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AFP-Relaxnews
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 nov 2021
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Manolo Blahnik: “Volevamo aprire le porte dei miei archivi a un pubblico globale”

Di
AFP-Relaxnews
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 nov 2021

Per il suo 50° anniversario, la maison Manolo Blahnik ha lavorato per mesi a un grande progetto decisamente rivolto al futuro: un museo virtuale che rendesse accessibili gli archivi del famoso stilista in tutto il mondo. In occasione dell'apertura di questo tempio digitale della calzatura e del design, Manolo Blahnik ha ripercorso per noi cinque decenni di storia e creazione, nonché la genesi di questa iniziativa.

DR


Festeggiate il 50° compleanno dell’azienda in un contesto particolare, dopo quasi due anni di pandemia. Questo anniversario è ancora più importante oggi?
Manolo Blahnik: Non posso credere che siano passati 50 anni... Il tempo è passato così velocemente, ma è quello che succede quando fai ciò che ami. Penso che sia particolarmente importante celebrare i miei team in giro per il mondo, perché hanno reso possibili questi 50 anni.
 
Quali sono i suoi ricordi più importanti di questo mezzo secolo?
MB: Sono troppi. Il mio primo défilé con Ossie Clark, nel 1971, è inevitabilmente un ricordo molto importante e prezioso, perché è lì che tutto ha avuto inizio. Collaborare con Azzedine Alaïa e John Galliano, due geni brillanti e stimolanti, è un altro. Ma ce ne sono stati tanti. Sono molto fortunato ad aver vissuto così tanti momenti meravigliosi nella mia carriera.

La donna Manolo Blahnik è cambiata molto negli ultimi 50 anni?
MB: Penso che voglia sempre sentirsi elegante e investa in capi di alta qualità e senza tempo. Quindi no, non credo che sia cambiata affatto. Forse sono gli stili nei quali sceglie di investire che cambiano nel corso di una vita.
 
Si dice che la pandemia abbia ucciso le stiletto, con le donne che ora vogliono solo ballerine e sneaker. Pensa che questo sia un fenomeno temporaneo?
MB: Per un breve momento, le persone hanno avuto meno motivi per indossare i tacchi alti, ma non credo che ciò possa uccidere i tacchi a spillo. Sarebbe tragico! Sono iconici e lo saranno sempre.
 
In occasione di questi 50 anni, il suo marchio lancia la capsule “Gold”, un omaggio all'artigianalità e al saper fare, con piume, pizzi, macramè e pelle. Perché questa scelta?
MB: Festeggiamo il nostro 50° anniversario, che nell'immaginario collettivo è associato al colore oro… Anche se sono anni che uso l'oro nelle mie collezioni, in tutte le sue forme. È semplicemente divino! I materiali di questa collezione sono davvero molto speciali. Abbiamo un pizzo in lurex fatto a mano che è totalmente nuovo per noi, una finitura dorata effetto carta stropicciata, uno stivaletto con una frangia più squisita che mai, e tanti altri nuovi materiali da scoprire.

C'è anche la gamma “Bells”, che è un tributo più personale. Ce ne può parlare?
MB: Mia madre aveva un bellissimo braccialetto d'oro che ha disegnato da sola. Un'enorme catena d'oro con delle campane. Era incredibilmente rumorosa, ma molto sentimentale, perché i nostri nomi (quelli dei suoi figli, ndr.) erano incisi all'interno di ogni campana. È stato importante per me incorporare tutto questo nei miei progetti per questa collezione. Il modello “Rayuela” è il mio preferito!
 
Questa collezione è un'ode al passato, ma offrite anche un'esperienza interattiva attraverso un museo virtuale palesemente all'avanguardia, guardando al futuro. Vi state già preparando per i prossimi 50 anni?
MB: Benché il passato spesso mi ispiri sul piano creativo, mi concentro solo sul futuro, è tutto ciò che conta. Sono eccitato per le cose che verranno.
 
Il museo virtuale avrebbe visto la luce senza la pandemia?
MB: Assolutamente. È stata mia nipote (Kristina Blahnik, CEO della maison Manolo Blahnik) ad avere questa favolosa idea molto prima della pandemia. Volevamo aprire le porte dei miei archivi a un pubblico globale e l'unico modo per riuscirci era farlo virtualmente. È incredibile quello che possiamo fare oggigiorno.
 
È un modo per rendere Manolo Blahnik accessibile a tutti?
MB: Abbiamo sempre voluto che questo progetto fosse virtuale, per noi era infatti importante renderlo accessibile su scala mondiale.

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