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29 nov 2018
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McKinsey: Cina sorpassa USA nel 2019 come primo mercato mondiale del fashion

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Ansa
Pubblicato il
29 nov 2018

La Cina diventerà il primo mercato mondiale della moda nel 2019, sorpassando gli USA, pur a fronte di una minor crescita del settore, che scenderà dall'attuale 4,5 al 3,5%.

Moschino SS19 - Camera Moda


Lo si legge nell'edizione di quest'anno del rapporto “The State of Fashion” di McKinsey e The Business of Fashion, nel quale sono indicati, tra le cause, i rischi dovuti alle politiche commerciali, come la guerra dei dazi tra USA e Cina, il rallentamento della crescita economica globale, che colpisce anche i principali mercati asiatici, e l'incertezza legata ad eventi come la Brexit.

Complessivamente il settore produce profitti globali per 25,8 miliardi di dollari, di cui il 97% è appannaggio di 20 colossi, tra cui Nike, LVMH e Inditex, che nel 2010 erano fermi al 70% totale del valore aggiunto. Nel 2019 il segmento più basso (value) del settore crescerà tra il 5 e il 6%, mentre per il lusso la crescita prevista è compresa tra il 4,5 e il 5,5%.

Secondo McKinsey e The Business of Fashion, nel 2019 sarà importante per l'industria del settore procedere con prudenza, in quanto le fluttuazioni al ribasso dei principali indicatori economici e altre forze potenzialmente destabilizzanti contribuiranno a creare un clima più cauto.

Un contesto in cui l'India diventerà un "centro nevralgico" grazie alla crescita dei consumatori della classe media e al rafforzamento del settore manifatturiero, con 690 milioni gli utilizzatori di smartphone nel 2022, più del doppio rispetto all'anno scorso.

Le aziende dovranno, conseguentemente, "preparare dei piani di contingenza" per far fronte a una potenziale "riorganizzazione a livello globale delle catene del valore", a causa dei cambiamenti nelle politiche commerciali, come nel caso della già citata guerra dei dazi tra USA e Cina.

Determinante sarà anche la "fine della proprietà del prodotto", con un ciclo di vita sempre più elastico dovuto all'affermarsi della rimessa in circolo di oggetti usati, rinnovati, riparati e noleggiati. Peserà poi la maggiore sensibilità sui temi della responsabilità sociale, mentre il divario tra la scoperta e l'acquisto di un prodotto si restringerà, con una tendenza ad acquistare subito i prodotti di cui si viene a conoscenza.

Le aziende dovranno operare con "maggior trasparenza", facendo leva sull'autenticità e sull'originalità dei prodotti al di là dell'attaccamento ai marchi tradizionali, in un contesto in cui sono sempre di più i piccoli marchi emergenti.

Infine, l'avanzamento del digitale e dell'e-commerce renderà necessario procedere con acquisizioni, investimenti e attività di ricerca e sviluppo per diversificare le fonti di profitto, puntando nel contempo ad un modello produttivo 'agile' e senza scorte ('just in time'). Questo comporterà anche una forte crescita degli investimenti in altri Paesi da qui al 2025.

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