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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 ott 2021
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LVMH: moda e pelletteria oltre le attese nel 3° trimestre grazie a Cina e Stati Uniti

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
14 ott 2021

LVMH continua nella sua dinamica fase di slancio rassicurando il mercato, in particolare grazie agli ottimi risultati delle sue attività nel segmento moda e pelletteria. Nonostante il terzo trimestre sia stato segnato da un rallentamento, questa divisione rimane la locomotiva del gruppo, con un fatturato di 7,45 miliardi di euro, registrando una crescita organica del 24% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando gli analisti avevano previsto un aumento del 20%.

La sfilata Dior Haute Couture, Autunno-Inverno 2021/22 - LVMH


Se facciamo un confronto con il terzo trimestre del 2019, cioè prima dello scoppio della crisi del Covid-19, la crescita è del 38%, mentre nel secondo trimestre era del 40%, sempre rispetto al 2019. Al 30 settembre, la divisione moda e pelletteria ha registrato una crescita organica del 57% sul 2020, a 21,31 miliardi di euro (+40% per l'intero gruppo) e del 38% rispetto ai primi nove mesi del 2019 (+11% per LVMH nel suo complesso), illustrando l’eccellente tenuta di questo settore della moda.
 
Guidata dai suoi due pesi massimi Dior (del quale è da segnalare il successo delle sfilate in presenza di Maria Grazia Chiuri ad Atene e Parigi) e Louis Vuitton (che quest'anno ha celebrato il bicentenario del proprio fondatore), ma anche dalla buona prova di Fendi (con la buona accoglienza ricevuta dalle prime collezioni disegnate da Kim Jones), Celine, Loewe e Marc Jacobs, la divisione attesta la solidità del gruppo ed è riuscita a superare gli ostacoli incontrati sui vari mercati negli ultimi mesi.

A cominciare dalla Cina, le cui vendite sono state turbate da una recrudescenza del virus, costringendo le case di moda del gruppo a chiudere i propri negozi in questo Paese soprattutto ad agosto, oltre che dal programma economico lanciato da Pechino a favore di una “prosperità comune”, volta a ridurre il crescente divario di ricchezza tra i cittadini.
 
Le vendite di LVMH “sono state sotto pressione ad agosto”, ha ammesso il direttore finanziario di LVMH Jean-Jacques Guiony durante una conference call con gli analisti, ma ciò non ha avuto un impatto significativo sui risultati trimestrali della divisione. Guiony non ha voluto pronunciarsi sulle decisioni politiche prese dal governo cinese. “L'unica cosa che posso dire è che quando esaminiamo la questione, non abbiamo motivo di credere che possa essere sfavorevole alla classe medio-alta, la classe agiata, che costituisce la maggioranza della nostra clientela. Non siamo particolarmente preoccupati per questi recenti annunci”, ha commentato.
 
L'Asia, escludendo il Giappone, e quindi principalmente la Cina, ha rappresentato il 36% delle vendite totali di LVMH al 30 settembre 2021, rispetto al 31% del 2019. La regione ha anche registrato la più forte crescita organica del gruppo nel trimestre: +26% rispetto allo stesso periodo nel 2019, contro il +22% degli Stati Uniti e il -6% di Giappone ed Europa.
 
L’incremento nella regione è stato del 34% nel secondo trimestre. Questo slancio più debole tre mesi dopo è spiegato dalle chiusure legate alle misure sanitarie adottate in Cina ad agosto. Il direttore finanziario ha tuttavia notato che nel terzo trimestre si è fatto sentire un leggero ritorno dei compratori cinesi all'estero, non in Europa, ma in altri Paesi asiatici.
 
Anche gli Stati Uniti stanno proseguendo nel registrare una crescita a doppia cifra, del 22% rispetto al terzo trimestre del 2019, mentre la crescita delle vendite del gruppo in questa regione è stata del 31% nel secondo trimestre del 2021 rispetto al 2019. Il contributo di Tiffany & Co., integrato nel gruppo da quest'anno, è stato determinante in questo mercato, dove i risultati trimestrali sono stati “notevoli”, secondo il direttore finanziario. “C'è una crescita molto solida nel business della moda e della pelletteria, che è in linea con il primo semestre dell'anno, e questo è il dato più importante”.
 
Jean-Jacques Guiony ha evidenziato la forte crescita negli USA, “mediamente più veloce che in altre aree geografiche, lasciando da parte la Cina”. Per lui, la maggiore penetrazione dei beni di lusso in questo mercato si spiega con la capacità delle aziende (appartenenti o meno a LVMH) di sviluppare franchising di distribuzione esclusiva, cosa che non avveniva 25 anni fa. Allo stesso tempo, i consumatori americani “capiscono meglio oggi, rispetto al passato, cosa possono aspettarsi dal lusso, non tenendo più conto della loro passione per gli sconti quando si tratta di acquistare beni di questo tipo”.

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