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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
21 set 2021
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London Fashion Week: 8 sfilate significative dei primi 4 giorni

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
21 set 2021

Nonostante il numero limitato di sfilate e invitati, la stagione della London Fashion Week, in corso ormai da quattro giorni, sta mostrando (anche se non solo) una serie di proposte memorabili e molto diverse tra loro.
 
Edward Crutchley: rum, sodomia e Islington

Giorno 1. Edward Crutchley ha presentato un défilé dall’enorme portata sociologica, intriso di storia della moda ed ispiratogli dalla cultura gay nella Londra vittoriana del XVIII secolo.

Edward Crutchley - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Londra - © PixelFormula


Il programma spiegava il suo approccio citando un articolo del Weekly Journal del 5 ottobre 1728: "La scorsa domenica sera, un commissario di polizia assistito dai suoi agenti ha perquisito la casa di Jonathan Muff, alias Miss Muff, a Black-Lyon Yard, vicino alla chiesa di Whitechapel, dove hanno arrestato nove Dame di sesso maschile, incluso il padrone di casa. Questi ultimi sono stati trasferiti nella nuova prigione la sera stessa e sono stati presentati lunedì mattina al giudice Jackson in Ayliff-street. John Bleak Cawlend è stato internato a Newgate, dopo essere stato incriminato sotto giuramento per aver commesso l'abominevole Peccato di Sodomia”.

Il risultato è stato un poliestere riciclato e del broccato di lurex utilizzato in corsetti, minigonne e abiti con strascico, giacche da lavoro monocromatiche con logo, body con strass fatti a mano e boxer in seta con stampa broccata.

“Sapete, mi piace aggiungere un tocco di stravaganza. Se c'è un modo per inserire 30 metri di tessuto in un solo look, lo faccio”, ha ridacchiato il designer dopo lo show alla Collins Music Hall, un bizzarro bunker di cemento a Islington.

Edward ha esaltato questo ricco mix con tutti i tipi di ciondoli e collane placcate in oro, catene da animali notturni e sciarpe con stampa ocelot. Tutto illuminato da laser. L'insieme minacciava regolarmente di scivolare nel burlesque, ma mai nell'anarchia visiva. Edward Crutchley può sembrare un designer un po’ troppo storico, ma è di natura gioiosa e i suoi outfit, quando funzionano, sono spesso molto belli. Come molte delle idee presentate lo scorso venerdì.

“Penso che stiamo attraversando un momento difficile per i queer”, ha aggiunto Crutchley. “Mi sembra che il mondo non si stia automaticamente muovendo verso una maggiore benevolenza. E io credo che abbiamo la responsabilità di parlare, di essere presenti e di mostrare qualcosa di bello. La bellezza è sempre la cosa più importante per me”.

“Quello non era necessariamente un periodo più buio. Perché intorno al 1720 il numero di posti per queer rispetto alla popolazione era lo stesso. Come se ci fossero stati 200 bar gay a Londra nel 1970. Dunque la cultura gay era davvero viva in quel momento”, dice Edward Crutchley, le cui ultime foto su Instagram lo mostrano in pantaloncini e maglietta nera con l'effigie di una star di Bollywood. Lontano anni luce dal suo principale incarico lavorativo come specialista dei tessuti al fianco di Kim Jones, per le collezioni uomo di Dior a Parigi.

“Mi sembra che ci sia uno spostamento generale a destra, e penso che sia sempre pericoloso. La cultura gay sta subendo pressioni più che in qualsiasi altro periodo del secolo scorso”, ha concluso.
 
Nensi Dojaka: a Londra dopo la vittoria nel Premio LVMH

La scorsa settimana Nensi Dojaka ha vinto il riconoscimento dedicato alla creazione giovane più famoso del mondo della moda: il Premio LVMH. Venerdì scorso ha quindi presentato la sua sfilata in piena London Fashion Week, ed era attesissima.

Nensi Dojaka - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Londra - © PixelFormula


Di origine albanese, Nensi Dojaka ha sovvertito qualsiasi pronostico per il premio parigino, anche se ce ne sono stati altri di vincitori a sorpresa prima di lei. È senza dubbio una designer di lingerie esperta, dotata di uno sguardo unico. I suoi babydoll e reggiseni sono tagliati in modo sapiente e la sua attenzione ai dettagli è praticamente impeccabile. Ha anche aggiunto alcuni pantaloni ben tagliati, tutti molto eleganti.

