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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 apr 2021
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LVMH vede un futuro roseo con Tiffany

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 apr 2021

“LVMH ha dimostrato una notevole capacità di resistenza in questo anno di pandemia”. È in questi termini che Bernard Arnault, CEO della società del lusso numero 1 al mondo, ha aperto giovedì la sua assemblea generale, sottolineando come il gruppo francese si trovi “in una posizione eccellente per rafforzare la propria leadership nel mercato globale”. Osservazioni confermate dai risultati trimestrali record pubblicati martedì, che hanno visto in particolare più che raddoppiare le vendite della divisione "orologi e gioielli" grazie al contributo di Tiffany & Co.

Il gioielliere americano è una risorsa importante per LVMH - tiffany.fr


Per motivi legati alle restrizioni sanitarie, l'assemblea si è tenuta per il secondo anno consecutivo in modalità digitale, e il più velocemente possibile, in particolare per quanto riguarda le risposte ai quesiti degli azionisti. Riguardo alla riapertura de La Samaritaine, il direttore generale Antonio Belloni ha detto che sarà fatta “gradualmente dall'estate, se le condizioni igienico-sanitarie lo consentiranno”. Confermata anche la proposta di pagare un dividendo di 6 euro per l'esercizio 2020.
 
L’operazione Tiffany è stata menzionata più volte durante la riunione. Acquistata per 15,8 miliardi di dollari, la firma statunitense di gioielleria è entrata a far parte del gruppo all'inizio di quest'anno. Per il suo primo trimestre in LVMH (che differisce da quello del 2019 perché parte dalla fine di gennaio nei conti precedenti), l'etichetta ha registrato una crescita in dollari dell'8-9%. Questo contributo ha consentito alla divisione dedicata all'orologeria e alla gioielleria di aumentare le proprie vendite del 132% a 1,78 miliardi di euro, nei primi tre mesi del 2021.

“È uno dei marchi di gioielli più iconici in un settore in cui ci sono pochissimi brand di fama mondiale”, ha affermato Antonio Belloni. “È un emblema. Il marchio simbolo dell'amore. Sapremo come farlo brillare ancora di più per renderlo il marchio di gioielli più desiderabile”, ha aggiunto Bernard Arnault.
 
“Il suo potenziale è enorme e la sua integrazione è molto importante per noi. È davvero la priorità numero uno. È una sfida e pensiamo di dovervi dedicare tutte le nostre risorse”, ha detto martedì, durante una teleconferenza con gli analisti, il Chief Financial Officer Jean-Jacques Guiony, escludendo quindi ogni nuova acquisizione a breve termine, “per non diluire queste risorse”.

Bernard Arnault durante l'assemblea generale - DR


I dirigenti del gruppo non hanno dettagliato il piano che intendono attuare per rilanciare Tiffany, ma hanno chiarito che ci vorrà del tempo. “Fondamentalmente stiamo parlando di anni e non di trimestri”. Il problema finora è stato il ritmo precedentemente imposto al marchio dal mercato azionario, che “non era appropriato, perché non gli ha lasciato il tempo per sviluppare la strategia necessaria per crescere”, stima Jean-Jacques Guiony.
 
“Ci vorranno anni per concretizzare quanto vogliamo fare con questo marchio dal punto di vista della distribuzione, del merchandising e del marketing. C'è molto da fare, anche se non sappiamo quanto tempo ci vorrà. È molto il lavoro che ci impegniamo a svolgere. Siamo ottimisti sul fatto che con la forza del brand saremo in grado di raggiungere i nostri obiettivi, sui quali riferiremo man mano che si svilupperanno”, spiega, citando l'esempio di Bulgari. Acquistato nel 2011 da LVMH, il gioielliere italiano ha raddoppiato il suo fatturato in un decennio.
 
LVMH si appresterebbe in particolare a rinnovare l'ampia linea di prodotti Tiffany per concentrarsi maggiormente sull'oro e sulle pietre preziose, facendo crescere di gamma i suoi famosi braccialetti d'argento e rafforzando il segmento degli orologi, secondo fonti recentemente citate da Reuters.
 
Come ha ricordato il direttore finanziario all’assemblea generale, il bilancio finanziario del gruppo è molto solido. Con 6 miliardi di euro, il cash flow per il 2020 è infatti allo stesso livello del 2019, grazie a minori investimenti e variazioni del capitale circolante, “che è una prestazione davvero notevole”, secondo il manager. Di conseguenza, la società si è meno indebitata lo scorso anno, passando da 6 miliardi di dollari di debiti nel 2019 a 4,2 miliardi di dollari l'anno dopo.

Evoluzione dell'indebitamento e del cash flow del gruppo - LVMH


Questi dati non tengono conto dell'acquisizione di Tiffany & Co., finalizzata a gennaio 2021. Ma testimoniano la forza del gruppo, che ha i tempi e le risorse necessarie per rilanciare il brand americano, la cui gestione è stata affidata ad Anthony Ledru, in precedenza vicedirettore generale responsabile delle attività commerciali globali di Louis Vuitton, mentre Alexandre Arnault, uno dei quattro figli di Bernard Arnault, ne è diventato il direttore esecutivo dei prodotti e della comunicazione.
 
Durante l'incontro, Jean-Jacques Guiony ha passato in rassegna i risultati per il 2020, rilevando come il primo semestre, in netto calo, fosse stato “straordinariamente dissimile” dal secondo, in netta ripresa. Il dirigente ha anche sottolineato “il grande divario tra le regioni” e ha elogiato i buoni risultati della divisione "moda e pelletteria", che è stata “l'unica a chiudere il secondo semestre in modo positivo”. Guiony ha anche sottolineato la notevole progressione del titolo azionario di LVMH, il cui valore è aumentato del 37% in un anno, mentre nello stesso 2020 l’indice borsistico CAC 40 è aumentato dell'1%.
 
“Le crisi ci rendono più forti. Impariamo ogni volta da esse e sono una potente fonte di crescita per gli anni che seguono. Stiamo guadagnando quote di mercato. La nostra risorsa è la desiderabilità a lungo termine dei nostri marchi e delle nostre maison”, ha concluso Bernard Arnault, dicendo di essere “ragionevolmente ottimista”, grazie alla speranza data dal vaccino anti-Covid.

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