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11 nov 2019
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Met: un secolo e mezzo di moda in mostra a maggio per i 150 anni del Museo

Di
Ansa
Pubblicato il
11 nov 2019

150 anni di moda per i 150 anni del Met: dopo quella sull'immaginazione cattolica e quest'anno "Camp", il prossimo maggio la mostra e il gala in onore del Costume Institute del museo esploreranno il concetto del tempo con l'aiuto di Virginia Woolf, dell'oscuro filosofo francese Henri Bergson, di Meryl Streep e del divo di Hamilton, Lin-Manuel Miranda.

Surreal, David Bailey (British, born 1938), 1980 - Image courtesy of The Metropolitan Museum of Art, Photo © David Bailey


Il concetto di tempo è al centro della prossima fatica del curatore Andrew Bolton, sponsor stavolta Louis Vuitton e a far gli onori di casa oltre alla Streep (al suo primo gala) e a Miranda, saranno lo stilista della griffe francese Nicolas Ghesquière, Emma Stone e ovviamente Anna Wintour.

Il "dress code" del red carpet "sara' senza tempo" aveva anticipato la Wintour un mese fa alla conferenza Force of Fashion di Vogue. La mostra, che aprirà il 7 maggio preceduta il 4 maggio dal gala dell'anno, presenterà 160 capi dell'ultimo secolo e mezzo: un viaggio nel tempo attraverso l'immenso archivio del museo.

"La moda è intrinsecamente connessa con il tempo: non solo rappresenta e riflette lo spirito del tempo, ma cambia e si sviluppa coi tempi", ha detto Bolton presentando l'iniziativa come "una storia della moda re-immaginata, frammentata, discontinua e eterogenea".

Il punto di partenza è Orlando, il film di Sally Potter del 1992 basato sul viaggio nel tempo immaginato dalla Woolf nel suo omonimo romanzo del 1928 e in particolare la scena in cui Tilda Swinton entra in un labirinto abbigliata in una "robe à la Francaise" del 18esimo secolo e ne riemerge con un abito nell'Inghilterra del 1850. La scrittrice di Bloomsbury è "il narratore fantasma" della mostra con citazioni da Orlando, La Signora Dalloway e Gita al Faro, così come Susan Sontag lo era stata per "Camp".

Michael Cunningham, il cui romanzo Le Ore era una rilettura post-moderna di La Signora Dalloway, contribuirà al catalogo con un racconto. Bolton confronterà stilisti di epoche diverse come Azzedine Alaïa‎ e Vionnet oppure Poiret e John Galliano. Stabilirà giustapposizioni tra stilisti rivali e coevi, uno dei quali è sopravvissuto e l'atro come "Chanel e Patou negli anni Venti o Rei Kawakubo e Georgina Godley negli anni Ottanta".

Disegnata da Es Devlin, che ha creato i set del tour "Formation" di Beyoncé, la mostra è concepita come due sequenze cronologiche: quella tradizionale tra 1870 e oggi rappresentata da una "spina dorsale" di abiti neri, da cui si stacca una contro-cronologia quasi tutta in bianco con sprazzi di colore: quella che Bolton chiama le "pieghe nel tempo".

"Considerereremo la natura effimera della moda attraverso flashback e fast-forward per rivelare come tutto puo' essere lineare e allo stesso tempo ciclico", ha detto il direttore del Met, Max Hollein. Il 70% dei pezzi in mostra viene dalle collezioni de museo, con il resto entrato in occasione del 150esimo anniversario: donazioni di stilisti e collezionisti per colmare i vuoti della raccolta permanente.

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