Lusso e finanza, un’alchimia complessa

Come ottenere l’alleanza perfetta tra il settore moda e lusso e quello della finanza? In che modo i fondi di investimento possono valorizzare i marchi senza far loro perdere identità e creatività? Queste sono alcune delle domande a cui hanno cercato di rispondere i partecipanti al Milano Fashion Global Summit, svoltosi il 23 novembre a Milano.

Grazie ai fondi, Golden Goose ha visto il suo fatturato passare da 20 a 100 milioni di euro tra il 2013 e il 2016 - goldengoosedeluxebrand.com

L’ingresso di un partner finanziario nel capitale di un brand del lusso può rivelarsi un vero e proprio acceleratore di crescita, ma a volte può avere come conseguenza dinamiche negative, ad esempio se l’azienda si lascia andare a investimenti sconsiderati e troppo rapidi se rapportati alle sue capacità.
 
“È innegabile che, se ben gestiti, l’ingresso nel capitale di un fondo di investimento o la quotazione in Borsa siano sinonimi di grande valore aggiunto per le aziende di moda. Basta vedere i successi strepitosi registrati da Moncler, Valentino o ancora Golden Goose in questi ultimi anni, aziende che hanno raddoppiato, se non triplicato il loro giro d’affari, con incrementi dei margini a doppia cifra”, ha evidenziato Emanuela Pettenò, Partner PwC. “Questo tipo di operazioni ha consentito a queste realtà di accelerare la loro espansione internazionale, rafforzare il network retail, ampliare la gamma dei prodotti e implementare strategie di comunicazione adeguate”.
 
“Bisogna far attenzione però a non correre troppo”, ha dichiarato Roberta Benaglia, fondatrice e CEO di Style Capital sgr, che ha accompagnato con successo nella loro prima fase di crescita marchi come Twinset e Golden Goose. “Nei primi anni di espansione, le pmi hanno numerose sfide da affrontare. Una quotazione in Borsa troppo prematura rischia di paralizzarle un po’, soprattutto se non sono abituate a comunicare con il mondo della finanza”.
 
Da parte loro, i fondi di investimento non possono affrontare il mondo della moda e del lusso come tutti gli altri settori. “I fondi hanno un modello unico, che tendono ad applicare a tutti. Ma la moda è differente, è un mondo a parte. Per entrare in questo business, è preferibile avere già competenze in questo campo”, ha commentato Andrea Morante, Presidente di QuattroR sgr, società di gestione promossa dalla Cassa Depositi e Prestiti. “Non è un mercato generalista”.
 
“Nel momento in cui si entra in queste piccole realtà del made in Italy, il più delle volte ci si trova di fronte a una gestione familiare, con il padre alla Direzione, la madre all’Amministrazione, il fratello al Commerciale, ecc. Bisogna innanzitutto capire gli equilibri all’interno di queste aziende familiari, gestire i rapporti con le persone e creare intorno a questo nucleo di partenza un’organizzazione. È un’alchimia complessa”, ha riassunto Roberta Benaglia, che ha altresì ricordato che: “Investire nel lusso può rivelarsi molto interessante e generare ottimi ritorni, ma se l’investimento è mal gestito è anche possibile ottenere dei grandi flop”.
 
La buona riuscita è quindi condizionata dal modo in cui i fondi riescono a integrare una nuova organizzazione, più manageriale, all’interno dell’azienda, senza rovinarne lo slancio, come sottolinea Andrea Ottaviano, Managing Partner Europe di L Catterton. “La cosa più difficile è mantenere la fantasia dell’azienda e dell’imprenditore, rendendola al contempo più manageriale”.
 
In questo contesto, il fattore umano è decisivo. “L’investitore deve avere la capacità di scegliere le persone giuste, ossia dei manager che sappiano anche essere imprenditori, capaci di ottenere la confidenza da parte del fondatore e il suo appoggio, affinché trasmetta loro i valori e il savoir-faire dell’azienda”, ha proseguito Ottaviano.
“Per ottenere questa confidenza, cominciamo a lavorare con gli imprenditori sin da subito, a volte anche due anni prima di concludere l’operazione”, ha confermato Roberta Benaglia. “Ci facciamo conoscere e, a poco a poco, apprezzare, dando consigli e aiuto. È un approccio di lungo respiro”.

Versione italiana di Laura Galbiati

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