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Lvmh, salta l'acquisizione di Tiffany. Guerra tra big del lusso

Di
Reuters
Pubblicato il
9 set 2020
Tempo di lettura
2 minuti
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Il gigante del lusso francese Lvmh ha reso noto che si ritirerà dall’ambizioso piano di acquisizione di Tiffany per 16 miliardi di dollari, la maggiore operazione destinata a saltare in seguito alla pandemia da Covid-19.

Tiffany


La scena è pronta per un braccio di ferro tra le due big del lusso. Tiffany ha detto citerà in giudizio Lvmh per costringerla a finalizzare l’operazione come concordato l’anno scorso, accusando il gruppo francese di aver deliberatamente bloccato il closing dell’acquisizione.

Il deal, che sarebbe stato il più grande in assoluto nel mondo del lusso, è stato siglato prima della pandemia, che ha colpito duramente il settore e ha sollevato dubbi sul fatto che Lvmh stesse pagando più del dovuto.

Lvmh ha reso noto in un comunicato che il board del gruppo ha ricevuto una lettera dal ministero degli Esteri francese che chiedeva di differire l’acquisizione di Tiffany oltre il 6 gennaio 2021 data la minaccia di ulteriori tariffe Usa ai danni dei prodotti francesi.

Il colosso francese ha spiegato che Tiffany ha anche chiesto il differimento del closing dell’operazione al 31 dicembre dal 24 novembre, termine ultimo già prorogato.

Il board del gruppo francese, prosegue Lvmh, ha deciso invece di tenere fede ai termini originali dell’accordo di integrazione, in cui si specifica che l’operazione deve essere completata entro il 24 novembre.

“Allo stato attuale, il gruppo Lvmh non sarà quindi in grado di completare l’acquisizione di Tiffany & Co”, si legge nella nota del gruppo.

Tiffany ha detto che farà causa a Lvmh e chiederà un’ordinanza del tribunale che impone al colosso francese di rispettare l’obbligo contrattuale previsto dal deal di completare la transazione nei termini concordati.

Secondo il gruppo di gioielleria Usa, Lvmh avrebbe violato gli obblighi relativi all’ottenimento dell’autorizzazione antitrust.

Tiffany ha, inoltre, rifiutato il suggerimento di Lvmh, secondo cui “può evitare di completare l’acquisizione sostenendo che Tiffany ha subito un effetto negativo sostanziale o ha violato gli obblighi ai sensi dell’accordo di fusione, o che la transazione è in qualche modo incoerente con i propri doveri patriottici in qualità di società francese”.

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