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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 ago 2022
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Libero scambio: il tessile europeo deve affrontare il protezionismo indiano

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 ago 2022

L'Unione Europea e l'India rilanceranno i negoziati per un accordo di libero scambio in ottobre. Trattative tenute a freno sin dal loro avvio nel 2017 e che dovrebbero ancora una volta scontrarsi con la politica di preferenza alle aziende nazionali praticata dal subcontinente. Per i produttori tessili europei, di fronte allo squilibrio degli scambi, gli ostacoli che s’incontrano alle porte del mercato indiano devono essere rimossi.

Shutterstock


Nel 2021, l'India si è classificata al quarto posto tra i fornitori di abbigliamento dell'UE e al terzo per i tessuti, con rispettivamente 3,4 miliardi di euro e 2,7 miliardi di euro di beni. Al contrario, l'enorme mercato indiano non entra nemmeno nella Top 20 dei clienti di abbigliamento dell'UE e si colloca solo al tredicesimo posto per gli ordini di tessuti, con 398 milioni di euro di materiali. Una cifra che a malapena consente all'India di caratterizzarsi come ventesimo cliente più grande dell'UE combinando tessile e abbigliamento.

Ricordando che alle porte dell'Europa l'India beneficia delle agevolazioni doganali del GSP (Generalized System of Preferences, o Sistema di Preferenze Generalizzato, ndr.), la confederazione europea delle industrie tessili Euratex punta il dito su una situazione molto diversa per gli esportatori tessili del Vecchio Continente.

“Per le aziende europee, invece, l'accesso al mercato indiano è difficile, in quanto devono affrontare barriere non tariffarie (relative alla prova dell'origine, a procedure di controllo qualità, ecc.) oltre che a programmi di sostegno nazionali o statali che distorcono le pari opportunità tra imprese europee e indiane”, afferma Euratex.
 
“Questa parità di condizioni dovrebbe applicarsi anche ai nostri obiettivi di sostenibilità. Siccome l'UE lancerà la propria strategia tessile europea che stabilisce norme standard e restrizioni ambiziose (ad esempio sui prodotti chimici), dobbiamo vigilare e garantire che l'ALS sia pienamente in linea con questa strategia”, aggiunge l'organizzazione.

Indicando di attendere con grande interesse i prossimi negoziati, i produttori tessili europei durante l'estate hanno invitato i negoziatori a garantire reciprocità, trasparenza, concorrenza leale e normative simili nel futuro accordo. E hanno sottolineato la capacità dell'UE di fornire prodotti di qualità superiore, nonché di sostenere la transizione del settore verso l’eco-sostenibilità ambientale.

Nell'anno finanziario terminato alla fine di maggio, l'India ha dichiarato di aver esportato prodotti tessili e di abbigliamento per un valore di 44,4 miliardi di dollari, in aumento del 41% rispetto al periodo precedente e del 26% rispetto all'anno 2019/20. L'Europa è solo al secondo posto tra i clienti del tessile indiano, con una quota di mercato del 18%, dietro al 27% degli Stati Uniti, e davanti al Bangladesh (12%) e agli Emirati Arabi Uniti (6%).

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