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Made in Italy: da turisti stranieri spesi 330 milioni di euro tra Natale ed Epifania

Di
Adnkronos
Pubblicato il
today 10 gen 2019
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Tra Natale e Capodanno sono stati circa 6,3 milioni i turisti stranieri in Italia, secondo l'indagine realizzata dal Centro Studi Turistici per Confesercenti nazionale, mentre durante la prima settimana del 2019 il Centro studi Cna, in collaborazione con Cna Turismo e Commercio, ne ha previsti 4,6 milioni. Secondo l'agenzia di comunicazione d'impresa Klaus Davi & Co., che ha condotto un'indagine su 532 turisti, si stima che questi quasi 11 milioni di visitatori stranieri abbiano speso tra Natale e l'Epifania circa 330 milioni di euro. Sempre in base allo studio, il 77% ha detto di voler fare acquisti a prescindere, mentre il 33% avrebbe acquistato solo se avesse trovato cose interessanti.

Facebook/Serravalle Designer Outlet


Non ha dubbi l'87% degli intervistati che opta per capi Made in Italy, in particolare per gli uomini i più ambiti sono nell'ordine: cravatte (56%), camicie (51%), giacche (46%), pantaloni (44%), slip/boxer (39%), cinture (36%), sciarpe (32%), calze (31%), cappelli (27%) e portafogli (25%). Per le donne, invece, si va dal trench/spolverino (48%) al tubino nero (46%), alla pochette (43%), cappotto lana doppio petto (40%), jeans a vita alta (36%), camicie (32%), gonna longuette (28%), borsetta (24%), maglione con spalle scoperte (21%) e stivali scamosciati (19%).

Ma perché il made in Italy tira ancora tanto? L'agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. lo ha chiesto ai big della moda in mostra a Pitti Uomo, in un documentario realizzato durante l'evento fiorentino, a partire da Brunello Cucinelli: ''Il mondo intero, in particolare nuovi Paesi come il Sudamerica, la Cina e l'India, sono affascinati e attratti dal nostro manifatturiero''. Lo segue a ruota Pier Paolo Palmieri, direttore commerciale Piquadro Group: ''In giro per il mondo si riconosce in maniera fantastica la capacità tipicamente italiana di fare prodotto, soprattutto pelletteria''.

Sulla stessa linea Paolo Roviera, AD di Corneliani: ''L'Italia è il Paese delle 4 F: Fashion, Food, Football e Ferrari. Veramente noi abbiamo dei punti di forza che altri non hanno e dobbiamo sfruttarli''. Tutela al primo posto per Niccolò Biondi, amministratore unico di Roy Roger's: ''Dobbiamo implementare il Sistema Italia, in questo caso il sistema moda, ed è necessario che le istituzioni si rendano conto di dover tutelare il nostro settore manifatturiero''. Per Maurizio D'Angelo, CEO di Fedon 1919, ''c'è bisogno di aumentare i consumi affinché il made in Italy produca, fabbrichi e ci sia quindi la possibilità di occupare persone''.

Secondo Emanuele Fabi, lead design di Fabi SpA, ''siamo italiani, creiamo in Italia, dobbiamo produrre in Italia il vero Made in Italy e dare lavoro e ricchezza in Italia''. Gli fa eco Salvatore Toma, presidente di Confindustria Puglia Moda: ''Il Made in Italy è la storia dei nostri antenati e quindi è il valore aggiunto dell'artigianato, della manualità e del sapere fare italiano''. Il 'made' in è un bene da preservare anche per Luca Rossetti, AD di Fratelli Rossetti: ''Difendiamo il Made in Italy perché tutti noi, a tutti i livelli, ci sforziamo di continuare a fare le cose in Italia''.

Corrado Masini, global brand director Harmont & Blaine, loda l'italianità: ''Noi siamo l'efficienza in persona, l'italianità è il mondo globale che noi dobbiamo esportare come DNA. Non c'è nessun Paese al mondo che abbia il nostro heritage''. Dello stesso avviso Giuseppe Rossi, direttore generale Pineider 1774: ''Il Made in Italy è la quintessenza della garanzia per i consumatori e per l'opinione pubblica, per quanto riguarda qualità, etica e morale''. Punta sui valori Luca Sartori, AD Altea: ''Abbiamo dei valori importanti che sono quelli del fashion, del patrimonio artistico-culturale e della cucina che fanno girare l'economia''. Così come Raffaele Barba, CEO Barba Napoli: ''La cosa più importante in questo momento è tutelare il lavoro in Italia, il lavoro manifatturiero e soprattutto le maestranze e il know-how''.

Anche Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano, esalta la nostra eccellenza: ''Solo noi riusciamo a fare un prodotto di livello artigianale come quello che soltanto in Italia si riesce a proporre''. Romino Marzullo, presidente Gruppo Marzullo, punta su tradizione e bellezza: ''La nostra vera forza è la nostra storia, la nostra tradizione sartoriale e il bello dell'Italia, la bellezza, sono le nostre città e il nostro saper fare''. Preservare il 'made in' sempre e comunque è il motto di Massimo Girardin, titolare di Gimo's Italiana: ''Il Made in Italy è quello che ci differenzia nel mondo e ci dà il valore aggiunto nelle nostre produzioni. Dobbiamo preservarlo in tutti i modi, anche se il richiamo di nazioni in cui la manodopera costa meno è forte per il nostro settore''.

L'unicità è il vero valore secondo Carlo de Carolis, AD Conte of Florence: ''Nel mondo siamo ricercati per la nostra capacità non solo di cercare il bello ma di realizzarlo con una manifattura unica che ci caratterizza''. Italia punto di riferimento per Claudio Margoni, AD Bugatti: ''Nel mondo della moda il nome italiano, il marchio italiano è sempre stato, almeno negli ultimi 30 anni, il punto di riferimento della moda''. Orgoglioso, invece, Antonio Gavazzeni, AD Bagutta: ''In quanto italiano sono orgoglioso di farne parte e rimango dell'idea che il Made in Italy, soprattutto nel campo della moda, sia motivo di grande vanto per tutti noi''.

Mario Moreschi, direttore operativo di Moreschi, vede il Belpaese in pole position nella moda: ''Mi piacerebbe che il nostro Paese possa incentivare il più possibile la produzione di certi manufatti perché siamo un'eccellenza, siamo la Ferrari della moda''. Mentre Giovanni Bianchi, AD Lubiam, punta su innovazione e territorio: ''Bisogna essere legati al proprio territorio e fare tanto sull'innovazione: innovazione e territorio sono le fondamenta per rinnovarsi e distinguersi sempre''. Chiude Gianluca di Stefano, export manager Maglificio Gran Sasso, che loda la tradizione: ''Da sessantasei anni produciamo la maglieria alla stessa maniera, abbiamo ancora le rimagliatrici e la scuola di rimaglio di una volta''.

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