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AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 ago 2020
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Marks & Spencer, Estée Lauder e Bucherer tagliano circa 10.000 posti di lavoro totali

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 ago 2020

La catena britannica Marks & Spencer eliminerà 7.000 posti di lavoro a causa del calo delle presenze nei negozi e dell’impatto della pandemia, che sta creando scompiglio nelle imprese del Regno Unito e le spinge a reinventarsi. Nello stesso periodo post-Ferragosto, le cose non vanno meglio per l’azienda statunitense di cosmetici Estée Lauder, che ha annunciato il taglio da 1.500 a 2.000 posti di lavoro e l’adozione di altre misure volte a risparmiare risorse, né per la società elvetica di orologeria Bucherer, che ha reso nota l'eliminazione di 370 risorse in tutto il mondo, pari al 15% della sua forza lavoro complessiva, dopo aver dovuto registrare un crollo delle vendite.

Un punto vendita di Marks & Spencer a Londra, il 18 agosto 2020 - AFP


Marks & Spencer
 
Le notizie economiche si susseguono e sembrano sempre le stesse in tutto il Regno Unito, con annunci di tagli di posti di lavoro quasi ogni giorno da parte di marchi notissimi nel Regno Unito. Poco prima di Ferragosto, era stata la volta di Marks & Spencer svelare l’dozione di un piano sociale e il taglio di 7.000 posti di lavoro che saranno concretizzati nei prossimi tre mesi.

Il gruppo, che impiega oltre 80.000 persone nel mondo, spiega in un comunicato che queste riduzioni di effettivi avverranno principalmente su base volontaria o tramite prepensionamento. Marks & Spencer intende adattarsi al cambiamento delle abitudini di consumo, acceleratosi con la crisi sanitaria, e concentrarsi sulle sue attività online.
 
I tagli interesseranno principalmente i negozi nel Regno Unito e anche il personale dirigente, specifica Marks & Spencer, che prevede anche di creare posti di lavoro nelle vendite su Internet. E i suoi dipendenti saranno più flessibili, e potranno passare dalla sua branca di prodotti alimentari all'abbigliamento fino ai prodotti per la casa.
 
Marks & Spencer ha anche presentato dati sulla propria attività di quest'estate, che si mostra in forte calo, con una discesa delle vendite del 10% tra l'inizio di giugno e l'inizio di agosto, nonostante la riapertura dei negozi. Il marchio incontra da anni difficoltà nei settori dell'abbigliamento e dei prodotti per la casa, suoi talloni d'Achille.
 
L’azienda inglese ritiene che questi reparti abbiano sofferto dei distanziamenti fisici e del calo delle presenze nei negozi del centro o nei centri commerciali. Le vendite online di questa branca del business sono invece aumentate del 39,2%, grazie in particolare agli investimenti per aumentare le proprie capacità distributive.
 
Le vendite di prodotti alimentari di M&S sono aumentate del 2,5% nello stesso periodo. Marks & Spencer punta infatti tanto sulla sua partnership con il distributore alimentare online Ocado, che scatta a settembre. Questa sarà una prima volta per la catena britannica, che finora è stata assente dal segmento delle vendite di cibo online, a differenza di molti dei suoi concorrenti, uno dei pochi settori in cui l'attività è cresciuta dopo il lockdown.
 
Per il settore della vendita al dettaglio, la pandemia non ha fatto che aggravare difficoltà di vecchia data per molte insegne, che in alcuni casi sono cresciute troppo rapidamente e sono state duramente colpite dal boom del digitale.
 
I danni concretizzatisi dopo la ripresa dei consumi sono già stati considerevoli e hanno visto concretizzarsi tanti fallimenti, mentre ad esempio la storica catena di grandi magazzini Debenhams, che conta 14.000 dipendenti, lotta per sopravvivere. Il marchio, che ha dichiarato bancarotta ad aprile e ha recentemente tagliato migliaia di posti di lavoro, ha appena annunciato di aver assunto la società Hilco per aiutarla a predisporre una possibile liquidazione.
 
Sempre più aziende britanniche temono poi di non poter resistere allo shock che sarà determinato dal previsto ritiro a fine ottobre del regime di cassa integrazione parziale, del quale hanno beneficiato 9,6 milioni di dipendenti all'inizio di agosto.
 
Alcune catene tentano di reinventarsi, come i negozi d’alta gamma Selfridges, che elimineranno 450 risorse e stanno lanciando un servizio di noleggio di vestiti di seconda mano, per darsi un'immagine più "attenta all’ambiente". L’insegna John Lewis, che chiuderà dei negozi, con 1.300 dipendenti a rischio licenziamento, segue la stessa strategia e ha appena annunciato il lancio di un sistema di prestito di mobili.

