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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 ott 2020
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Materie prime: quali sviluppi sostenibili nella produzione di tessuti e pelle?

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 ott 2020

Nel suo rapporto 2020, Textile Exchange mostra stabilità nella produzione di poliestere e cotone, che rimangono i materiali di punta del settore. Ma l’indagine mostra anche, persino all'interno di ogni tipologia di materiale, un aumento della proporzione di produzioni che adottano requisiti sociali e/o ambientali.

Textile Exchange


Da una prospettiva globale, i dati dell'anno fiscale 2019 mostrano un mercato dominato al 52,2% dal poliestere, e al 23,3% dal cotone. Mentre il primo ha leggermente rafforzato la propria quota di mercato (+0,7 punti), il secondo ha registrato una leggera contrazione (-1,2 punti) a favore di altri materiali vegetali. Iuta, fibra di cocco, lino, sisal e altri rappresentano ora il 5,9% del mercato.
 
Le poliammidi, dal canto loro, mostrano livelli stabili tra il 2018 e il 2019, rappresentando il 5% del mercato. Così come le altre fibre sintetiche, che rappresentano ancora il 5,7% delle quote di mercato, con l'elastan riciclato (Roica, Lycra Ecomade, Sheiflex, Spanflex…) e gli acrilici riciclati (esempio: Acrycycle) o gli elastan (es.: Lycra 162R) e i poliuretani (es.: Susterra) prodotti a partire da materie prime naturali.

Stabilità anche sul lato delle fibre di cellulosa, che l'anno scorso hanno rappresentato quasi il 6,5% del mercato. La viscosa domina ancora in gran parte questo ambito (79%), davanti all’acetato (13%), al lyocell (4,3%) e al modal (2,8%). 
 
In termini di fibre animali, il rapporto calcola la quota di lana di pecora intorno all'1%, contro lo 0,05% per le lane di altri animali. A cui si aggiungono le piume (0,024% di quota di mercato) e la seta (0,001%).

Textile Exchange


Il mercato globale delle fibre ha raggiunto i 111 milioni di megatonnellate nel 2019 e si prevede che raggiungerà i 146 milioni nel 2030 se la tendenza dovesse continuare, mentre la produzione mondiale di pelle si aggirerebbe intorno ai 7 milioni di megatonnellate.
 
Passaggio graduale verso materiali riciclati o naturali
 
Il rapporto ha anche costituito l’occasione per Textile Exchange per avviare una riflessione su quelli che l’organismo definisce i “Preferred Materials”. Materiali la cui produzione ha integrato impegni sociali o ambientali. Dal 2013 al 2019, la quota corrispondente della produzione di cotone vergine è aumentata dal 5% al ​​25% della produzione totale di cotone, per raggiungere i 6,4 milioni di megatonnellate su un totale di 25,7 milioni. Si pone naturalmente la questione del cotone riciclato, che per il momento resta marginale nel settore. La fondazione Ellen MacArthur recentemente ha stimato che attualmente a livello globale solo l'1% dei vestiti è riciclato.
 
Per quanto riguarda la regina delle fibre, l'anno scorso il poliestere riciclato rappresentava il 14% dei 57,7 milioni di megatonnellate di poliestere prodotti. Vale a dire un aumento di 5 punti nell'ultimo decennio, nonostante una flessione nel 2018. “Il motivo principale del calo nel 2018 è stato il divieto di esportare vari tipi di rifiuti solidi, comprese le bottiglie di plastica e gli scarti tessili in poliestere, verso la Cina”, spiega Textile Exchange. “I prezzi dei poliesteri riciclati sono aumentati in risposta al divieto. A causa del divieto, gran parte dei rifiuti è stata inviata ad altri Paesi, come Malesia, Vietnam e Thailandia”.

Textile Exchange


Per quanto rigurda i poliesteri a base naturale, Textile Exchange stima la loro quota di mercato a meno dell'1% della produzione totale di poliesteri. Il che non impedisce la mobilitazione degli industriali in questo settore, come testimoniano la collaborazione tra Gevo e Toray, la gamma Sorona di Dupont, l’impianto dimostrativo inaugurato da Avantium nel 2019, il Lycra T400, o il BioformPX di Virent.
 
Per quanto riguarda le poliammidi, rimarrebbe difficile stimare la percentuale di materiali riciclati nel settore. Textile Exchange sottolinea che non sono ancora stati resi pubblici dati affidabili in materia. Tuttavia, poiché le poliammidi sono ancora più complesse da riciclare rispetto al poliestere, la quota di poliammidi riciclate sul loro mercato sarebbe inferiore a quella dei poliesteri riciclati sul proprio. Vale a dire meno dell'1% delle poliammidi totali prodotte. Stima simile a quella stabilita per le poliammidi prodotte a base di materiali naturali, su cui si sono posizionati produttori come Cathay, Fulgar o Kintra.

Textile Exchange


La lana non fa eccezione a questo graduale spostamento verso la responsabilità sociale ambientale. Tra il 2009 e il 2017, il numero di fattorie che si sono impegnate nel Responsible Wool Standard (RWS) sarebbe passato da 95 a 745. Secondo Textile Exchange, benché la lana organica rimanga per il momento “una nicchia”, quest’offerta è ormai “abbastanza ben consolidata”, rappresentando poco meno dell'1% della produzione mondiale di lana.

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