Ma a giudicare da questa dimostrazione, il suo repertorio rimane piuttosto limitato. Inoltre la collezione avrebbe tratto notevole beneficio da un migliore styling e della scelta di una location più consona. Ospitare una sfilata di lingerie all'Old Selfridges Hotel, un vecchio edificio in disuso con pavimenti in cemento, è stata una pessima idea per dell'abbigliamento intimo. Non si poteva fare a meno di chiedersi se Nensi Dojaka avesse sentito parlare delle sfilate di Victoria's Secret, Etam o Rihanna, e se ne avesse vista almeno una?

In più, in un’era come questa, improntata all’inclusività, non c'erano modelle plus size, né peraltro amazzoni in stile Sports Illustrated. E c’era un’altra mancanza: nessun grande capo di LVMH era presente.

Come ha detto un attempato addetto ai lavori, imbronciato in prima fila: “Se Karl fosse stato ancora in giuria, lo avrebbe vinto lei il primo premio?”.
 
Labrum London: un'affascinante diaspora
 
Giorno 2. Proprio quando pensavamo di assistere all'ennesima sfilata di piccolezze, ecco che arriva Labrum London con uno show sensazionale, fusione della raffinatezza dell'agbada (abito fluido con maniche larghe indossato dagli uomini, ndr.), dell’eleganza degli abiti tradizionali dell’Africa occidentale, della sartorialità britannica e delle audaci silhouette africane.

Labrum London - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Londra - © PixelFormula


L'inclusività è LA problematica centrale della moda di oggi, e la sfilata presentata sabato da Labrum London ne è stata la testimonianza migliore.
 
Il fondatore di Labrum London è Foday Dumbuya, che ha recentemente creato la divisa della squadra olimpica della Sierra Leone, progettata per adattarsi a oltre sedici discipline. L'obiettivo di Dumbuya? Fondere il brio dell'Africa occidentale e l'heritage britannico in una potente forma di affermazione di sé. Il nome del brand lo spiega bene: Labrum significa bordo, o margine, in latino. Lo slogan del marchio? “Creato da un immigrato”.
 
L'attesa era intensa e palpabile all'Old Selfridges Hotel per questa sfilata, lanciata con un favoloso concerto dei Baliyama Project, un'orchestra di tredici musicisti che fondono jazz e funk alla Fela Kuti. Guidato da fantastici percussionisti e fiati fragorosi, il concerto è stato la colonna sonora perfetta per questa proposta.
 
Foday Dumbaya si dimostra un sarto di gran classe, che taglia audaci completi giacca-pantalone con spalle basse, a righe spesse, abbinati a camicie a collo alto e maniche a tulipano. La sua idea più sorprendente: lavorare con intricate stampe disegnate a mano, raffiguranti la vita nei villaggi della Sierra Leone, una creazione di The Sound of Movement - su abiti blu elettrico o maestosi vestiti senza maniche, per questa sfilata mista.
 
Altri pezzi di tendenza includono cappotti lunghi e blazer tie-dye indossati con i pantaloncini e abbinati ad acconciature favolose, tra cui una serie di imponenti turbanti in tessuti sontuosi. Un contrappunto con l'arredamento, che comprendeva paraventi grafici degli anni '70 e persino una serie di ottomane dell'artista Yinka Ilori.
 
Molly Goddard: tonache in una fabbrica di ombrelli
 
Nessuna sfilata in questa stagione per la stilista più in vista di Londra degli ultimi cinque anni, ma comunque una breve presentazione accompagnata da un video. Tecnicamente, Molly Goddard è ancora in maternità.

Molly Goddard - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Londra - © PixelFormula


Nessuna grande svolta creativa in questa sfilata mista, ma tanti volumi sofisticati, leitmotiv della stilista: abiti a grembiule rosa zucchero filato o giallo margherita, corpetti di chiffon arricciati o abiti da sera in strati di tulle, indossati sopra jeans a zampa d’elefante, pantaloni a righe tennis o pantaloni della tuta.
 
Gli uomini di Molly Goddard nel video hanno persino sfoggiato tonache oversize, come fossero chierichetti dispettosi, mentre venivano filmati in un'ex fabbrica di ombrelli che un tempo era lo studio di Wolfgang Tillmans.
 
Tutto fresco e intelligente, ma non molto avventuroso.
 
