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Pubblicato il
21 feb 2022
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Linificio e Canapificio Nazionale porta la sostenibilità del lino al di fuori del tessile

Pubblicato il
21 feb 2022

Linificio e Canapificio Nazionale (LCN), storica filatura liniera bergamasca che fa capo al Gruppo Marzotto, sta portando avanti il proprio impegno nell’ambito della sostenibilità attraverso numerose iniziative volte all’utilizzo del lino, una delle fibre naturali più sostenibili per coltura e produzione (non necessita infatti di apporto di acqua oltre a quella piovana e di additivi chimici nella sua filatura e tessitura), in settori diversi rispetto a quello tessile.


Pierluigi Fusco Girard, Amministratore Delegato di Linificio e Canapificio Nazionale

 
Uno di questi progetti, denominato Lincredible, nasce dalla volontà di ridurre l’inquinamento ambientale provocato dalle reti di plastica impiegate nel packaging alimentare attraverso l’utilizzo del lino. Soltanto in Italia, infatti, si consumano ogni anno circa 250 milioni di confezioni da 3 teste di aglio e circa 20 milioni di sacchi per patate, per un totale di circa 11 milioni di kg di plastica.
 
“Crediamo molto nelle sinergie e nella necessità di unire le forze per perseguire l’innovazione. Per realizzare il progetto abbiamo dunque cercato un partner industriale specializzato nella lavorazione della plastica e l’abbiamo individuato nell’azienda bolognese Kuku International Packaging, alla quale abbiamo fornito il tipo di lino più adatto per questo tipo di macchinari”, ha spiegato a FashionNetwork.com Pierluigi Fusco Girard, Amministratore Delegato di LCN. “Dopo tre anni di sperimentazioni, siamo riusciti a creare le retine per il confezionamento di frutta, verdura e frutti di mare in lino, in alternativa alle fibre sintetiche, immettendole sul mercato lo scorso novembre; al momento sono utilizzate soprattutto in Francia e Germania, ma si stanno diffondendo rapidamente. Stiamo inoltre portando avanti delle sperimentazioni anche nel settore agricolo, ad esempio le reti per la copertura dei vitigni, e l’obiettivo futuro è di arrivare a produrre con il lino anche le reti da pesca, che come sappiamo sono una delle principali cause di inquinamento dei mari”.


Il progetto Lincredible utilizza il lino nel packaging alimentare

 
Un altro settore in cui l’azienda sta portando avanti l’utilizzo di fibre sostenibili, in questo caso la canapa, è l’automotive: per ottenere un’auto sempre più rispettosa dell’ambiente, infatti, è necessario non solo agire sul motore, ma anche sui materiali con cui la sua carrozzeria viene costruita. Le componenti devono essere sempre più leggere per ridurre le emissioni nocive dell’auto durante il suo utilizzo, ma anche più naturali per impattare meno nelle fasi di produzione e fine ciclo vita. LCN ha collaborato con Fibertech Group, specialista nella produzione di materiali innovativi ad alto contenuto tecnico, alla realizzazione di un materiale composito a base di fibra di canapa con cui sono stati prodotti alcuni componenti della carrozzeria delle Alfa Giulia ETCR della scuderia Romeo Ferraris, che hanno partecipato alla finale di Pure ETCR, il campionato automobilistico sperimentale riservato alle auto elettriche svoltosi in Francia dal 15 al 17 ottobre 2021. “Oltre all’automotive, questi materiali compositi sostenibili potranno avere molti ambiti di utilizzo, come la produzione di tavole da surf, racchette da tennis e alcuni componenti degli yacht”, precisa l’AD.
 
Un altro progetto su cui LCN si sta impegnando riguarda il ritorno della coltivazione liniera in Italia, con l’obiettivo di produrre un filato di lino 100% italiano, come ci spiega Fusco Girard: “Nel nostro Paese in passato c’era una grande cultura liniera e canapiera, con molte coltivazioni soprattutto attorno alle valli bergamasche, dove infatti si è formata una filiera di tessiture e finissaggi per l’abbigliamento e l’arredamento che ancora oggi sono un nostro fiore all’occhiello. A partire dal secondo dopoguerra, il boom del cotone e delle fibre sintetiche in Europa ha fatto crollare i prezzi e i contadini hanno preferito dedicarsi ad altro. La tradizione della coltivazione è sparita e le aziende hanno dovuto cominciare ad acquistare il lino dall’estero. Quando sono arrivato alla guida di LCN, nel 2017, ho deciso di adoperarmi per ripristinare questo tassello mancante della filiera, riportando in Italia la cultura e la coltura del lino. Abbiamo voluto farlo insieme al territorio, alle istituzioni, agli imprenditori, alle associazioni culturali e di volontariato, per parlare del lino, della sua bellezza e delle sue straordinarie peculiarità. Quest’anno arriveremo a 20 ettari di campi di lino, dislocati tra Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia”.


Il campo di lino di Astino (BG), accanto alla storica filatura di Villa d’Almé

 
Tutte queste iniziative rientrano nella volontà di LCN di operare secondo valori etici e sostenibili, che hanno portato l’azienda, a fine 2021, a modificare il suo statuto e diventare una Società Benefit, integrando dunque nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera.
 
LCN conta oggi circa 5.000 tonnellate di filati venduti, 950 dipendenti, uno stabilimento produttivo in Italia, due all’estero (in Lituania e Tunisia) e un ufficio vendite all’estero, in Francia. Dopo un calo di circa il -27% nel 2020 a causa della pandemia, l’azienda ha realizzato lo scorso anno un fatturato di 52 milioni di euro, riavvicinandosi ai livelli pre-crisi (54 milioni di euro nel 2019). Il mercato italiano rappresenta il 45% del giro d’affari totale e i principali mercati esteri sono Francia, Portogallo e Lituania.
 
Per quanto riguarda le diverse categorie merceologiche, i filati per l’abbigliamento realizzano il 45% del fatturato, quelli per l’arredamento il 30% e quelli per la biancheria da casa il 20%; il resto proviene dagli innumerevoli e diversificati utilizzi di una fibra poliedrica come il lino (dalle vele delle barche alle tele dei pittori, dalla carte da parati agli stoppini delle candele, fino agli accessori come foulard e pochette).

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