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LVMH starebbe pensando di vendere Emilio Pucci

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 7 mar 2019
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LVMH starebbe prendendo in considerazione la possibilità di mettere sul mercato il leggendario marchio fiorentino di lusso Emilio Pucci, secondo diverse fonti italiane del settore. Il gruppo francese ha tuttavia smentito questa indiscrezione.

Emilio Pucci, campagna per la Primavera-Estate 2019


Pucci è uno dei numerosi marchi italiani di lusso di proprietà di LVMH, il conglomerato con sede a Parigi che possiede la più grande scuderia al mondo di marchi di prestigio. Una lista che include il marchio di moda, lusso e pellicceria Fendi, lo specialista del cashmere Loro Piana e il brand di alta gioielleria Bulgari.
 
Tuttavia, Pucci non è mai riuscito ad adattarsi del tutto alla strategia a lungo termine del presidente di LVMH e azionista di riferimento del colosso francese, Bernard Arnault, e al suo desiderio di controllare e costruire marchi che siano delle vere stelle su scala mondiale.

Inoltre, la casa toscana è stata senza un direttore creativo per quasi due anni – un intervallo di tempo sbalorditivo per un marchio di lusso. Il suo designer più recente è stato Massimo Giorgetti di MSGM, che ha lasciato la società nell’aprile del 2017. Al momento, Pucci non ha nemmeno un amministratore delegato.
 
Secondo un banchiere italiano e due dirigenti dell’universo fashion che hanno familiarità con le dinamiche interne di Pucci, LVMH avrebbe sondato con discrezione la disponibilità di alcuni potenziali acquirenti per il marchio.
 
Ma, interpellato a proposito di questa notizia, Sidney Toledano, il presidente di LVMH Fashion Group, che supervisiona Pucci, insieme a Celine, Marc Jacobs, Givenchy, Kenzo e altri marchi più piccoli, ha negato che il gruppo francese stia contemplando l’ipotesi della vendita.
 
“Non è proprio il caso. Penso che tutti sappiamo che a Bernard Arnault non piace vendere i propri asset”, ha dichiarato Toledano a FashionNetwork.com.
 
Il dirigente di LVMH ha sottolineato che ha recentemente nominato Giorgio Presca come direttore generale per “fare un'analisi dell'azienda”.
 
Una volta completato tale processo, Pucci prenderà in considerazione la sostituzione del CEO Mauro Grimaldi, che ha lasciato la società il mese scorso.
 
Il marchio Pucci è stato fondato dall'esotico marchese fiorentino e campione di sci Emilio Pucci nel 1947, dopo che i suoi disegni per la squadra sciistica del Reed College ebbero attirato l'attenzione dei principali giornalisti di moda di quel tempo. Pucci creò un brand che divenne immediatamente riconoscibile per le sue favolose stampe geometriche dotate di un caleidoscopio di colori, indossate da artiste del calibro di Sophia Loren, Jackie Kennedy e Madonna.

Emilio Pucci, campagna per la Primavera-Estate 2019


LVMH ha acquisito una quota di maggioranza di Pucci nel 2000 per circa 12 milioni di dollari, quando le sue vendite annuali erano rappresentate solamente dai due terzi di quella cifra. Con un modo di procedere atipico, LVMH ha lasciato la gestione della casa principalmente nelle mani della famiglia; a Laudomia Pucci, figlia del fondatore Emilio.
 
Durante il periodo in cui si è trovato sotto il controllo di LVMH, Pucci ha sperimentato un turnover piuttosto rapido di stilisti: Antonio Berardi, Stephan Janson, Christian Lacroix, Julio Espada, Matthew Williamson, Peter Dundas e Giorgetti. Una media stupefacente, persino per le moderne abitudini negli affari di sottoporre ai designer contratti di durate sempre più brevi.
 
Nella gestione Peter Dundas, che è colui che è rimasto per più tempo (6 anni), Pucci ha raggiunto il suo apogeo, superando la barriera dei 100 milioni di euro di volume d’affari.
 
Tuttavia dopo essere arrivato ai ferri corti con Laudomia Pucci, perché accusato di essersi allontanato troppo dal DNA di Pucci, che prevede uno stile da resort di lusso o da red carpet di Hollywood, lo stilista norvegese se n’è andato nel 2015.
 
Pucci è ben lungi dall'essere il gioiello della corona della scuderia LVMH, che comprende oltre 50 marchi prestigiosi. Tuttavia, la possibilità di acquisire un'etichetta storica, con archivi incredibilmente ricchi e una rete di negozi al dettaglio di tutto rispetto, attirerebbe sicuramente i desideri di molti pretendenti.

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