Erdem brilla a Bloomsbury
 
Giorno 3. In una cornice maestosa tra i nobili colonnati del British Museum, questa sfilata è stata un vero momento di grazia in un pomeriggio segnato dai tipici intensi acquazzoni inglesi. Per aggiungere altra autentica bellezza, un doppio arcobaleno è apparso nel cortile proprio mentre le modelle riapparivano in passerella per il finale. Lo stilista si è ispirato al suo quartiere, Bloomsbury (dove si è trasferito durante la pandemia), e a due dei suoi più eccentrici personaggi, Dame Edith Sitwell e Lady Ottoline Morrell. Le due donne erano entrambe alte un metro e ottanta, si conoscevano e si volevano bene, ed entrambe fecero donazioni al British Museum - da qui la scelta del luogo.

Erdem - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Londra - © PixelFormula


La sfilata di domenica si è aperta con una registrazione di Dame Edith Sitwell che recitava una poesia dalla raccolta “Giardinieri e astronomi”. L’apertura di una sfilata sensazionale. Da notare in particolare le immacolate camicie maschili da smoking indossate su semplici gonne di lino ricamate d'argento; gli abiti in popeline bianco traforato; le canotte in mohair e cashmere; o i trench a trapezio dalla silhouette molto edoardiana.
 
“Ho pensato tra me e me che c'era qualcosa di veramente bello e poetico in questa idea di astronomia e giardinaggio. Costruire qualcosa sulla terra, ma fissare le stelle”, ha sorriso Erdem nel backstage.
 
Ma le immagini più belle erano gli abiti svasati sormontati da cappelli a tesa larga in mussolina di seta, in una declinazione di nero o maxi-chintz floreale.
 
La stagione ha anche rappresentato il quindicesimo anniversario di Erdem, stilista di origine canadese. E quindi lo stilista ha terminato con un abito da sposa, proprio come quando ha debuttato nel 2006. Ha anche cucito il numero "15" su uno o due look. Nel bel mezzo dello show, Erdem ha fatto sfilare alcuni abiti per gentiluomini insieme a completi coloniali scozzesi da ragazzini e camicie basate su eleganti schizzi di fiori realizzati a matita. “Ho realizzato la mia prima collezione per l’uomo durante la pandemia, che sarà commercializzata a novembre”, ha spiegato il designer.
 
Dame Sitwell ha fatto un tour in America e “incredibilmente, è diventata molto amica di Marylin Monroe”, ci ha detto Erdem, che considera Sitwell e Morrell “donne che vivevano al di fuori del tempo in cui esistevano realmente”. Lady Morrell indossava abiti edoardiani negli anni '40, mentre Dame Sitwell amava gli abiti medievali. “Tutto è stato spostato, disgiunto in relazione al tempo”, ha detto Erdem, la cui collezione sembra tuttavia straordinariamente attuale.
 
Soprattutto, lo show è stato un gradito promemoria del motivo per cui i designer fanno di tutto per organizzare tali eventi. “C'è qualcosa di incredibilmente forte nel riunire le persone per sperimentare un lavoro. Credo che il film non lo sostituirà mai. Vedere e sentire il fruscio di un vestito in movimento è insostituibile”, ha detto il neo-residente di Bloomsbury, che una volta ha ospitato una presentazione in un giardino privato del quartiere.
 
Roland Mouret: Omero con un tocco di Kafka
 
Con i designer che non hanno smesso di girare video di moda negli ultimi 18 mesi, Roland Mouret ha compiuto un ulteriore passo avanti, offrendosi una vera première cinematografica.

 


I risultati sono stati svelati nella sala di proiezione privata di grandissima classe del Soho Hotel, di fronte a un cast di giornalisti, it-girl e fashionisti ritrovatisi domenica scorsa a mezzogiorno per assistere a una reinterpretazione di un capitolo chiave dell'Odissea.
 
Tranne che questa volta Ulisse è un rifugiato nero salvato dall'annegamento da tre bellissime sirene, mentre interrompe la loro nuotata pomeridiana aggrappandosi a un'ancora di salvezza. Intitolato “Terma”, il film è l'ultima collaborazione di Roland Mouret per sostenere e promuovere le donne creatrici.
 
Film che è stato girato ad Egina, un'isola vicino ad Atene, e vede Magaajyia Silberfeld nei panni della bella Hera, che arriva un po' angosciata nella Grecia di oggi prima di imbattersi in altre due sirene: Pisinoe e Aglaope. Dapprima persa, riprende i sensi dopo aver incontrato Pisinoe, con la quale trascorrerà la notte, anche se non è chiaro se facciano l’amore o meno.
 
“È Omero, ma reinterpretato da Kafka”, ha spiegato Elia Borst, un francese, che ha co-diretto “Terma” con Magaajyia Silberfeld.
 
