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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
19 feb 2020
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London Fashion Week: una stagione ossessionata dal passato

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
19 feb 2020

Agli stilisti viene spesso chiesto di prevedere il futuro. Ma in questa stagione, la Settimana della Moda di Londra — che si è conclusa martedì sera con un ricevimento al numero 10 di Downing Street — sembrava piuttosto ossessionata dal passato.

Erdem - Autunno-Inverno 2020 - Womenswear - Londra - © PixelFormula


Ovviamente gli stilisti fanno spesso dei rimandi alla storia. Ma per l’Autunno-Inverno 2020 hanno usato il passato più ossessivamente che mai, soprattutto nelle sfilate più memorabili della settimana: Preen, Erdem e JW Anderson.
 
Erdem ha collaborato strettamente con Robin Muir, il curatore della mostra “Bright Young Things” che riunisce fotografie del giovane Cecil Beaton alla National Portrait Gallery. Anche la location della sfilata faceva riferimento a questa banda di eccentrici aristocratici londinesi degli anni '20, che feceva sensazione sui giornali dell’epoca. La collaborazione ha fatto nascere una collezione meravigliosa, disegnata in modo magistrale da Erdem Kutoglu, lo stilista turco-canadese che guida la label Erdem, palesemente molto ispirato da questo periodo d'oro della nobiltà anglosassone — per la gioia del pubblico.

Bellissime giacche maschili tempestate di perle, sensuali completi a grandi quadretti in jacquard nero, abiti Charleston traboccanti di fronzoli e frange, il tutto sormontato da gigantesche piume di marabù. Senza dimenticare l’acuto senso del drappeggio e le tante increspature che ci ricordano come nel Regno Unito Erdem sia forse colui che maggiormente s’avvicina all’Alta Moda di Francia.
 
Anche Jonathan Anderson si è immerso nella febbre dei ruggenti Anni ‘20, presentando la sfilata più applaudita di queste cinque giornate di moda a Londra. Il giorno prima, Preen aveva scelto di riferirsi all’oscuro thriller psicologico A Venezia… Un dicembre rosso shocking, uscito nel 1973, che racconta le peripezie di una coppia in cerca delle reminiscenze del figlio morto a Venezia, proponendo alla rinfusa le giacche a quadretti dell’architetto (interpretato da Donald Sutherland) e gli spettacolari abiti dorati indossati all’epoca dalla nobiltà veneziana. Justin Thornton e Thea Bregazzi, il duo creativo che guida il marchio Preen, costruiscono volumi audaci e non esitano ad abbinare abiti neri carichi di volant, degni della barocchissima Festa del Redentore, con semplici camicette bianche molto più verginali. E anche in questo caso, il pubblico ha avuto qualcosa per cui entusiasmarsi, con abiti che combinavano pezzi di abiti dorati e pullover con i tradizionali motivi “Argyle” a diamante.

Preen by Thornton Bregazzi - Autunno-Inverno 2020 - Womenswear - Londra - © PixelFormula


Hussein Chalayan potrà aggiungere una nuova esperienza al suo curriculum vitae: il designer si è abbandonato a un vagabondaggio quasi mistico, esplorando il suo passato e le sue idee, nel corso di una sfilata in cui lui stesso interpretava quattro canzoni di cui aveva composto i testi. Accompagnato dal produttore Mark Moore e dal tastierista Dan Donovan, aveva organizzato il proprio défilé al famoso teatro di Sadler’s Wells. I suoi drappeggi leggermente sfalsati, il suo stile cupo e teatrale, tutto in questo show ricordava con fascino l'eccezionale talento di questo creatore di moda.
 
Domenica, la regina incontrastata dei volumi sulla piazza di Londra — Roksanda Ilincic — ha messo in scena un momento incredibile di “riappropriazione culturale”. Per fare questo, ha invitato l'artista britannico-bengalese Rana Begum per ricreare appositamente No. 976 Net, un'imponente installazione in tessuto che fa riferimento ai pescatori e alle loro reti recuperate in Cornovaglia e Bataan. La location della sfilata? Durbar Court, una splendida sala sotto un tetto di vetro al Foreign & Commonwealth Office, gioiello architettonico costruito nel 1866 per rendere omaggio alla bellezza del subcontinente indiano. Un défilé esaltante, attraversato da colori eclatanti, robusti abiti invernali, volumi affascinanti composti da più strati di tessuto, grandi quantità di taffetà di cotone tecnico, dipinte a mano con grandi pennellate.
 
Ogni giorno a Londra l’autore di queste righe ha incontrato residenti originari del continente — spesso trasferitisi per lavoro nella capitale del Regno Unito da tanti anni — sollevati per aver ottenuto lo status di residenti permanenti dalle autorità britanniche per l'immigrazione. Per Roksanda Ilincic, nata in Serbia, sembrava dunque naturale presentare la propria collezione nei locali del Ufficio degli Affari Esteri e del Commonwealth, situato a due passi dalla residenza del Primo Ministro, a Downing Street 10.
 
Dall’altro lato di Green Park, l’irlandese Simone Rocha ha presentato la propria collezione alla Lancaster House, che serve anche da sfondo — al posto di Buckingham Palace — nella serie The Crown su Netflix. La sua collezione di vestiti era spesso magnifica: intrisa di elementi che ricordano l'abbigliamento battesimale, i camici e i maglioni Aran, la linea non mancava di fascino, ma forse difettava un po’ in novità. Si aveva l’impressione di vedere la stilista muoversi su un cammino che aveva già percorso molte volte, nonostante il potente lirismo che emanava.

Paul Costelloe - Autunno-Inverno 2020 - Womenswear - Londra - Foto: Instagram @paulcostelloeofficial


Come nell'esercito, anche nel mondo della moda i veterani meritano rispetto. Questo è ovviamente il caso di Paul Costelloe, 74 anni, che ha preparato uno show raffinato nella sala da ballo Art Decò dell'hotel Waldorf. La sua idea principale era geniale: tute e leggings ultra-contemporanei, tagliati con motivi grafici che ricordavano i colori delle vetrate colorate, ma anche le opere di Marc Rothko. Questi vestiti d’ispirazione sportswear erano abbinati a lunghi cappotti in tweed scozzese o in panno di lana italiano, che fornivano loro un aspetto impeccabile.
 
Paul Costelloe è certamente un po’ troppo generoso nei suoi volumi — i suoi ampi colletti erano forse esagerati, come le maniche troppo a sbuffo, in particolare negli abiti da sera in tessuto jacquard. Ma è proprio questa audacia che il suo pubblico di intenditori ammira maggiormente. Inoltre, quando lo stilista, euforico, ha salutato al termine della sfilata, scendendo lentamente dai gradini della sala da ballo, il pubblico gli ha garantito un'ovazione entusiasta, non smettendo mai di applaudirlo anche dopo la sua uscita.
 
Innegabilmente il più grande successo di pubblico della stagione, tra la ventina di sfilate a cui FashionNetwork.com ha assistito nel corso di questa Settimana della Moda.

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