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Maiocchi (Malo): “Scorretto chiedere sconti a fornitori, capi timeless per il rilancio”

Pubblicato il
25 mag 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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Dopo due mesi di stop causa Covid-19, Malo torna in pista con un mix di capi ‘senza tempo’ e una forte spinta sul digital. Il presidente Walter Maiocchi racconta a FashionNetwork.com le strategie di rilancio dello storico marchio toscano di cashmere, che non ammette scorciatoie ma punta su una filiera solidale e chiede velocità al Governo nell’attivazione degli aiuti economici.

Walter Maiocchi, Presidente di Malo


Qual è il vostro giudizio sui decreti ‘Imprese’ e ‘Rilancio’?
Positivo se arrivassero in breve tempo, realmente, i sostegni alla liquidità d’impresa e un chiaro contributo reale sui costi di gestione come gli affitti che, in certe location strettamente legate al traffico turistico straniero, sono veramente alti. 

L'impatto della pandemia sul giro d’affari di Malo?
Il fatturato nel primo trimestre è stato di 2,7 milioni di euro, ma dovremmo chiudere il periodo aprile-giugno circa a quota 800mila euro. Nell’intero anno stimiamo una contrazione minima del 25% rispetto al 2019.

A causa del blocco delle attività commerciali, l'estivo 2020 già consegnato è ancora largamente invenduto. Avete aperto un dialogo con i negozi​? 
Riteniamo che il problema dell'invenduto sia limitato a una piccola percentuale della collezione primavera-estate 2020, costituita solo in minima parte da capi legati a un concept particolare che varia (scade, ndr) ogni stagione.
 
Lo stop alla produzione ha indotto molti marchi a chiedere sconti ai fornitori. Come vi siete mossi su questo fronte?
Non abbiamo ritenuto corretto chiedere degli sconti ai nostri fornitori, ma abbiamo dovuto riprogrammare i pagamenti perché siamo rimasti fermi per circa due mesi.

Boutique Malo

 
Il coronavirus ha generato una pesante crisi dei consumi. I clienti hanno confermato gli ordini per la stagione invernale? 
Stiamo contattando tutti i nostri clienti per aver le conferme degli ordini già emessi e attualmente non li abbiano ancora sentiti tutti, ma il 90% ha confermato gli ordini autunno/inverno 2020-21.

Come state affrontando la 'fase 2'?
Abbiamo già aperto le boutique italiane e spagnole, in cui offriamo un servizio personalizzato su appuntamento, seguendo le normative in materia di sicurezza sanitaria. Sono tornati operativi anche i siti di Campi Bisenzio (FI) e Borgonovo Val Tidone (PC), in parte convertiti alla produzione di mascherine eco-friendly, riutilizzabili fino a venti volte. A regime ne forniremo 7.500 “bianche” per la Protezione Civile e circa 3.500 “stile” destinate al consumer.

Strategie e progetti per il rilancio?
Faremo maggiore attenzione alla realizzazione delle collezioni, che dovranno essere più attente al mercato futuro e a quello che cerca il nostro cliente. In particolare, vogliamo rafforzare la produzione di capi 'timeless', strategia che si è dimostrata vincente, soprattutto in questo periodo. Procederemo, come da nostri piani, all’apertura di nuovi store diretti nazionali ed esteri (nel breve periodo a Verona e New York) e all’implementazione di un servizio di customer care personalizzato.

La mascherine 'stile' di Malo riportano ognuna i nomi delle artigiane che le hanno prodotte


Avete fatto leva sull’e-commerce per rimediare alle restrizioni del lockdown?
Il nostro e-commerce, partito a gennaio, è stato sin dall’inizio molto promettente e ci ha permesso di restare vicini ai nostri clienti. Abbiamo “viaggiato” con loro attraverso le più belle città italiane che hanno ispirato la PE20, creando contenuti settimanali per allietare lo 'stay at home'. È stata una strategia vincente: le vendite online sono andate bene e la percentuale è in crescita, soprattutto in quest’ultimo periodo in cui si avvicina la possibilità di tornare a muoversi tra una regione e l’altra.   
 
Sarete a Pitti Uomo a settembre?
Non parteciperemo alla fiera perché non crediamo ci possa essere una grande affluenza di nostri clienti, soprattutto esteri, in quella data, ma ci siamo già prenotati per l'edizione di gennaio.

Le fiere digitali rappresentano una valida alternativa al format fisico?
Sì, ma per noi rimane più importante l’incontro “reale”. Il nostro prodotto deve essere guardato ma soprattutto toccato, è un capo sensoriale e solo toccandolo e indossandolo si può comprenderne l’artigianalità.

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