Lo straordinario debutto sartoriale di Aldo Maria Camillo

Gli stilisti di moda, essendo in definitiva artisti, raramente vivono una carriera lineare. Questa è una delle ragioni principali che giovedì sera a Firenze hanno portato al grande applauso finale che ha concluso la prima sfilata di Aldo Maria Camillo.

La prima uscita della prima sfilata in assoluto di Aldo Maria Camillo, giovedì sera a Firenze - FashionNetwork.com/Godfrey Deeny

Aldo Maria Camillo, figura molto nota nel settore, ha ricoperto diversi posti chiave nel settore della moda maschile negli ultimi dieci anni. In particolare è stato il direttore artistico di Cerruti e il braccio destro di Haider Ackermann durante il suo breve mandato da Berluti. Ma nelle due case di moda le circostanze hanno fatto sì che al designer italiano non sia stato consentito di realizzare appieno il suo potenziale.
 
La sera del 10 gennaio al Pitti Uomo, per lanciare il brand che porta il suo nome, Aldo Maria Camillo ha messo in scena un grande défilé di sartoria, padroneggiata alla perfezione - per non parlare dell'atteggiamento generale, impeccabile.
 
Il pubblico di circa 500 persone era impaziente di scoprire le sue proposte e gli auspici sono stati favorevoli fin dal primo istante della sfilata. In una scenografia sgargiante, ideata dal produttore Thierry Dreyfus in fondo alla Stazione Leopolda, una luce blu elettrico ha improvvisamente illuminato un ascensore di vetro, dal quale è uscita una coppia per aprire il défilé.
 
La coppia ideale (un ragazzo eurasiatico e una ragazza che sembrava uscita da un dipinto di Botticelli), che indossava degli abiti assortiti: superbi cappotti militari, tagliati in modo perfetto, delle t-shirt bianche con il collo a V, dei pantaloni grigi senza il minimo difetto e degli stivaletti Chelsea. Semplice, ma anche super efficace.
 
Si è trattato prima di tutto di una bella dimostrazione di sartoria moderna, con riferimenti a Helmut Lang (metri e metri di moleskine, il fustagno, tessuto feticcio di Lang) e a Martin Margiela (nelle inattese combinazioni di tessuti, come il leopardo e la pelle, e nei volumi strani e a volte bizzarri). Il tutto tradotto nel vocabolario di Aldo Maria Camillo.
 
Hanno sfilato diversi abiti alla Helmut Lang: pantaloni e giacche a due bottoni, redingote con ampi tagli, sublimi giacche doppio petto e dei cappotti in fustagno che donano molto alla figura.

Aldo Maria Camillo: inattese combinazioni di tessuti come lo stampato leopardato e la pelle - FashionNetwork.com/Godfrey Deeny

Sapendo padroneggiare alla perfezione la lavorazione delle sue collezioni, Aldo Maria Camillo ha anche inserito degli stampati animalier nella linea. Pantaloni e gilet in ghepardo, abbinati in outfit ad effetto. Il messaggio chiave, tuttavia, è che si è trattato di abiti che migliaia di ragazzi cool vorranno indossare. Così, quando Aldo Maria Camillo è uscito a salutare il pubblico, quasi con timidezza, nel finale, l'enorme fragore degli applausi è parso come una consacrazione.
 
“Ci lavoro da molti anni. Ho autofinanziato la collezione, anche se il Pitti ha dato un contributo importante. Volevo tradurre le tecniche della sartoria su misura in abiti outdoor più casual. Lavorare sulla costruzione dei capi, una questione di millimetri che non si apprezza veramente se non quando s’indossa il cappotto. La moda senza decorazioni”, ha spiegato lo stilista.
 
La collezione è stata realizzata nelle migliori fabbriche italiane e tagliata utilizzando cotoni italiani e lane britanniche a contrasto - la raffinatezza incontra il grezzo, la sobrietà dei tagli si confronta con la sensibilità dello stile - in una tavolozza di marroni, e in tonalità di ebano o antracite.
 
Anche se la sua carriera è stata piuttosto frammentata, sconnessa (beh, suo malgrado), giovedì sera, nella capitale del Rinascimento, Aldo Maria Camillo ha ottenuto un trionfo eccelso.
 
“Aldo aveva veramente bisogno di una vittoria questa sera e ne ha ottenuta una grande, davvero grande. Vestiti che rendono realmente gli uomini più belli”, ha commentato Linda Loppa, ex direttrice di Polimoda, la scuola di moda di Firenze, e della scuola di moda di Anversa, e che quindi si può considerare la più eminente insegnante di moda d’Europa.
 
Un giudizio saggio ed erudito il suo, universalmente condiviso la sera di giovedì 10 a Firenze.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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