Molto meno formale delle tradizionali proposte di Roland Mouret, la collezione includeva abiti estivi con bottoni facili da indossare, in toni di colore tenui, o anche abiti a tubo che lasciano la schiena nuda in colorazioni vivaci, per una scena di danza ricca di seduzione. Quando le tre sirene salvano Ulisse da due gelosi intolleranti del posto, vanno in scooter con pantaloni elasticizzati e graziosi top pieghettati con scollature piene di balze.
 
Per un cocktail notturno in una fattoria fatiscente, taffetà, abiti in seta e lurex plissettati e corsetti in taffetà con mantelle.
 
Ecco una dimostrazione di creazione moda ottimista da parte di uno stilista che lo è altrettanto, nei colori mediterranei della giovinezza del francese: menta pallido, perla, rosa antico e blu oceano.
 
Simone Rocha: romanticismo sperimentale
 
Giorno 4. Una sfilata da tour de force per Simone Rocha, tenuta in una chiesa medievale, ma anche la collezione definitiva della prima vera stagione post-lockdown della London Fashion Week. Simone vi fonde tutti i suoi tipici giochi di prestigio e gli svolazzi tecnici in una bella dimostrazione di romanticismo sperimentale e voluminoso.

Simone Rocha - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Londra - Go Runway


Gli abiti sembravano quasi crescere dalle giacche e dai trench, mentre Rocha aggiungeva un nuovo elemento organicamente decostruito al suo DNA. In modo straordinario nel caso degli abiti di raso alveolati che emergevano da cappotti maschili in twill di lana.
 
La sfilata è stata allestita nella chiesa di San Bartolomeo, sfondo della scena delle nozze finali di “Quattro matrimoni e un funerale” e ambiente adatto per i riferimenti spesso religiosi nella collezione - enormi colletti da reverenda madre con smerli o un abito da suora trasformato in qualcosa di meravigliosamente nuovo.
 
La passione di Rocha per le strisce intrecciate di raso, le perle oversize e il corallo ricamato si è vista in straordinari abiti gotici che esibivano voluminose quantità di tulle e chiffon.
 
Dopo 18 mesi in cui tutti sono stati costretti a rallentare ed esaminare chi erano e dove volevano andare, è stato sorprendente assistere alla proposta poetica di vita di Simone vissuta con grazia in sangallo, biancheria broccata e pelle invecchiata.
 
La designer è stata anche abbastanza coraggiosa da correre un sacco di rischi, spedendo in passerella un perfecto elefantiaco sopra una camicia in popeline di cotone con colletto puritano e un abito corto svasato rifinito in sangallo. Lo stesso rivestimento utilizzato sui calzini alla caviglia infilati in enormi scarpe con la zeppa moderniste che, a loro volta, avevano motivi ricamati. Praticamente unica tra i designer indipendenti londinesi, Rocha ha in effetti saputo costruirsi un grande business nelle calzature, e la sua gamma di ciabattine ricamate e rifinite con perle garantirà che la divisione sia destinata ad accelerare.
 
Grande applauso nel finale per lei; proveniente da un pubblico tutto in mascherina. A differenza, purtroppo, della maggior parte degli show visti a Londra in questa stagione.
 
Osman: chic biodegradabile in pasta di legno
 
Osman Yousefzada non si tira indietro quando si tratta di ambiente, basando la sua ultima collezione sul Tencel, un filamento formato da polpa di legno, che ha portato alla realizzazione di una collezione sorprendente per proporzioni e sostanza.

Osman - Primavera-Estate 2022 - Womenswear - Londra - Go Runway


Prodotto dal Gruppo Lenzing, il Tencel si è rivelato sorprendentemente flessibile, visto in jersey di seta leggerissima come carta o in organze tessute a mano.
 
Osman ha intitolato la collezione “Cosa è successo agli abiti della scorsa stagione”, in una riflessione post-Covid sugli eccessi.
 
Il risultato? Diafani mantelli blu notte; tuniche in tencel e twill con fasce di cristallo; giacconi da “Game of Thrones” indossati con pantaloncini da ciclista e pantaloni di pizzo, abbinati a camicie con foulard semitrasparenti tenute insieme da un grosso medaglione.
 
Il momento più divino del défilé è stato l'incontro di un body in pizzo con un'assistente di volo della Emirates. Indossato da un cast che un tempo sarebbe stato chiamato di crossdressers, ovvero travestiti, ma che oggigiorno deve essere definito non binario.
 
Tutto piuttosto piccante, proprio come il cocktail servito nella location, un gigantesco ristorante alla moda chiamato “Amazonica” in Berkeley Square.

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