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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
12 ott 2022
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LVMH: focus sulla divisione faro ‘Moda e Pelletteria’, che vola nel Q3 malgrado il contesto

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
12 ott 2022

Nonostante un mercato sempre più complesso e fluttuante, LVMH mantiene ben salda la rotta. Il numero uno globale del lusso ha appena chiuso un terzo trimestre record, trainato dalla locomotiva ‘Moda e Pelletteria’, la sua divisione più redditizia, che ha generato 9,68 miliardi di euro di entrate fra luglio e settembre 2022, con un incremento organico del 22%, mentre ha registrato crescita di fatturato del 24% nei nove mesi (+31% a cambi correnti), a 27,8 miliardi di euro. La divisione ha saputo reggere il confronto di fronte a un panorama geografico che ultimamente è mutato - mostrando un rallentamento del mercato americano - ma ha anche saputo far fronte alle crescenti difficoltà economiche, tra recessione, aumento dei prezzi, carenza di materie prime e tensioni geopolitiche.

Christian Dior registra una crescita notevole nel 3° trimestre - LVMH


Un contesto che spinge il gruppo a mostrarsi maggiormente prudente rispetto ai suoi obiettivi annuali, come ha spiegato martedì sera il direttore finanziario Jean-Jacques Guiony durante una conference call con gli analisti. “Francamente, il 2022 non è stato avaro di sorprese, buone o cattive”. Se il rialzo del dollaro si è rivelato positivo, la società si trova ora a dover affrontare venti contrari come “la situazione in Russia o la gestione della pandemia in Cina”.
 
“Stiamo facendo del nostro meglio per far crescere i nostri marchi e sfruttare al meglio l'anno, seppur in condizioni ovviamente diverse rispetto a quelle che avevamo in mente un anno fa durante lo sviluppo dei budget per il 2022”, indica.

Osservando da vicino i dati trimestrali, LVMH sembra aver resistito alla tempesta meglio del previsto. La divisione ‘Moda e Pelletteria’ ha accelerato il ritmo nel terzo trimestre, salendo del +22% (la crescita nel trimestre precedente era stata del 19%), guidata ancora una volta dal suo brand leader, Christian Dior, che ha visto aumentare le vendite in tutte le categorie e la cui boutique parigina rinnovata, al 30 di avenue Montaigne, è diventata “una destinazione molto popolare”, seguita da vicino da Louis Vuitton, che ha offerto “una performance eccellente”. Anche Celine sta registrando una crescita molto elevata, così come Loewe. Loro Piana continua a godere di un buon slancio, e anche Fendi, secondo un comunicato della società.

Nei primi nove mesi dell'anno, il colosso del lusso ha fatto progressi in tutte le regioni, ma ha visto diminuire la quota delle sue vendite in Asia (Giappone escluso), dal 36% del 30 settembre 2021 al 32% dell'anno successivo, con una crescita ancora debole del 2%, a causa dei lockdown che proseguono in diverse città della Cina. Solo negli ultimi tre mesi la situazione è migliorata, con un aumento delle vendite del 6%, rispetto al calo dell'8% registrato nel 2° trimestre.

Prudenza sul mercato cinese

Tuttavia, anche in questo caso, Jean-Jacques Guiony invita alla prudenza per un mercato cinese ancora penalizzato dalle restrizioni sanitarie. “Non possiamo davvero parlare di ripresa in Cina. Le cose vanno sicuramente meglio rispetto a com’erano nel secondo trimestre, ma non sono tornate alla normalità. Abbiamo ancora confinamenti qua e là, interruzioni nella catena di approvvigionamento; il livello di presenze di persone nei negozi in tutto il Paese non è affatto vicino a quello del 2019. Non operiamo in condizioni normali”.

In questo Paese le vendite continuano principalmente grazie al canale online, mentre negli altri mercati le vendite nei negozi hanno ripreso il sopravvento. Tuttavia, l'e-commerce continua a registrare incrementi a doppia cifra, pesando il 13% del fatturato totale.

L'evoluzione delle vendite trimestrali per regione - LVMH


Altro sviluppo geografico è quello registrato negli ultimi mesi in Nord America, mercato che pesa il 26% delle vendite complessive e che ha visto il proprio dinamismo rallentare, con una crescita organica dell'11% nel 3° trimestre rispetto al 22% del 2° trimestre (+19% sui nove mesi). “Buona parte dei clienti americani si è spostata in Europa, dove beneficia di un dollaro forte, con un impatto particolarmente positivo per la moda e la pelletteria”, spiega Jean-Jacques Guiony, che esclude a breve termine “misure drastiche” riguardanti un possibile aumento in Europa dei prezzi dei prodotti del gruppo, ora meno cari rispetto agli Stati Uniti. “Le valute oscillano sempre con alti e bassi. Non c'è niente che si possa fare”.

Balzo delle vendite in Europa
 
Il dirigente sottolinea al contempo i buoni risultati che i clienti locali continuano a garantire in Europa, “con notevoli progressi soprattutto nel Regno Unito e in Germania”. Infatti, nel Vecchio Continente, esclusa la Francia (che pesa il 16% delle vendite totali, contro il 15% dell'anno precedente), LVMH ha visto aumentare le vendite del 36% nel 3° trimestre (+48% nel 2° trimestre, +43% sui nove mesi).

Per la fine dell'anno, il gruppo rimane fiducioso. A questo proposito Jean-Jacques Guiony esprime un’opinione sfumata di fronte alla crisi imminente, di cui tutti parlano. “Non parlerei di recessione, ma di recessione preannunciata. Siamo in una situazione in cui la recessione non si è ancora pienamente concretizzata”, osserva, prima di concludere: “L'industria del lusso non è immune da recessioni o shock, l'abbiamo sperimentato in passato, ma abbiamo anche visto che quando succede non dura a lungo e i marchi più solidi ne escono ancora più forti”.

Il quarto trimestre rischia però di essere molto più complicato rispetto al terzo, con un mercato europeo che dovrebbe ristagnare, tra l'esplosione dei costi energetici, il calo del potere d'acquisto e un probabile rallentamento del turismo.

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