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Pubblicità

Lusso: artigiani preoccupati, marchi chiedono sconti e dilazioni dei pagamenti

Di
Reuters
Pubblicato il
26 giu 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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Con borse e capi di abbigliamento di lusso invenduti che prendono polvere nei loro laboratori, gli artigiani italiani temono per il proprio futuro, in un quadro dove i grandi marchi riducono gli ordini e chiedono in qualche caso sconti e dilazioni di pagamento.

Galleria Vittorio Emanuele II a Milano


L’Italia contribuisce per oltre il 40% alla manifattura globale dei beni di lusso ed è stata colpita duramente da un drastico calo della domanda a causa della crisi del coronavirus, con diversi artigiani che affermano di non avere nuovi ordini dopo l’estate. 

Il gruppo di moda tedesco Hugo Boss e Max Mara hanno entrambi cercato di ottenere uno sconto sugli ordini esistenti rispettivamente dell’8% e del 7%, secondo quanto riferito dai fornitori a Reuters, che ha anche preso visione delle email con le richieste. 

Questo illustra come i gruppi del lusso di medie dimensioni stiano cercando di proteggere i propri margini per compensare le vendite perse nelle settimane di lockdown. 

“Tutti sono stati colpiti e tutti hanno bisogno di prendere contromisure per avere la possibilità di superare la crisi e sopravvivere”, scrive Markus Knisel, responsabile della divisione abbigliamento uomo di Hugo Boss, in una mail ai fornitori del gruppo vista da Reuters

Hugo Boss e Knisel non hanno risposto a una richiesta di commento. Un portavoce di Max Mara non ha commentato. 

Reuters ha parlato con diversi artigiani italiani che riforniscono i più importanti marchi del lusso. Tutti parlano di una riduzione degli ordini tra il 20% e il 50% a maggio e giugno rispetto a un anno fa. 

Hugo Boss ha inoltre richiesto una dilazione dei pagamenti a 120 giorni dalla consegna dai 10 giorni normalmente previsti, secondo quanto dichiarato da uno dei fornitori del gruppo, che ha chiesto di rimanere anonimo. 

I tagli alla produzione e la rinegoziazione dei prezzi minacciano la sopravvivenza di migliaia di piccole e medie botteghe artigiane che conciano la pelle, cuciono borse e scarpe e realizzano tessuti. 

“Se la situazione non torna alla normalità nei prossimi due mesi il timore è che da settembre in poi la situazione peggiorerà ulteriormente e che molti fornitori del lusso, in particolare quelli più piccoli, falliranno”, ha detto David Rulli, presidente della sezione Moda di Confindustria a Firenze. 

I marchi del lusso hanno dovuto chiudere negozi e fermare i siti di produzione a causa del coronavirus, che ha colpito per prima la Cina, mercato di fondamentale importanza per il settore, e si è poi diffuso nel resto del mondo. 

Con le principali economie in recessione, la domanda per abiti e accessori di lusso potrebbe crollare fino al 35% quest’anno, secondo la società di consulenza Bain, che ritiene che i ricavi non torneranno ai 280 miliardi del 2019 prima del 2022-23. 

Marchi piccoli e grandi si ritrovano con mucchi di giacenze di merce invenduta e nella maggior parte dei casi dovranno ricorrere a un ampio ribasso dei prezzi. 

I brand più forti, tra cui Chanel, la controllata di LVMH, Louis Vuitton, e la controllata di Kering, Gucci, hanno aumentato i prezzi di alcuni dei loro pezzi più richiesti, scommettendo che i consumatori più ricchi continueranno a fare shopping. 

Tuttavia, alcune case di moda, tra cui la stessa Gucci e Michael Kors, hanno cancellato o rinviato l’uscita di alcune nuove collezioni e dichiarato che il lusso dovrebbe smettere di seguire i frenetici cicli di consegna del fast fashion. 

“Abbiamo abbastanza ordini per arrivare fino a luglio, ma sono molto preoccupato per la seconda parte dell’anno”, ha detto a Reuters Filippo Baldazzi, AD dell’azienda produttrice di tessuti in seta Serica 1870 che lavora con Brunello Cucinelli, Kering e la rivale francese LVMH. 

“In questo periodo dell’anno solitamente starei presentando i tessuti per le collezioni autunno/inverno del prossimo anno, ma nessuno dei miei clienti ci sta pensando al momento. E poi, non si possono presentare i tessuti in videochiamata, si devono toccare”, prosegue Baldazzi. “Due clienti statunitensi hanno cancellato gli ordini perché non potevano pagare e altri hanno chiesto che i pagamenti venissero posticipati”, ha aggiunto.

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