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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 ago 2021
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Lusso: la Cina scompagina le carte del settore

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 ago 2021

Le notizie provenienti dalla Cina hanno scosso violentemente i titoli azionari delle aziende del lusso la scorsa settimana. Tuttavia, le maison e i grandi gruppi sembrano riuscire a riprendersi progressivamente dal crollo dei mercati finanziari. Ma le minacce pesano ancora. Se lunedì Kering era risalito del 2,96%, LVMH del 2,68% ed Hermès del 3%, al termine della seduta di martedì la maggior parte delle griffe è scesa ancora dall'1 al 2%.

Dior ha presentato in una sfilata fisica la sua pre-collezione Autunno 2021 a Shanghai lo scorso aprile - Christian Dior


L'annuncio da parte delle autorità cinesi di un piano per ridistribuire la ricchezza aveva acceso la miccia. Temendo un aumento dell'aliquota fiscale per le classi alte, principali consumatrici di beni di lusso, gli investitori hanno reagito rapidamente, facendo crollare i valori del settore da una Borsa all'altra. In pochi giorni, i grandi gruppi quotati hanno visto calare il loro valore di quasi il 13%, con le perdite delle loro capitalizzazioni calcolabili in decine di miliardi di euro.
 
Questo calo va però considerato alla luce del precedente contesto di forti rialzi. Come ricordano diversi analisti, la performance del settore è stata molto forte negli ultimi mesi, cavalcando il rimbalzo trimestrale record di alcuni gruppi, i cui valori sono saliti quasi del 40% in alcuni casi. Inoltre, le previsioni rimangono positive per la fine dell'anno e il 2022, grazie in particolare alla ripresa del mercato americano.

In un rapporto diffuso martedì, gli analisti di Bernstein sottolineano tuttavia come per l'industria del lusso “i rischi non siano più legati al rimpatrio delle spese dei cinesi, ma piuttosto ai cambiamenti di politica in Cina”, pur dando una sfumatura meno dura a questa loro affermazione.
 
“La domanda cinese di beni di lusso potrebbe subire un duro appiattimento a causa di varie politiche in materia di ricchezza e tassazione, nuovi comportamenti dei consumatori (nazionalismo), nonché tensioni commerciali internazionali in cui potrebbe essere coinvolto il settore del lusso, ecc. Questo scenario sembra al momento improbabile”, sostiene comunque lo studio, secondo il quale “le aziende continuano a vedere la Cina come un'opportunità piuttosto che un problema”.
 
Certamente, ma le decisioni politiche di Pechino, unite al rallentamento economico in quel Paese e alla recrudescenza dei casi di Covid nell'Impero di Mezzo, potrebbero rallentare la spettacolare ripresa registrata dall'industria del lusso a inizio anno. Abbastanza per placare l'entusiasmo per un futuro che resta più incerto che mai. In particolare per i marchi più esposti in Asia, come quelli di lusso. Per esempio Hermès, Burberry, Richemont, Prada, Kering e LVMH.

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