London Fashion Week Men's: una nostalgia non così nostalgica

L’ultima stagione di sfilate maschili di Londra ci ha fatto assistere ad un approfondito riesame della storia britannica all’ombra della Brexit e della crescita dei movimenti di estrema destra. Ma ci ha anche mostrato l'emergere di tanti giovani talenti particolarmente promettenti, il cui filo conduttore stilistico è stata l'architettura.

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Charles Jeffrey Loverboy - Primavera-Estate 2020 - Menswear - Londra - © PixelFormula

Nel corso del weekend, il fatto di cronaca di cui si è più parlato sui mass media è stato la volgare e brutale aggressione a una coppia di lesbiche su un autobus londinese, che ha dominato i titoli dei giornali di maggiore diffusione e dei tabloid.
 
Questo è un momento di crescita dei nazionalismi in molti Paesi, e anche delle aggressioni a persone della comunità LGBT. La moda ha risposto mettendo in discussione in modo critico ed interrogativo l'iconografia ufficiale dell'impero britannico.
 
Si prenda la sfilata più attesa della stagione, quella di Charles Jeffrey Loverboy, organizzata in un immenso deposito del Sapere (la British Library su Euston Road), nella quale il leitmotiv era l'uniforme militare femminile. Charles Jeffrey è piuttosto ferrato sull’argomento Esercito, in quanto ha il padre ufficiale di un reggimento britannico. L’uomo, ormai anziano, ha persino assistito al primo défilé realizzato dal figlio, venendo da Dubai espressamente per assistere a Jeffrey junior che usciva in passerella nel finale mentre leggeva un libro di Dylan Thomas.
 
“Penso che tutti siamo stati obbligati a pensare alla politica. Dalla Brexit (quando e come finirà?) all’ascesa dei nazionalismi”, spiega Charles Jeffrey nel backstage del suo défilé.

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Edward Crutchley - Primavera-Estate 2020 - Menswear - Londra - © PixelFormula

All'inizio della giornata di sabato, Edward Crutchley aveva proposto la sua visione degli anni '80 nel Regno Unito, “l’ultima volta in cui essere britannico non era cool”. La sua sfilata evocava la Gran Bretagna di Margaret Thatcher, ma ancora una volta ha sovvertito quest’idea con un cast di modelli multietnico e con vari ammiccamenti ironici al kitsch delle case di campagna inglesi.
 
Da John Lawrence Sullivan, lo stilista Arashi Yanagawa ha fatto dei riferimenti al synthpop e al punk rock, sovvertendo però la sua ispirazione con dei tessuti in fibra sintetica e aggiungendo finiture con catene a tutti i suoi outfit. Anche l’incredibile performance musicale in diretta durante lo show riassumeva la sua visione oscura e strana della nostalgia: sotto un ponte ferroviario del XIX secolo, il gruppo Dicepeople, una band electro-dark, ha contribuito a far partire una standing ovation del pubblico al momento del saluto finale del designer.
 
L’architettura sociale era il tema del superbo défilé di lunedì di A-Cold-Wall, il cui fondatore e direttore artistico, Samuel Ross, più tardi nella stessa serata ha vinto il riconoscimento BFC/GQ Designer Menswear Fund, supportato da JD.com, il gigante cinese della distribuzione.
 
Dylan Jones e Caroline Rush, del British Fashion Council, hanno consegnato il premio da Annabel's, famoso locale notturno di Londra. Craig Green, E. Tautz e Christopher Shannon fanno parte del prestigioso elenco dei precedenti premiati. Il riconoscimento di quest’anno ha un valore di 150.000 sterline e comprende anche 12 mesi di tutoraggio di alto livello. Samuel Ross aveva come concorrenti Cottweiller, Edward Crutchley, Liam Hodges e Grace Wales Bonner.

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A-Cold-Wall - Primavera-Estate 2020 - Menswear - Londra - © PixelFormula

L’intelligente show di Samuel Ross presentava vestiti sportivi color cemento, degni di un edificio di Tadao Ando, sublimi cappotti avvolgenti e vestiti militari tecnici confezionati con lo stesso materiale del suo invito, una strana maschera, color terra di Siena bruciata, indossata durante la sfilata da molti invitati.
 
Durante una colazione offerta domenica mattina dal BFC alla Truman Brewery, abbiamo anche potuto scoprire alcuni nuovi marchi britannici molto promettenti. Come Papermen, che offre una gamma di camicie e gilet tutti in cotone, senza fronzoli, con strisce sul retro. E anche camicie dai tagli perfetti 100% cotone, fino a giacche impermeabili con tasche asimmetriche. Oppure Roker, un marchio di calzature “non-binarie” di Sunderland (che prende il nome dallo stadio di calcio locale) le cui scarpe miste con la zeppa e con i tacchi sono apparse nelle sfilate di Loverboy, Art School e Richard Malone. Due grandi conferme del fatto che a volte il minimalismo dà molto di più.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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