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Reuters
Pubblicato il
7 mag 2020
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Lusso: il Covid-19 schiaccia le vendite globali fino a un -50/60% nel 2° trimestre

Di
Reuters
Pubblicato il
7 mag 2020

Dopo un primo trimestre in calo del 25%, le vendite globali di beni di lusso dovrebbero scendere tra il 50% e il 60% tra aprile e giugno per chiudere il 2020 con una contrazione che potrà oscillare tra il 20% e il 35% grazie a una parziale ripresa nella seconda parte dell’anno. 

Una donna indossa una mascherina mentre fa shopping a Seul - Reuters


È questo l’effetto della pandemia di Covid-19 sul settore del lusso secondo le stime di Bain & Company, che non si aspetta un ritorno ai livelli del 2019 (+4% a cambi costanti a 281 miliardi) prima di due o tre anni. 

La crisi sanitaria ha colpito la Cina - mercato chiave per il lusso - a fine 2019 e si è poi diffusa in Europa e negli Stati Uniti dando il via a misure di contenimento in gran parte del mondo. 

Aziende e negozi chiusi e viaggi azzerati hanno così bruscamente interrotto almeno un decennio di robusta crescita per tutto il settore. 

In Cina in realtà, dove le misure di lockdown sono state in gran parte revocate, si è registrata una ripresa dei consumi che sta aiutando a compensare in parte il calo delle altre regioni, anche se non tutti i gruppi ne stanno beneficiando allo stesso modo, sottolinea Bain. Alcuni marchi possono già vantare ricavi in crescita in Cina nei primi quattro mesi del 2020 rispetto all’anno scorso: “Il traffico nei negozi è ancora ridotto ma le persone che si avventurano a fare shopping sono più motivate e spendono più di prima”, ha spiegato Federica Levato, co-autrice dello studio. 

Bain non ha fatto nomi, ma recentemente LVMH ha detto che i suoi marchi di punta - Louis Vuitton e Dior - hanno visto un incremento del 50% delle vendite nella Cina continentale in aprile e anche Hermes è stato molto ottimista sulla ripresa nel Paese asiatico. 

I consumatori cinesi rappresentavano il 35% della spesa globale per beni di lusso nel 2019 e Bain si aspetta che il loro peso salirà a quasi il 50% entro il 2025.

Se una volta i cinesi acquistavano soprattutto all’estero, la probabile contrazione del turismo nei prossimi 18-24 mesi dovuta ai rischi sanitari porterà a una accelerazione del fenomeno di “rimpatrio” degli acquisti, che avverranno così sempre di più in Cina, sostiene Levato. 

Anche il morale dei consumatori e la loro propensione all’acquisto potrebbero rimbalzare più velocemente in Asia rispetto ad Europa e Stati Uniti, che dovranno affrontare gli effetti della crisi economica dopo quella sanitaria.

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