Louis Vuitton: il mercato cinese diventerà il motore principale della crescita

Il mercato cinese dovrebbe diventare il motore principale della crescita di Louis Vuitton e la griffe francese è ben armata contro i rischi di escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, ha dichiarato il suo Presidente e CEO, Michael Burke, le cui osservazioni sono state riportate da alcuni analisti finanziari.

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Louis Vuitton - Cruise Collection 2020 - Womenswear - New York

Il marchio principale del gruppo LVMH, prima griffe del lusso al mondo con oltre 10 miliardi di euro di giro d’affari, sta sperimentando una crescita “mai vista” in Cina, ha dichiarato Michael Burke durante una presentazione agli analisti finanziari.
 
Louis Vuitton realizza oggi un terzo delle proprie vendite grazie ai clienti cinesi, che acquistano i suoi prodotti nella stessa Cina, ma anche all'estero.
 
Ma con le varie misure decise da Pechino per promuovere i consumi interni (abbassamento dei dazi doganali, riduzione dell'IVA, controlli alle frontiere per combattere i “daigù”, quegli acquirenti che rivendono su piattaforme cinesi i prodotti acquistati all’estero) le vendite di Louis Vuitton, come quelle di Gucci, decollano in Cina.
 
Oggi un terzo della clientela cinese di Louis Vuitton compra nel Paese, e questa percentuale raggiungerà presto il 50%, ha precisato il dirigente.
 
Il dinamismo del marchio è stato ulteriormente amplificato dal lancio del suo sito di e-commerce, le cui vendite rappresentano circa l’8% del fatturato realizzato localmente dopo meno di due anni d’esistenza.
 
Mentre infuria la battaglia commerciale tra USA e Cina, Louis Vuitton può anche godere di una situazione speciale rispetto ai suoi concorrenti, che lo protegge da eventuali aumenti dei dazi doganali: i suoi prodotti destinati al mercato americano sono fabbricati in loco.
 
La griffe, che già contava due siti produttivi in California, ne ha appena aperto un terzo in Texas.
 
Nonostante le sue dimensioni, Louis Vuitton figura, con una manciata di suoi concorrenti come Gucci, Hermès o Moncler, tra i marchi che guadagnano quote di mercato e firmano le migliori prestazioni del settore.
 
Il marchio transalpino sta raccogliendo i frutti di una strategia di successo, fatta di controllo totale della propria distribuzione, e quindi dei prezzi, d’innovazione creativa dei suoi designer Nicolas Ghesquière e Virgil Abloh, di collaborazioni con stilisti di successo, di spazi temporanei che sono in grado di raggiungere in altro modo i clienti al di fuori della rete istituzionale dei suoi negozi.
 
Intanto è stata raggiunta la soglia del miliardo di euro di vendite nel ready-to-wear, hanno riferito gli analisti di RBC.
 
LV punta anche su un’offerta molto ampia, presente in tutte le fasce prezzi, dai profumi alle borse in pellami esotici, e si avvantaggia dei significativi investimenti effettuati nel marketing, nel digitale e nei negozi.
 
Secondo gli analisti di Citi, oggi l’ambito digitale grava per la metà sui costi complessivi aziendali di marketing.
 
Alla domanda circa l'interesse di LVMH perChanel, che ha alimentato le speculazioni su una possibile vendita dopo la pubblicazione a sorpresa dei suoi conti, il direttore finanziario di LVMH, Jean-Jacques Guiony, ha sostenuto che la valutazione del marchio potrebbe costituire un ostacolo.
 
Questa sarebbe più vicina a 100 miliardi di euro, invece che ai 50 miliardi citati spesso dalla stampa, secondo i commenti riportati dagli analisti di Jefferies.
 
Ricordiamo infine che il valore del titolo azionario di LVMH in Borsa è cresciuto di oltre il 35% dall’inizio dell’anno.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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