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1 feb 2022
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Milano Unica 34: formazione fondamentale per la ripresa del tessile-abbigliamento italiano

Pubblicato il
1 feb 2022

Di fronte a un pubblico numeroso, seppur nel rispetto del distanziamento e delle norme di sicurezza, Milano Unica ha dato il via alla sua 34esima edizione con la consueta conferenza inaugurale, che ha posto l’accento su un tema ritenuto fondamentale da tutti i rappresentati delle associazioni di settore presenti: la formazione.
 

Milano Unica riunisce 372 espositori il 1° e il 2 febbraio a Rho Fiera Milano - Photo: FNW/Laura Galbiati


Il Presidente di Milano Unica Alessandro Barberis Canonico ha dato il via i lavori ringraziando in primis i 342 espositori presenti all’edizione fisica del salone nonostante le problematiche legate alla pandemia e alle sue varianti, il 27% in più rispetto all’edizione dello scorso luglio.
 
“È anche questo uno dei segnali di ripresa del mercato. Abbiamo scelto di approfondire il tema della formazione perché il made in Italy nella moda e nel tessile, comparto che occupa circa 570.000 persone ha bisogno di figure specializzate, che oggi sono difficili da reperire. Un dato in controtendenza rispetto al livello nazionale di disoccupazione, pari al 9%, e molto sentito nelle fasce più giovani”, ha sottolineato Barberis Canonico. “Un recente studio di SMI ha individuato ben 36 figure professionali di difficile reperibilità, alcune addirittura introvabili. Mentre le aziende industriali di Biella nel loro complesso hanno bisogno di 1.600 nuove risorse, a fronte di circa 3.500 disoccupati nell’area, ma purtroppo domanda e offerta non si incontrano perché mancano le figure tecniche, come i periti industriali e i periti tessili”. 

Anche Carlo Maria Ferro, Presidente di ICE, ha esordito ricordando alcuni numeri che fanno ben sperare in una ripresa: “Nei primi mesi del 2021 la moda ha registrato un +16,4% tendenziale nell’export e il tessile un +9,9%, anche se entrambi i comparti non hanno ancora recuperato i livelli pre Covid. L’attuale contesto generale ci pone di fronte a molte sfide, oltre alle problematiche sanitarie: dalla necessaria accelerazione della digitalizzazione, all’incertezza del quadro geopolitico e sociale, fino all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. Il tema del capitale umano è trasversale a tutte queste sfide: questo è il momento del reshoring, che però deve poter contare su competenze specifiche per vincere la sfida sui mercati esteri”.
 

Photo: FNW/Laura Galbiati


Un altro contributo sull’importanza della formazione è stato dato da Cirillo Marcolin, Presidente di Confindustria Moda, che riunisce sette associazioni del settore: “Si stima che nei prossimi anni il comparto avrà bisogno di 50.000 persone con competenze tradizionali, ma anche innovative, ad esempio nell’ambito della digitalizzazione e della sostenibilità. Come Confindustria Moda abbiamo creato il Comitato Education, che coinvolge tutte e sette le associazioni, e abbiamo firmato un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione affinché vengano avviati percorsi formativi sia per i giovani che per il corpo docente. Sarà inoltre fondamentale favorire uno stretto dialogo tra territori e aziende. Tutte le imprese devono lavorare all’unisono per raggiungere questi obiettivi, perché i giovani non sono solo il futuro della moda, ma anche il presente”. 
 
Infine, Sergio Tamborini, Presidente di Sistema Moda Italia, ha ricordato come il comparto moda, insieme a quello del turismo, sia quello che ha sofferto di più a causa della pandemia: “La tessitura ha recuperato nel 2021 il +9,6%, ma è ancora sotto di circa il 23% rispetto al 2019. In Italia il sistema moda è importante a livello economico e ha bisogno di dialogare con le Istituzioni, come abbiamo fatto nelle scorse settimane sul tema delle energie, che sta impattando pesantemente sull’operatività delle aziende a monte della filiera. Il mondo della moda sta ripartendo, è il momento di fare una riflessione. Il sistema moda è formato da aziende a monte e a valle, da filiera e da marchi. C’è una grande trasformazione in atto, in cui tutti gli attori del sistema devono lavorare insieme. Stiamo favorendo la nascita di un Consorzio per unire il monte e il valle; si vince come sistema, non da soli. In ambito formazione, dobbiamo imparare, partendo con il migliorare la comunicazione, a far innamorare di alcuni mestieri i giovani: oggi mancano risorse e senza di queste il sistema non regge”.

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