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Marco Marchi (Eccellenze Italiane): "Ho voluto dare una svolta a Blumarine"

Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
16 set 2020
Tempo di lettura
4 minuti
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Il fondatore di Liu Jo, Marco Marchi, ha rilevato a fine 2019 Blufin, gruppo che detiene, tra gli altri, il brand alto di gamma Blumarine, confluito nella holding Eccellenze Italiane, creata con l’occasione per accogliere anche Liu Jo e costituire un nuovo gruppo di moda italiano. Marchi ha raccontato a FashionNetwork.com i suoi progetti per il rilancio di Blumarine, che aprirà la settimana della moda milanese il prossimo 23 settembre, sotto la guida del Direttore Creativo Nicola Brognano.


Marco Marchi - Eccellenze Italiane

 
FashionNetwork.com: Ha acquisito Blumarine, per una somma che non è stata rivelata, a fine 2019, proprio prima della crisi del Covid-19. Tempismo sbagliato?
 
Marco Marchi: Mi sono fatto la stessa domanda per due mesi! Non ho avuto molta fortuna, ma paradossalmente la pandemia ha azzerato il contatore per tutti. Blumarine ha una storia molto bella e sono convinto che nell’attuale riorganizzazione generale del mercato può trovare il suo posto. I periodi post crisi hanno sempre avvantaggiato i brand dallo stile un po’ più ricco, rispetto a quelli più minimalisti.

FNW: In che situazione si trovava la società al momento dell’acquisizione? Il suo giro d’affari per il 2019 è stimato a circa 23 milioni di euro.
 
MM: Sicuramente l’azienda era in difficoltà, con un Ebitda negativo e delle perdite. Gli ultimi quindici anni, in particolare, sono stati un’agonia. Bisognava quindi investire per consentirle di superare il momento particolare legato alla pandemia. Al di là dell’acquisizione, ho ricapitalizzato la società per diverse decine di milioni di euro, per darle una dimensione economica in grado di farla ripartire. E ho nominato un nuovo Amministratore Delegato.
 
FNW: Quali altre misure ha adottato?
 
MM: Inizialmente avevo previsto dei licenziamenti. Ma con il Covid-19, ho cambiato piani. Ho approfittato degli aiuti governativi e adottato la cassa integrazione, decidendo di non licenziare nessuno. Intendo proporre ad alcuni dipendenti di riconvertirsi in nuovi ruoli, a condizione che accettino il cambiamento. Blufin impiega oggi circa 90 persone e alcune modifiche sono necessarie per il suo funzionamento, che potrebbe sembrare a volte anacronistico.
 
FNW: Ha messo mano anche alla distribuzione?
 
MM: Sì, anche in quest’ambito abbiamo cambiato totalmente strategia. Ci concentreremo su una distribuzione wholesale, affidata allo showroom Riccardo Grassi, con l’idea di stringere partnership con le migliori boutique in tutto il mondo.
 
FNW: Che ne sarà dei negozi di proprietà? Blufin disponeva nell’ultimo periodo di una trentina di boutique.
 
MM: A parte lo store di Blumarine a Roma e qualche negozio in Asia, in particolare Giappone, Corea del Sud e Taiwan, i principali punti vendita del brand sono stati chiusi negli ultimi anni; abbiamo chiuso anche il flagship di via della Spiga a Milano, perché pensiamo che lo stile della via sia cambiato.
 
FNW: Manterrete lo stile femminile e un po’ opulento della griffe?
 
MM: Sì, manterremo le sue caratteristiche di ricchezza. Blumarine ha un DNA molto preciso, una femminilità che sa giocare con la seduzione, senza essere volgare, e che mette in evidenza la cultura e l’estetica mediterranee. Il marchio ha potenzialità straordinarie, in particolare per quanto riguarda il prêt-à-porter donna. Si può imporre come una realtà in grado di vestire le donne in modo gratificante. Credo che sull’abbigliamento abbia carte da giocare, perché in questo segmento c’è spazio e c’è molto da fare, più che sull’accessorio.
 
FNW: Come si posizionerà Blumarine?
 
MM: Ho voluto dare una svolta al marchio. Con il nuovo Direttore Creativo Nicola Brognano, che ha 29 anni, vogliamo sicuramente ringiovanire Blumarine, mettendo l’accento sulla qualità e su una produzione al 100% made in Italy. La griffe continuerà a offrire prodotti alto di gamma, proponendo prezzi coerenti, in linea con le aspettative dei consumatori di oggi. Abbiamo quindi abbassato i nostri prezzi, posizionandoci nel segmento del lusso accessibile.
 
FNW: Oltre alla forte personallità di Blumarine, quali sono gli altri punti di forza della maison?
 
MM: Quello che mi ha sorpreso di più è il suo pubblico nel mondo, che si è mantenuto nonostante i quindici anni di declino. È un brand internazionale molto conosciuto, soprattutto in Asia e in Russia. E nel momento storico che stiamo attraversando, se un’azienda di moda ha le idee chiare e le risorse economiche, otterrà molta più attenzione da parte del mercato rispetto a un nome emergente. Con il suo codice estetico molto preciso, Blumarine è quasi solo nella sua nicchia, con una femminilità che è andata perduta.
 
FNW: Quale sorte riserverete agli altri brand di Blufin?
 
MM: Abbiamo mantenuto Anna Molinari e Blugirl, per i quali abbiamo progetti di rilancio. Abbiamo invece bloccato Be Blumarine, linea lanciata recentemente, che secondo noi non ha spazio sul mercato.
 
FNW: Liu Jo e Blumarine hanno entrambi sede a Carpi, in Emilia Romagna; saranno riunite sotto lo stesso tetto?
MM: No. Le due aziende rimarranno separate, con spazi di distribuzione differenti, ciascuna mantenendo i proprio dipendenti. La gestione di una maison del lusso non può essere mischiata con altre realtà.
 
FNW: Ci saranno tuttavia delle sinergie tra le due aziende?
 
MM: L’unica sinergia possibile all’interno del gruppo è rappresentata dalla parte finanziaria.
 
FNW: Quali sono i progetti per Eccellenze Italiane?
 
MM: L’obiettivo è di acquisire altri marchi. Voglio costituire un polo della moda, dove poter creare una logica finanziaria sinergica e delle strutture per inserirvi aziende di valore. Unendo le forze, possiamo fare molto per le imprese del made in Italy, come dar loro visibilità, un nuovo management e favorire il loro accesso al credito.

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