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AFP
Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
5 feb 2020
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LVMH ottiene il via libera dagli azionisti di Tiffany per l’acquisizione

Di
AFP
Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
5 feb 2020

Gli azionisti di Tiffany hanno dato il loro benestare all’acquisizione del gioielliere americano da parte del colosso del lusso LVMH, per la cifra record di 16,2 miliardi di dollari, secondo un comunicato del gruppo di Bernard Arnault.

Instagram: @tiffanyandco


“Questa approvazione costituisce una tappa significativa nel processo di acquisizione di Tiffany”, che “gode di un heritage e di un posizionamento unici al mondo nel mercato dell’alta gioielleria ed è simbolo dell’amore in tutto il mondo”, ha commentato il CEO del numero uno mondiale del lusso, sottolineando che “Tiffany completerà in modo eccezionale il nostro portfolio di maison” e che l’operazione permetterà al gioielliere di “raggiungere nuovi traguardi”.
 
Riuniti in assemblea straordinaria il 4 febbraio, gli azionisti della maison newyorchese “hanno votato in ampia maggioranza a favore” dell’operazione di acquisizione, secondo quanto riportato nel comunicato del gruppo francese. L’accordo, annunciato lo scorso 25 novembre “si riferisce all'acquisizione da parte di LVMH di azioni Tiffany al prezzo di 135 dollari per azione pagabile in contanti", vale a dire un’operazione che “valorizza la maison internazionale di alta gioielleria a circa 14,7 miliardi di euro, ossia 16,2 miliardi di dollari”.

LVMH sottolinea che la finalizzazione dell’operazione è ancora prevista per la metà di quest’anno, “previo l’ottenimento delle autorizzazioni normative e di altre condizioni abituali”. Nel suo ultimo esercizio, Tiffany ha realizzato un giro d’affari di 4,4 miliardi di dollari, in progressione del 6,5% su un anno. La crescita non è stata frenata nemmeno dal dollaro forte e da una diminuzione delle spese dei turisti negli Stati Uniti.
 
Il gioielliere impiega più di 14.000 persone e detiene un network di 320 boutique, tutte gestite direttamente, senza rivenditori multimarca. Il diamante è il core business: più della metà dei gioielli venduti ne hanno almeno uno.
 
Fondata nel 1837, la maison newyorchese cerca da anni di modernizzare la propria immagine e attirare una clientela più giovane. Per LVMH, l’acquisizione di Tiffany consente di rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti, attualmente il secondo mercato per il colosso del lusso, dove l’anno scorso ha realizzato il 24% delle vendite, dopo l’Asia escluso il Giappone (30%).
 
Il gruppo di Bernard Arnault potrà anche aggiungere un altro prestigioso gioielliere al suo portfolio, che conta già Bulgari (acquisito nel 2011) e Chaumet (nel 1999), e quindi competere meglio nel comparto dei gioielli alto di gamma, il solo settore del lusso in cui non è il numero uno, con il suo concorrente svizzero Richemont, proprietario delle griffe Cartier e Van Cleef & Arpels.
 
Nel 2019, la divisione Orologi e Gioielleria di LVMH ha realizzato 4,4 miliardi di euro e contava 457 negozi nel mondo. Il gruppo nel suo insieme ha registrato un anno record, totalizzando un giro d’affari di 53,7 miliardi di euro e un utile netto di 7,17 miliardi.

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