Estée Lauder


Estée Lauder
 
Il gruppo statunitense di cosmetici ha annunciato l’eliminazione di un numero compreso tra i 1.500 e i 2.000 posti di lavoro, così come altri risparmi vari, dopo un trimestre segnato da un forte calo del traffico nei propri negozi durante la pandemia di coronavirus.
 
L’azienda ha presentato un piano che prevede la chiusura dal 10% al 15% dei propri punti vendita fisici, principalmente in Europa, Medio Oriente, Africa e Nord America, ma anche maggiori investimenti nel digitale, per intercettare la crescita degli acquisti online, o in quei negozi che offrono anche servizi online.
 
Il gruppo (marchi Estée Lauder, Clinique, Aveda, La Mer, Mac, Bobbie Brown) prevede di tagliare delle posizioni di addetti alla vendita e di supporto alle vendite.
 
La società registrerà una spesa variabile tra i 400 e i 500 milioni di dollari per tutte queste operazioni di ristrutturazione.
 
Nel 4° trimestre del suo esercizio fiscale, terminato il 30 giugno, Estée Lauder ha visto diminuire le vendite del 32%, a 2,43 miliardi di dollari, e il gruppo ha subito una perdita di 462 milioni di dollari.
 
Estée Lauder non intende fornire previsioni per l'esercizio in corso, ma prevede un calo delle vendite dal 14% al 15% nel periodo compreso tra luglio e settembre.
 
Durante il suo intero anno fiscale, il fatturato di Estée Lauder è diminuito del 4%, a 14,29 miliardi di dollari.
 
Il gruppo ha registrato un utile netto di 684 milioni di dollari, in calo del 62% in un anno.
 
“L'anno fiscale 2020 è stato un esercizio senza paragoni, in quanto abbiamo raggiunto vendite record e una crescita dell'utile rettificato per azione eccezionalmente forte nella prima metà dell'anno, e abbiamo resistito con agilità a una pandemia senza precedenti nel secondo semestre dell'anno”, ha commentato il CEO di Estée Lauder, Fabrizio Freda, in un comunicato.

La homepage del sito di Bucherer il 12 agosto 2020 - Bucherer


Bucherer
 
Il brand svizzero Bucherer, specializzato nella vendita di orologi di lusso, ha invece annunciato la scorsa settimana l’eliminazione di 370 posti di lavoro nel mondo, pari al 15% della sua forza lavoro, dopo un crollo delle vendite, duramente colpite dall'assenza di turisti cinesi.
 
Il marchio ha avviato una consultazione con i suoi dipendenti, ha indicato in un comunicato stampa, precisando che è in fase di elaborazione un piano sociale. L'azienda diretta da Jörg Bucherer, che rappresenta la terza generazione della famiglia fondatrice, prevede di tagliare 220 posti di lavoro in Svizzera, 170 dei quali alla sede societaria e nella sua storica boutique di Lucerna, una delle più grandi mete turistiche della Svizzera. Dei 150 posti di lavoro colpiti nel resto del mondo, 100 sono già stati tagliati negli Stati Uniti, ha precisato.
 
“Solo a Lucerna, le vendite sono crollate di oltre il 90% dall'inizio della crisi del coronavirus a febbraio e sono aumentate a malapena dalla riapertura dei punti vendita a maggio”, ha indicato Bucherer.
 
Il marchio svizzero, che ha dichiarato di volersi adeguare alle nuove condizioni di mercato, si è mostrato pessimista sulle prospettive per il settore del lusso, non prevedendo alcun miglioramento significativo per i prossimi tre anni. “Le prospettive per il settore turistico internazionale, che è di importanza esistenziale per Bucherer, e la minaccia di recessione, che colpisce particolarmente l'industria del lusso, non promettono nessun miglioramento significativo prima del 2023”, ha affermato l’azienda elvetica.
 
Creata nel 1888 a Lucerna da Carl Friedrich Bucherer, l'azienda produce orologi e gioielli ed è a capo di una rete di 17 negozi in Svizzera, nelle grandi città del Paese così come nelle località sciistiche chic di Zermatt, Saint-Moritz e Crans-Montana.
 
Nel resto dell’Europa gestisce 19 boutique, tra i quali lo store parigino a metà strada fra place Vendôme e i grandi magazzini più importanti della città, e sei negozi a Londra, in particolare all'interno degli eleganti grandi magazzini Selfridges su Oxford Street. Nel mercato americano dispone di 32 negozi a marchio Tourneau, acquisito nel 2018.

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