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4 dic 2008
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Manifattura e Industria: 900mila lavoratori a rischio prossimo biennio

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APCOM
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4 dic 2008

Roma, 2 dic. (Apcom) - Gli effetti della crisi finanziaria internazionale stanno colpendo duramente il tessuto produttivo nazionale. Novecentomila lavoratori sono a rischio nei prossimi due anni nei settori manifatturiero e costruzioni, mentre circa 180mila sono già andati in cassa integrazione e mobilità tra gennaio e ottobre. E' quanto denuncia la Cisl, che nel rapporto annuale sull'industria ha stilato un elenco di aziende e lavoratori coinvolti in processi di crisi e ristrutturazione aziendale.

Nei primi dieci mesi del 2008 sono 179.552 gli occupati finiti in Cig, ordinaria e straordinaria, e in mobilità rispetto ai 20-25mila a rischio stimati a giugno. Un dato in cui non sono compresi gli interinali e i tempi determinati ai quali non è stato rinnovato il contratto. Tra le aziende in difficoltà figurano nomi eccellenti: Fiat, Alitalia, Guzzi, Lucchini, Riello, Ratti, Electrolux, Antonio Merloni, Pininfarina, Carrozzerie Bertone, Granarolo, Campari, Unilever e Natuzzi. Sono numerosi anche i distretti industriali in crisi: la lana a Prato e Biella, la seta a Como, il calzaturiero nelle Marche, il mobile in Puglia e Basilicata, l`orafo ad Arezzo.

"In mancanza di misure anticicliche efficaci, di sostegno alla domanda e alle imprese - rileva il rapporto - nei prossimi due anni ci sarà una riduzione del Pil. E non è difficile prevedere che, in assenza di correttivi rilevanti, la recessione provocherà una selezione di tipo darwiniano all`insegna della sopravvivenza dei più forti".

I dati più recenti sulla cassa integrazione, sottolinea la Cisl, indicano che la tendenza a una riduzione delle ore di cassa ordinaria, presente in tutto il 2007, si sta invertendo nel corso del 2008. Ad agosto, la Cig ordinaria aumenta del +24,7% rispetto allo stesso mese del 2007. La Cig straordinaria, che ancora a giugno appariva in leggera diminuzione, nello stesso mese è in aumento dello 0,7% rispetto all'anno precedente.

Complessivamente, le ore di cassa aumentano del 7,9% con una variazione più che doppia di quella registrata a giugno. I settori più coinvolti sono il tessile e abbigliamento, trasformazioni minerali, legno, pelli e cuoio e meccanico. Piemonte, Lazio, Campania, Basilicata e Sardegna segnalano la maggior intensità di crisi strutturali irrisolte rispetto al tessuto produttivo regionale.

Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede al Governo e all'opposizione di "fare un passo avanti" e invoca "più responsabilità per affrontare i veri temi". Secondo Bonanni occorre investire in infrastrutture, energia e sicurezza nelle scuole, con un occhio alle piccole e medie imprese per le quali "occorre agire affrontando il problema dell'accesso al credito".
E' su questo che il Governo, spiega Bonanni, deve "tornare a dialogare con l'opposizione. La manovra varata nei giorni scorsi è un'opportunità".

Ma quello che non convince il segretario generale della Cisl "è la non strutturalità dei provvedimenti a favore di pensionati e lavoratori per la detassazione e gli sgravi fiscali. E' insufficiente il volume di risorse stanziate per riprendere lo sviluppo". C'è tuttavia un altro punto di ricaduta: la maggioranza di governo, lamenta Bonanni, è come la Cgil "che non vuole collaborare con gli altri. In questo sono uguali".

Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, mette invece in guardia gli enti previdenziali dal divenire "strumenti delle politiche del Governo". Secondo quanto riferisce Epifani, l'Inps si sarebbe rifiutato di dare al sindacato i dati sulla cassa integrazione. "Dobbiamo stare attenti al ruolo degli enti di previdenza - osserva Epifani - c'è qualcosa che non mi quadra.
Bisogna chiedere che siano terzi e non solo strumenti per le politiche del Governo. Mi risulta che l'Inps non vuole darci i dati sulla cassa integrazione. Se così fosse, noi e il Paese avremmo un problema serio".

Fonte: APCOM