soluzioni informatiche per ottimizzare le catene d’approvvigionamento. “Eravamo ancora in una fase di pianificazione molto manuale con Excel. Stavamo cercando un software che ci permettesse di allineare tutte le funzioni dell'azienda per gestire le diverse esigenze commerciali, la gestione delle scorte, ecc., dandoci la possibilità di analizzare i colli di bottiglia”, afferma Michele Taranzano, responsabile della pianificazione per la divisione beni di lusso dell’azienda di tessuti e abbigliamento d’alta gamma del gruppo LVMH.
 
“Poiché produciamo tutto in Italia, abbiamo dei limiti di capacità produttiva, soprattutto perché le nostre materie prime sono molto rare. Da qui l'importanza di avere uno strumento che ci possa permettere di conoscere lo stato di avanzamento delle lavorazioni (...)”, specifica.
 
Loro Piana ha coinvolto in questa transizione tecnologica i suoi diversi reparti, oltre che i propri fornitori interni ed esterni. “Tutto questo ci ha dato grande flessibilità. Ora possiamo interpretare diversi scenari per soddisfare le richieste attraverso un piano di capacità definito in termini di fornitori, materie prime e modalità. Possiamo così rispondere a richieste specifiche in mezza giornata, mentre prima ci volevano diversi giorni per farsi un'idea e confermare un ordine”, osserva Michele Taranzano.
 
Ormai la pianificazione della produzione e la strategia di gestione degli acquisti si parlano tra loro grazie al medesimo strumento da Loro Piana. Integrando i subfornitori, l'azienda non ha più bisogno di passare ore al telefono a spiegare loro quali siano i suoi piani.

La piattaforma Kubix Link di Lectra offre ai marchi un approccio digitale multidimensionale - lectra.com


Diverse aziende di high-tech offrono soluzioni mirate e sempre più sofisticate per i marchi di moda. Pinko, come altre label, ha ad esempio stretto una partnership con Lectra, adottando la sua piattaforma cloud Kubix Link, che, grazie a funzionalità intelligenti e intuitive, lo aiuta a ottimizzare al meglio la produzione. Il sistema combina le funzioni di PLM (Product Lifecycle Management), PIM (Product Information Management) e DAM (Digital Asset Management). “Questo ci ha permesso di chiarire compiti e urgenze avendo un migliore controllo e un miglioramento dei processi produttivi”, spiega Marco Ruffa, direttore della trasformazione digitale del brand italiano.
 
“Ad esempio, siamo sempre più distribuiti sui maggiori marketplace internazionali e dialoghiamo maggiormente con i retailer online, che ci chiedono personalizzazioni in termini di lingue, presentazioni e informazioni sui prodotti. Questo strumento permette di far confluire tutti le informazioni per pubblicarle sui vari siti”, spiega il manager.
 
Pinko ha anche utilizzato Retviews, l'analista di dati di Lectra, per gestire il suo posizionamento prezzi nel mercato russo negli ultimi tre mesi. “In pochi mesi si sono verificate importanti variazioni di prezzo. Retviews ci ha permesso di controllare i prezzi applicati dai retailer online e di effettuare analisi molto reattive per mantenere il nostro livello di competitività”, conclude.

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